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martedì 20 novembre 2012

Giorni che per fortuna finiscono :)

Ci sono giorni, sono i più, in cui tutto scorre come deve, in cui il tempo va dove deve, e io sono presente senza farmi troppe domande;

ci sono giorni, giorni come oggi, in cui non basto, non basto, quando tu sei malato e lei invece non dorme, quando la casa è piena di oggetti già visti e il freddo ci sbarra la porta, giorni in cui un urlo mi sfugge, un moto di rabbia si fa strada senza che nemmeno me ne accorga, e il dispiacere lampeggia nei tuoi occhi, e tutta quella delusione mi investe e non ho il tempo di far pace, di abbracciarti e leggerti una storia, non ho il tempo di stringere lei per farla dormire, di aspettare per sorriderle appena si sveglia, e quando lei dorme tu non mi vuoi vicino, e quando tu giochi da solo lei è nervosa e non so perchè,

e mi sembra di non averla accompagnata in niente, di non aver giocato con i cubi e con i burattini,
e mi sembra di non avere più pazienza con te, di non essere più capace...

Ci sono giorni come questi, come oggi, che so che per fortuna finiranno, e so che stanotte dormiremo stretti insieme, e so che domani ci alzeremo più sereni, giorni in cui metto tutto in discussione, per scrollarmi di dosso l'apatia e ricordarmi che non so niente, o so tutto,

ma di certo ho ancora molto da imparare.


lunedì 14 novembre 2011

Mio padre, un discorso, un antidoto

Mio padre ieri è andato a vedere un film e uscendo dal cinema mi ha telefonato. mi ha fatto un Discorso Motivazionale. in trentadue anni, saremo a quota tre, quattro. un Discorso Motivazionale mascherato da critica cinematografica.
mi rimprovera velatamente di non credere nei sogni, o di non averne.
l'ho detto.
ammetterlo a me stessa è stata dura, ma non importa più.
per mio padre, che davvero è un uomo eccezionale e un gran lavoratore stimato da tutti etc etc, avere una figlia che ha rinunciato al proprio sogno è un po' un 'offesa. soprattutto, ma questo lui non lo sa, perchè il sogno in questione era soprattutto il suo.
superare Il Difficilissimo Concorso. magari al quarto, quinto, sesto tentativo.
invece io dopo il primo ho detto basta. quella sera che ho posato la penna sul banco sotto lo sguardo fermo del poliziotto, mentre imbustavo il mio compito e camminavo verso il presidente della commissione, alla scadenza dell'ultimo secondo dell'ultimo minuto a disposizione, io ho detto "mai più".
e non c'entra la convivenza, non c'entrano i figli, non è che, se fossi rimasta a casa sotto la sua egida, sarebbe stato diverso.
o forse sì, ma non è questo il punto.

il punto è che si cambia. sono cambiata. un po' è cambiata la mia testa, un po' mi è cambiato il mondo intorno e ho dovuto correggere il tiro.
può darsi che, per quanto mio padre adori il suo nipotino, lui preferisse quella figlia che tornava a casa dal tribunale a orari assurdi, in tailleur e con la cartella gonfia, e si buttava a studiare.
ma io quella penna l'ho posata, fisicamente e metaforicamente, prima di deciderlo. di decidere di avere dei figli. prima di tutto. per questo non tollero di sentirmi dire, o insinuare, che la maternità mi ha rammollita.

il fatto è, me ne rendo conto solo ora, che io non ho rinunciato.
ho accettato, ho corretto il tiro, assecondando un istinto di sopravvivenza e autoconservazione che mi accompagna da molto tempo.
più semplicemente, quello non era il Mio Sogno. era un'idea, una proposta, un bel progetto, ma non il mio sogno, o se lo era ora non lo è più da tanto.
può darsi che non farò mai niente di grandioso nella vita, che farò una vita normale con un lavoro normale, e vorrei che capisse che va bene così. oh, se va bene. non è "l'applauso del mondo", come canta Fabi, il senso di tutto.

negli ultimi giorni abbiamo combattuto con la bronchite di pupone. tosse cavernosissima e febbre a quaranta. io gli tenevo la manina mentre tossiva e piangeva tenendosi la gola perchè gli faceva male, gli dosavo le medicine, controllavo che non si scoprisse la notte, cose che fa qualunque madre, e mille volte mi sono detta che non esiste nient'altro al mondo.
tutto il resto è, sarà, solo contorno. il lavoro che verrà sarà occasione di realizzazione e causa di stipendio, ma sono cambiata talmente in pochi anni che non posso immaginare di mettere sul fuoco niente di più dell'essenziale.

Se ci fosse un antidoto. a questa tristezza che ci prende per aver tradito le aspettative di chi amiamo, al disagio di stare al mondo così, senza difese, vestiti solo di amore, di riconoscenza, pur nell'incomprensione dei più... lo berrei d'un fiato.

o forse no.