stanno cambiando molte cose. apparentemente tutto è identico a se stesso, ma io annuso il cambiamento, appoggio l'orecchio a terra e sento il galoppo della rivoluzione, che forse rivoluzione non sarà, ma qualcosa accadrà. in questo ingresso dell'estate molte cose stanno sbocciando, sentimenti addormentati, consapevolezze, la mia vita è piena di risvegli.
sto riprendendo possesso del mio corpo, di me stessa, e mi sono accorta che basta poco, basta pensare "ci sono anch'io, questo è un corpo, non è un robot che cucina/pulisce/accudisce/ama".
mi stiracchio in questa vita semplice e non, e mi sento abbastanza bene da accantonare, per un momento, le solite rogne.
la mia maternità, anch'essa è uguale e diversa. sono sempre la solita, ma, paradossalmente, proprio ora che sto metabolizzando definitivamente i primi 15 mesi di mio figlio e il fatto che Sono Una Madre (e lo sarò Per Sempre), proprio ora, dicevo, mi affranco dal mio ruolo. magari per brevi momenti, ma lo faccio. mi accorgo che basta pensare, per essere. e a me è sempre più chiaro, evidentemente lampante, cosa voglio essere.
allora è curioso che, esattamente nel momento in cui mi sento anche donna oltre che mamma, e ne gioisca, mi sembri così evidente il mio desiderio di avere un altro bambino. semplicemente, mi dico, ho lasciato fluire le energie, che finora stavano concentrate e chiuse col respiro trattenuto, e la magia (del sentire quel desiderio meraviglioso prendere spazio e forma nel cuore, del prepararsi a quel che verrà) si ripete.
chissà cosa succederà.
con le trattative per un lavoro ipotetico in corso, con i progetti di vita a mezz'aria, possibile che non sia il mio il torto, quando dico che progettare una nuova vita ha la priorità assoluta? possibile che questo bisogno che sento, che sentiamo il papà ed io, come un richiamo antico e invincibile, come una sorta di missione irrinunciabile, ma prima ancora, come qualcosa che ci costruirà come persone e come coppia, sia meno importante di altro? finora mi sono detta che ognuno è fatto a modo suo, e forse è la cosa più giusta.
la verità è, sicuramente, che per desiderare essere una famiglia occorre qualcosa. non so se è senso di responsabilità, amore per la vita, amore per il proprio compagno/a, probabilmente è anche tutto questo.
perciò, quando proprio in questo momento della mia vita sento dire che al di fuori del matrimonio non esistono vere famiglie, un po' me la prendo. cos'è un matrimonio, al confronto dell'impegno quotidiano per tenere insieme una famiglia? chiedo scusa alle persone praticanti e più "ortodosse" di me, ma io non voglio offendere, semplicemente non capisco.
lo inviterei, il santo Padre, a cena a casa nostra. a vedere come preparo la cena per mio figlio, dopo avergli fatto il bagnetto, come ceniamo tutti e tre insieme seduti a tavola, ridendo per le sue marachelle, e come il piccolo di casa si fa serio quando noi grandi parliamo tra noi. gli parlerei, per spiegargli cosa prova una donna quando desidera un figlio, quando fa i calcoli col suo compagno sul come/dove/quando avere un bambino, quando accoglie un'altra vita in sè, anche se non ha la fede al dito.
lo so che le cose che dico sono terra-terra rispetto ai ragionamenti di un uomo di Chiesa, ma proprio per questo non le sottovaluterei.
ché il mondo è fatto di piccoli e grandi progetti, e di gente che lotta tutti i giorni con la realtà.