mercoledì 16 giugno 2010

Il mio allattamento. Ho scalato la montagna

Ho talmente tante cose da dire che non so da dove iniziare.

ma mi sono resa conto che non ho ancora scritto nulla a proposito dell'allattamento. eppure è uno degli argomenti che più mi sta a cuore, tra tutti quelli inerenti la maternità.
sin da quando ero incinta ho sempre saputo che avrei voluto allattare. bella forza, direte voi.
quando il pupone è nato ci abbiamo provato subito, e la sensazione della sua boccuccia appena nata che si posa sul capezzolo e inizia timidamente a tirare mentre il mondo intorno si ferma attonito, no, quella non la dimenticherò mai.
(come non dimenticherò il gesto dell'ostetrica che mi strizza tra due dita il capezzolo e lo ficca letteralmente in bocca al pupone per velocizzare la pratica...).
finchè eravamo in ospedale le cose sembravano facili e leggere. pure troppo. con le mie compagne di stanza ci guardavamo l'un l'altra un po' spaesate. ciascuna col suo neonato più o meno attaccato al seno, ci confrontavamo e rassicuravamo a vicenda (puericultrici inesistenti).
mi dicevo "non può essere questo l'allattamento, una cosa così, quasi impercettibile. ci dev'essere qualcos'altro".

il qualcos'altro si è palesato il quarto giorno dopo il parto. con una montata lattea a dir poco esagerata, che ha fatto strabuzzare gli occhi al mio compagno (i cui istinti di accoppiamento sono stati immediatamente sedati da un ruggito spaventoso) e che a me ha fatto capire che i giochi stavano avendo inizio.
non mi rigiravo nel letto se non a pena di sofferenze immani. questi due dirigibili rossi e pesanti e duri come marmo mi impedivano di fare qualunque movimento che coinvolgesse il tronco. il bimbo si attaccava sempre, ma la sua forza non era sufficiente a svuotare neanche in minima parte i seni.
e poi c'erano le ragadi. il sangue dai capezzoli, e nel rigurgitino del bambino, roba da svenire per l'impressione.

facevo impacchi di acqua calda, massaggi e massaggini, ma intanto il dolore c'era sempre e la notte avevo preso a sudare tremendamente. a sudare e a perdere occasionalmente del latte infradiciando il letto.
ingorgo mammario.
e poi mastite.
una notte mi sveglio in preda a brividi indicibili, non riuscivo a uscire dalle coperte, battevo i denti disperata. febbre a 39,5. compagno incredulo e spaesato, "che si fa?.
non so come il medico generico che è in me ha capito che cosa dovevo fare, e pur senza che nessuno me l'avesse mai detto ho ingollato una tachipirina, acchiappato il tiralatte (altro colpo di genio: chi mai mi ha suggerito di prenderne uno? nessuno!)e piangendo per il dolore ho iniziato a tirarmi ettolitri di latte, che poi il papà, sconvolto dalla visione di questa pazza sudata che si spremeva i seni senza pietà con questo congegno terrificante, dava al nano, ben felice di satollarsi senza grande sforzo. almeno si addormentava, consentendomi di riprendere il tiraggio.
e così sono andate avanti per un po' le mie giornate (e le notti): allatta il piccolo, tirati il latte, massaggiati e ricomincia. ogni volta, tantissimo latte.
la febbre andava e veniva, salendomi all'improvviso senza nessuna avvisaglia, ma ormai avevo capito cosa fare. la ginecologa l'ho chiamata e mi ha prescritto un antinfiammatorio, ma il peggio era passato.
e abbiamo avviato, il mio collaborativo pupone ed io, un allattamento felice e regolare, che lo fa crescere tanto e bene. che meraviglia poter rispondere, a chi mi chiede che latte gli do, "il mio".

