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venerdì 16 settembre 2011

"Speriamo che sia femmina"

Una delle frasi che in assoluto mi sono sentita ripetere più spesso, per non dire sempre, da quando io, madre di figlio maschio, aspetto un altro bambino, è quella di cui sopra.
"Speriamo che sia femmina!"
Che fantasia.
Il fatto che, invariabilmente, io abbozzi sorridendo nel perfetto mutismo, suppongo legittimi l'interlocutore di turno a credere che, nel mio segreto, pure io desideri, da brava femmina, una bimba da vestire di rosa "con tutte le cose carine che fanno per le bimbe!", e nessuno, ripeto nessuno, si è mai sognato di chiedermi che sesso preferirei per il mio secondogenito, AMMESSO che io abbia una preferenza.
beh, non ce l'ho.
giuro.

se proprio dovessi esprimerne una, dovrei attingere al bagaglio di razionalità, concentrarmi sulle possibili preferenze di mio figlio e pensare che, per un maschietto di due anni, un fratellino con cui fare a botte e giocare ai mostri sarebbe il massimo. senza contare che, nascendo esattamente nello stesso periodo del primo, il fortunato neonato dei suoi fortunati genitori avrebbe già un intero e pressochè nuovo guardaroba cui attingere.

"Così fanno la coppia"
, sento dirmi con convinzione. "Ma devono forse fidanzarsi tra loro?", vorrei chiedere. ma la risposta la so già, "fanno la coppia" vuol dire che, con maschio e femmina presenti, il quadretto familiare può dirsi completo, tutta la gamma di possibili sfumature del rapporto genitore-figlio è a disposizione, e a nessuno verrà mai in mente di mettere in dubbio l'appagamento dei genitori.
invece, con due o più figli dello stesso sesso, immagino che la domanda "ma come sarebbe stato con un maschio-femmina?" sia destinata ad aleggiare per sempre sulla famiglia, impoverita dal destino della possibilità di scoprire quant'è attaccata la femmina al padre/quant'è attaccato il maschio alla madre. come se il fatto di avere lo stesso sesso imponga ai bambini di replicare alla perfezione il modello dei fratelli maggiori. come se non fosse vero che al mondo non esistono due persone due che siano uguali. come se l'amore dei genitori non andasse necessariamente oltre il colore della tutina.

come nel caso della fatidica frase "ma povero pupone, dovrà fare il fratello maggiore", anche in questo sospiro e passo oltre, paziente, certa che spesso siano i luoghi comuni a far parlare le persone, e non il cervello.

io ieri ho saputo, nel corso di un'entusiasmante ecografia, che nella mia pancia c'è forse un pisellino. ma forse.
a me importava solo di sapere che andava tutto bene. se ho avuto una minuscola fitta di delusione è solo perchè so che il papà, in cuor suo, vorrebbe una bambina, come quasi tutti i papà. ma so anche che, come me, anche per lui il sesso del nascituro conta relativamente.

allora aspettiamo che il fagotto si riveli, quando vorrà, per iniziare a gioire in ogni caso.
riuscirà tutto il mondo, nell'eventualità che la ginecologa ci abbia azzeccato, a superare la terribile delusione di un altro pisello? ^_^

martedì 21 giugno 2011

"Realizzarsi nella vita": sicuri di sapere cosa significa?

Ad un ritrovo tra parenti e conoscenti, nel chiacchiericcio generale qualcuno butta il sasso nell'acqua: "tizio e tizia aspettano il secondo figlio".
voi direte "ma che bello!". io ho detto "ma che bello!".
di dieci persone presenti, sette hanno grugnito, scosso la testa, borbottato.
"ma che c'è?", fa quest'ingenua che scrive.

c'è, dicono sommandosi varie voci, che sembra fuori luogo, la cosa. che tizia è troppo giovane. che non sono sposati. che il primo figlio ha solo due anni e mezzo. che lei non lavora. che vivono con i genitori di lei.

"a maggior ragione", dico io, "pensa come lo volevano, questo figlio! pensa a quanto ci hanno riflettuto, pensa a quant'è bello che due così giovani pensino prima di tutto a procreare!"...."no?"

no.

"non si fanno le cose così", fa il guastafeste. "e come si fanno?", sibilo io, nervosetta".

"bisogna prima realizzarsi nella vita"

AH!

come ho fatto a non pensarci prima, no??
cosa significa "realizzarsi nella vita"? perché, visto che non sappiamo che cosa desideri la tizia in questione, che è solo una conoscenza molto poco conosciuta, si suppone che esistano delle categorie di sogni nel cassetto universalmente riconosciute. vediamo....forse ci arrivo...superare un difficilissimo concorso? prendere due o tre lauree? fare carriera in un'azienda agguerritissima? brevettare un marchingegno complicatissimo e farci soldi a palate?
ditemi voi.

oppure si può desiderare la felicità, la serenità? i figli, figli felici, un'esistenza in pace, un amore che duri, una personalità coltivata in armonia con se stessi, pochi piaceri selezionati, un lavoro anche semplice ma onesto? vedere il mondo, conoscere gente, aprirsi alle esperienze, ai cambiamenti? v i v e r e?

non lo so.

ho amiche in carriera che non sono felici, che si sognano in un nido accogliente ad allattare il proprio bambino. ho amiche con figli, che per quei figli hanno troppo sofferto. ho amiche che non amano il proprio lavoro, e altre che non hanno un compagno con cui fare i progetti che tengono, in disordine precario, nei loro cassetti.

è che non ho la pretesa di sapere cosa vuole la gente dalla propria vita. credo che tanti figli nascano per effetto delle convenzioni sociali, di una certa vanità, di insicurezza, se non anche di errori. poi vengono (quasi) sempre comunque amati e rispettati, ma quando i figli sono frutto di un progetto meditato e curato con amore, come non unirsi nell'inno alla vita di quella famiglia?

forse sto sviluppando una eccessiva sensibilità ad argomenti come questo. forse sono troppo stanca, in generale, per limitarmi a tollerare queste prese di posizione, soprattutto se appartengono a persone colte, giovani, che dalla vita hanno avuto tutto.
non è effetto della maternità, degli ormoni dell'allattamento che porto avanti. sarei rimasta male anche prima di pupone, a sentire discorsi così. certo, un po' l'argomento mi tocca, in un certo senso.
ma è così bello, non pretendere di pensare al posto degli altri. limitarsi ad accogliere, ad ascoltare.

invece mi sento sempre più spesso circondata da mura alte, che rimandano la mia voce, non la fanno passare.

martedì 22 febbraio 2011

Grazie dello sgarbo

Ogni volta che incontro qualcuno di maleducato, irrispettoso, bugiardo, falso,
ogni volta che qualcuno si mostra sgarbato per niente, che mi mente senza un motivo importante, che getta una cicca per strada, che mi fa scendere dal marciapiede per farlo passare anche se quella con un passeggino sono io,
che infrange la legge a danno degli altri con leggerezza, che truffa il prossimo, che semplicemente manca di quella gentilezza che non costa niente,

mi domando cos'ho fatto, a mettere al mondo un figlio innocente in questo schifo,
mi domando se basterà l'esempio mio e di suo padre, perché diventi una persona corretta, gentile e serena,
se basterà il semplice calore della sua casa colorata perché si senta protetto, grato, felice

e mi dico che SI', e soprattutto si rafforza il mio proposito di essere una persona migliore per lui, di dargli ogni giorno, in ogni occasione, l'esempio più alto, di insegnargli a essere fiero di sè, sempre, a guardarsi allo specchio con obiettività.

perciò dico grazie dello sgarbo.

mi ricordate che è così facile, essere meschini.
mentre a noi piacciono le cose difficili.

lunedì 24 gennaio 2011

Tutto quello che gli altri si sentono in dovere di dirvi su vostro figlio, sempre

"Quant'è bello, sembra un bambolotto"

sono consapevole che me lo direbbero anche se mio figlio fosse la fotocopia di un gormito, perciò so che non è un complimento sincero e meditato.
se il bimbo è bello, dite una cosa carina ma terribilmente ovvia, se è bruttarello, sembra una presa per il sedere. perciò ammettetelo, la vostra è solo una banale scusa per molestare impunemente la Mamma Con Bimbo, per attaccare bottone, per dare aria ai denti. finitela.