perchè questo resoconto?
perchè ieri pensavo che sono stata brava. diamine, sì.
io, che non sono mai indulgente con me stessa, mi sono detta "brava".
brava perchè ho continuato, nonostante il dolore e l'angoscia delle prime settimane.
brava perchè non mi è mai passato per la mente di rinunciare. e lo dico nonostante capisca pienamente quelle donne che, sopraffatte dalla difficoltà e dal dolore magari sommati al fatto di avere "poco latte", si convertono al latte artificiale (l'importante è essere serene. allattare non deve essere occasione di frustrazione e sede di rancore).
brava perchè per la prima volta mi sono data completamente a mio figlio. l'ho fatto solo per lui. il mio unico pensiero era farlo stare bene, e se per farlo dovevo annullarmi per qualche settimana, che mi annullassi pure. suona forzato e drastico, ma io l'ho vissuta come una prova d'amore. non mi considero una talebana della tetta, ma per settimane ho vissuto in funzione dell'allattamento, in preda a una specie di trance. dovevo svuotarmi per poi riempirmi di nuovo e allenare questi benedetti dotti galattofori che si ostruivano sempre. ce l'ho fatta. è stato un lavoro vero e proprio, e ancora lo è.
ho imparato a far attaccare il bambino a seconda di dove c'era bisogno di "liberare", a riconoscere i primissimi sintomi di ingorgo, a tirarmi il latte senza soffrire (anzi, alla fine era quasi divertente). e presto lui ha acquisito forza sufficiente a far accantonare il tiralatte (l'ho rivisto l'altro giorno in fondo ad un armadio e mi è sembrato che fosse secoli fa che ce l'avevo sul comodino).
brava perchè ho fatto tutto da sola. con le zie che da oltretirreno elargivano consigli sempre diversi, che non ho seguito. ho fatto come il corpo e l'istinto mi suggerivano, e ho fatto bene. ero un tutt'uno di sensazioni primitive e competenza scientifica, che mi hanno guidato verso la soluzione del problema.

a distanza di tre mesi e mezzo, mio figlio continua a mangiare ogni tre ore e mezza. è faticoso, soprattutto con il caldo, ma vivo questi momenti pensando che in futuro mi mancheranno. mi mancherà questa intimità, questa comunione di intenti con questo bambino tondo e morbido che ha imparato a farsi capire con uno sguardo. un'occhiata e via, sono tetta all'aria, e lui mi acchiappa coi pugnetti e lasciandosi guidare dal naso trova lui il capezzolo.

ho scritto un trattato, non so se un giorno sarà utile a qualcuna che per caso capiterà da queste parti facendo ricerche sull'allattamento (io ho fatto così, tra l'altro).
fondamentalmente, l'ho fatto per gratificarmi.
in un periodo in cui mi sento invisibile all'occhio umano, celata dallo splendore e dalla tenerezza di un bimbo che ho pur sempre partorito io, mi dò una fraterna e complice pacca sulla spalla da sola.
avevo una montagna davanti a me, l'ho scalata sotto le intemperie e, tutta sola, ho guadagnato la vetta.

brava.

9 commenti:

  1. La pacca sulla spalla me la sono data anch'io, pochi giorni fa e per lo stesso motivo. Superbaby ha quasi nove mesi e si è svezzato da solo già alla metà di maggio. La scorsa settimana mi sono messa a sistemare l'angolo della cucina in cui tengo tutte le sue cose, complice l'acquisto di un mobiletto Ikea in cui hanno finalmente trovato posto il robot per preparare le pappe, le scatole della pastina, qualche vasetto di omogeneizzato, bavaglini e compagnia. Poi c'è stato l'ultimo cassetto: in quello, più in basso, hanno trovato posto le cose che non uso più. Dalla vaschetta accanto allo sterilizzatore è riemerso il tiralatte: l'ho usato tantissimo anch'io e per gli stessi tuoi motivi, anche se fortunatamente non ho avuto ingorghi e mastite, solo una produzione sovrabbondante che 'stoccavo' per i momenti in cui avevo bisogno di lasciare SB a mia mamma. Mi ha fatto strano: giaceva lì da più di un mese, inutilizzato. L'ho lavato bene, ho aggiunto i vasetti per il latte materno, i piccoli biberon abbinati, le tettarelle con un solo minuscolo foro e ho sistemato tutto in un sacchetto. Che ho riposto con cura nel cassetto di cui dicevo. Con la consapevolezza un po' malinconica che al mio bimbo non servono più. E che sì, quelle poppate da un'ora, che mi lasciavano spremuta, mi mancano già. Come mi mancano le corse a casa orologio alla mano, e il piccolo agile movimento che il mio bimbo faceva appena sistemato sul cuscino da allattamento, un rapida rotazione su se stesso per poi afferrare il seno e attaccarsi come un'idrovora. Mi manca quel contatto così esclusivo, anche se gioisco ogni giorno per i progressi del mio piccino (che ieri, in un momento di mia distrazione, ha agguantato un pezzetto di lasagne e se l'è mangiato di gusto) e per la sua nuova autonomia. Intanto, non sono riuscita a riporre il Boppy: è lì, in fondo al mio letto, dove lo tenevo per le emergenze notturne, e ogni tanto ci faccio giocare SB. Ci vorrà ancora un po', prima di fare anche quel passo. Dall'altra parte della montagna che hai affrontato ti dico: sì, sei stata brava. Me lo sono detta anch'io, con un filo di nostalgia, leggendo il tuo bel post.