"Quanto c'ha? otto, nove mesi?"

me lo dicono da quando di mesi ne aveva quattro. e il pupone non soffre di un blocco della crescita.
che siete tutti, pediatri bocciati all'esame? lo so, lo so che avete tutti dei figli, nipoti, bisnipoti, figliocci etc etc che usate come unità di misura, e so anche che nessuno resiste alla tentazione di apparire esperto di crescita neonatale, ma anche qui, santo cielo, fatela finita. ha dieci mesi. die-ci.

"Eh, mangia vero? si vede"

che cafoni.
qui ritorniamo al problema principe delle madri di bimbi piccoli, la cafonaggine altrui.
fino a quando è lecito esporre le proprie opinioni sulla silhouette dei bambini? forse che se approcciassi la vostra nipotina di nove anni in calzamaglia escamando "eh ma che bei rotolini!" voi apprezzereste? no eh?
be' neanche io.

Reazioni alla rivelazione del nome

mamma mia quanto è cafona la gente. tutti a farsi i fatti di mio figlio. "come si chiama?, e fin qui ok. ma alla mia risposta, invariabilmente, le reazioni sono due:
1: "Ah."
2: "Oh!"

dove "oh!" è accompagnata da un sorriso e da espressione incredula ma piacevolmente colpita. dal che ne deduciamo che alla rivelazione del nome di mio figlio le reazioni sono di riprovazione o di incredulo stupore.
allora.
mio figlio non ha nomi di origine misteriosa. non ha un nome straniero, non compaiono in esso w, x, y, j, k, non vi sono difficoltà nel rintracciarne l'origine (italiana), è un nome normale, per quel che può voler dire normale.
non solo, ma alla teneraa età di dieci mesi, e dopo innumerevoli esperienze dirette, ha già appreso l'arte dell'abbozzo, e non gliene può importare di meno di sapere la vostra opinione sul suo nome di battesimo.
del resto, nè lui nè io non vi chiediamo come vi chiamate voi, e se anche lo facessimo non risponderemmo mai e poi mai "ah! carla! ma va'?". cioè, il nome è un dato di fatto, come il colore degli occhi, c'è poco di che disquisire.
sono stanca di elargire, a perfetti estranei insistenti, spiegazioni etimologiche, contestualizzazioni storico-familiari e via discorrendo.

azzarderei affermare che il nome di pupone è una sorta di cartina al tornasole della sottocultura della società contemporanea: nel corso del primo monitoraggio me ne stavo in chiacchiera con una futura mamma come me.
si avvicina l'ostetrica e ci domanda, per essere simpatica, come si sarebbero chiamati i rispettivi inquilini:
"xxxxx" con due Y al posto delle I", risponde la mia vicina di lettino, e l'ostetrica niente, accoglie con un sorriso la notizia,
"xxxx!" faccio io, vibrante di orgoglio, e la disgraziata mi guarda e mi fa "no! perchè?", con un'espressione basita che meno sarebbe stata se avessi detto "jonathan di primo nome e gieffe di secondo in onore del concorrente del grande fratello".

perciò vi prego signori, controllatevi.

venerdì 10 dicembre 2010

Vi ringrazio, siete tanto premurosi ma...

ATTENZIONE: POST ESTREMO

... sì, allatto ancora mio figlio...
... no, non vado ancora a lavorare...
... no, il Papà ed io non avvertiamo la pressante e non procrastinabile necessità di sbolognare il figlio al primo offerente per farci una cenetta romantica...
... il concetto di "pensare un po' a me stessa" a mio avviso non è unicamente assimilabile al procurarmi un nido che accolga mio figlio mentre io lavoro/cerco lavoro/vado dal parrucchiere...
... sì, ne vorrei un altro di figlio e non tra sedici anni)...
... sì, lo lascio giocare per terra un po' dovunque...
... sì, per nove mesi è stato con me e non ne abbiamo ancora abbastanza...

insomma, se non l'avete capito qui si abusa, a mio danno, del "pensa un po' a te stessa".
mi son fatta l'idea che per il resto del mondo pensare a se stessi significhi isolarsi dal contesto familiare in cui si vive per regalarsi episodi memorabili vuoi di lavoro, vuoi di shopping, vuoi di vita coniugale.
mi pare che a nessuno venga in mente che, quando si fa un figlio, molto se non tutto cambia. e che se si crea una famiglia, verosimilmente si cercherà di conciliare quel che si è e che si vuole con il resto dei suoi componenti, e questo non sempre per forza ma perchè lo si desidera.
nessuno mi pone la questione dal punto di vista economico, che è l'unico che valga la pena considerare, ma solo da quello sociale, trasmettendomi l'idea che una donna che accudisce il figlio
non è catalogabile,
non è inquadrata,
non è pertanto socialmente accettabile.
infine, non capisco questo accanimento a convincersi che la vita vera sia fuori di casa, magari in ufficio, oppure in un locale alla moda.
cioè, magari la vita vera per alcuni è questa, ma per altri no.

allora vorrei riuscire a rispondere con lucidità, al prossimo rompicojoni che mi viene a fare il predicozzo su come devo organizzare la mia esistenza, che, guarda caso, io traggo il massimo piacere dallo stare con mio figlio, e che se i sogni son desideri di felicità, io il mio desiderio l'ho già realizzato da un pezzo.

martedì 7 settembre 2010

Affrancarsi dall'aiuto in casa - passi da gigante!

silenzio
sssshhhh

aaaahhhh

me ne sto bel bella col mio caffè, mentre il nano dorme

ho detto alla ddp di venire a giorni alterni invece che tutti i giorni.
quello dell'aiuto in casa è stato un regalo che ci siamo fatti col Papà, o meglio che MI siamo fatti, perchè non riuscivo a stare dietro alla casa e al pupo e a ME STESSA tutto insieme. e vivendo con due cani e un Papà pasticcione, le pulizie sono all'ordine del giorno, due volte al giorno.
a dirla tutta non è esattamente impeccabile, nei modi e nella meticolosità, ma non le ho mai fatto storie, anche perchè si è da subito affezionata molto a mio figlio e con lui è estremamente affettuosa. e mi ha permesso comunque di tirare un sospiro di sollievo.
ma ora mi sento più gagliarda.

c'è da dire che la ddp non l'ha presa bene. credo che questa signora sia una di quelle persone che prendono tutto molto sul personale. non vedeva il motivo, ammesso che gliene dovessi per forza fornire uno, non capiva che dopo sei mesi di nano ora sono più "sul pezzo", ma che soprattutto pagarla è un sacrificio economico non da poco, in particolare ora che abbiamo iniziato a comprare omogeneizzati, pappine, creme varie... ha detto qualcosa come "vabbe'-come-volete-per-me-va-bene", e dai toni zieschi è passata a quelli formali. e non è stata d'accordo sul nuovo compenso che le abbiamo proposto, ha rilanciato di dieci euro in più, tanto per chiarire chi detiene il potere contrattuale da queste parti.

gettatami i rancori (suoi) alle spalle, mi godo la ritrovata intimità mattutina, in questa casa silenziosa. il piccolo ha mangiato la frutta, fatto giochi rocamboleschi e una mezza doccina, poppato un po' e si è addormentato. io potrei/dovrei fare un po' di cose ma ho deciso di prendermela comoda, fare una doccia come si deve e vestirmi senza fretta. il sole entra ed esce dalla finestra, ci sono un po' di nuvole oggi a roma. non ho programmi particolari se non uscire un po' di pomeriggio col piccolino, per andare dove ancora non si sa.


...

per aggiungere, prima di chiudere, una nota mammesca, e per dirla senza tanti giri di parole, sono PIENA di latte. il piccolo ne prende di meno, ora che mangia frutta due volte al giorno e pappa la sera, ma io ne ho ancora tantissimo, e se passa più tempo del previsto tra una poppata e l'altra mi vengono due palloni aerostatici.
è normale??
devo propormi come balia?
quanto guadagnano, le balie?
mah.

venerdì 3 settembre 2010

Ok, sono una complessata

In conclusione di una telefonata qualunque...:


amica: ora purtroppo ti lascio, devo fare una cosa di lavoro...

io: ok non ti preoccupare! tanto io proprio ora...