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  2. Bravissima, Nuvole, non brava!
    Sei riuscita ad ascoltare il tuo corpo invece dei consigli non richiesti..credo che sia un obiettivo importante da raggiungere, senza massacrarsi di "devo" e "devi"..

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  3. @ MammaMaggie: posso chiamarti Maggie? :) ancora una cosa in comune. ho letto il tuo bel commento e ho capito una volte di più che bene mi fa tenere questo blog e confrontarmi con le mamme come te. grazie!

    @ girlin: grazie anche a te, del passaggio e del commento!

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  4. Ti è arrivata la pacca sul spalla? te la meriti, brava! il mio allattamento, anche se sarebbe meglio direi "i miei" visto che sono stati molto simili, sono stati diversi dal tuo: pochissime le ragadi, e solo col primo (se ti può tranquillizzare), nessuna mastite, ma una produzione certo non da latteria, l'incombere della doppia pesata, il latte artificiale pronto da dare per la temibile aggiunta, qualche afta lui, una terribile candida al seno (io) che ha trasformato per una settimana ogni poppata in una vera tortura, ma caparbia, testarda, sono ancora qui, ad offrirti tutto quello che ho...fin quando ce n'è!

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  5. @ Cocchina: sì è vero, l'incubo della doppia pesata me lo sono risparmiato... (ma alla fine il latte artificiale è rimasto intonso?)...e la candida, oddio, come sei stata??
    però dai, che soddisfazione... che dire, brava anche a te!

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  6. il latte artificiale è ancora intonso, ma temo per poco, la doppia pesata la sto facendo proprio ora e i risultati sono mortificanti...
    per quanto riguarda la candida, ti garantisco che mi faceva male con la stessa intensità di quando ho partorito: allattavo con le lacrime agli occhi e un asciugamano in bocca per non urlare! poi la mitica ostetrica del consultorio ha capito al volo il problema: cremina io, cremina in bocca all'Anarchico e si è tutto risolto! Come si prende? la combinata antibiotici + areosol: risultato un bel funghetto a lui in bocca e a me sui capezzoli!
    in ogni modo, facciamo un bell'applauso! per i nostri sforzi e per la nostra cocciutaggine, per la nostra dedizione e per il nostro orgoglio!

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  7. Io sono una delle mamme che a poco a poco ha ceduto al latte art...forse perchè allattare era diventato fisicamente e moralmente pesante..il contatto esclusivo con mio figlio mi gratificava ma nello stesso tempo mi annullava..avevo paura di non farcela, mi sembrava di essere da sola a prendermi cura di lui senza l'aiuto di nessuno ("tanto il latte ce l'hai te, sei tu che devi stare sempre in casa o comunque ti devi fermare o svegliarti per allattarlo)..ora con il latte art. e poi con le pappe sono riuscita a responsabilizzare un po' anche il papà..
    volevo dirti che sei stata e sei brava, hai avuto una grande forza!
    un abbraccio!

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  8. @ Valentina: esatto, il problema della'allattamento al seno è che, volente o nolente, è una cosa tra te e tuo figlio, e i papà a volte sono ben contenti di essere deresponsabilizzati almeno su questo.
    io quando il nano si sveglia di notte per mangiare nemmeno ci faccio più caso al tricheco che mi ronfa accanto... :)

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  9. No, non dartela da sola, la pacca sulla spalla, insieme ad un abbraccio posso dartela io!
    Brava!
    E' dura, e ce l'hai fatta.
    E' sempre bello leggere le esperienze delle altre mamme, qualunque esse siano.
    Anch'io ho scritto qualcosa della mia, riguardo all'allattamento, che ora non andrei forse nemmeno a rileggere, ma credo che presto tornerò a scriverne. La maternità è fatta di momenti che devono essere "digeriti" (e rielaborati) più volte, per essere ben assimilati.
    Torna da me quando vuoi, e tutte le volte che ti serve una pacca sulla spalla!

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