(ex?)amica: sì lo so, devi fare le pappe (con una nota ironica, e sarcasmo, vieppiù). ciao ciao eh!


sarò complessata io, magari.

martedì 24 agosto 2010

Vacanze col pupone - Atto II

Tornati dalle "vacanze", e le virgolette non basteranno mai.
prima cosa: mi sono riposata? no.
il nano ha subito una forte regressione in materia di sonno, svegliandosi ogni notte quelle quattro, cinque volte. però si è divertito, ha fatto tantissimi progressi in tutti gli altri campi (ora quasi gattona, mangia la frutta e abbiamo avviato anche con la minestrina, beve l'acqua e assaggiucchia quello che ci sentiamo di proporgli...è infinitamente più vispo, ha iniziato a lallare ed è molto più veloce e preciso nei movimenti)... e ha conosciuto meglio la sua famiglia d'oltretirreno.

un tuffo in un sogno ad occhi aperti è stato per me tornare a casa mia con mio figlio. vedere gli amici, le amiche, i parenti, fare con lui tutto quello che facevo prima (tranne dormire). osservando gli altri interagire con mio figlio ho pensato che molte persone su cui non avrei scommesso mezza lira si sono rivelate degnissime e tenere (vedi l'amica in carriera che, nel vederlo, ha avuto le lacrime agli occhi), mentre altre su cui facevo affidamento mi hanno un po' delusa (vedi la sorella che era sempre altrove col nuovo fidanzato, e che non ha avuto voglia di fare una piccola corsa fino all'aeroporto quando si è accorta, poco dopo che noi e il nonno eravamo usciti per andare all'aeroporto, che il pupazzo preferito del nipotino era rimasto a casa)...

mi sono scontrata con la frustrazione, talvolta, perchè non mi sentivo pimpante come avrei voluto, o perchè sbadigliavo nel bel mezzo di una cena (o di tutte le cene?), o perchè al mare non riuscivo a prendere due minuti di sole in santa pace, e infatti sono più grigiognola di prima.
e nemmeno è stato facile stare in mezzo alle amiche superabbronzate e in tenuta d'acchiappo, mentre io, abituata a svettare su tacchi dodici coi capelli lunghissimi e lucidi e il kajal intorno agli occhi, strisciavo nei miei sandali rasoterra con delle occhiaie tante e pure mezza ingobbita.
così ho meditato sul fatto che il mio rapporto con la bellezza è cambiato, che non mi sento più com'ero prima, ma che questo non significa doversi lasciar andare per forza. sono piena di buoni, ottimi propositi per me stessa.

diciamocelo, avevo investito tanto su queste vacanze. alla fine, se devo dare un voto, darei un dieci per come è stato il pupone, e un sei risicato per come sono stata io. però ho avuto tempo e modo di pensare a come affrontare l'autunno, un passo alla volta.
vorrei avere più tempo per parlare delle decine di cose importanti che ho in mente, ma per oggi questo è tutto quello che riesco a scrivere.
vado a fare un giro tra i blog amici.

venerdì 16 luglio 2010

Di gente noiosa

Oggetto: serata di ieri al ristorante per salutarci prima delle vacanze.

Carissimi,
in merito alla serata di ieri ho maturato alcune considerazioni.
se durante la cena non parlate di nient'altro che di lavoro, del capoufficio, della mensa, dei colleghi e dello stipendio,
risultando assolutamente refrattari a qualsivoglia tentativo di instaurare una conversazione diversa (passioni, viaggi, aneddoti vari, musica, barzellette, figli, vita vissuta, amici e parenti),
facendo così spegnere ogni mio interesse a partecipare alla discussione,
e se poi, vedendomi assorta nei miei pensieri (mi sto domandando quand'è che si perde il diritto di addormentarsi in disparte senza sembrare maleducati, come ha appena fatto quel furbone di mio figlio, e com'è che mi risulta più divertente interagire con lui che con voi), mi dite "eh, vedrai che presto anche tu ne avrai di storie da raccontare!"
...
poi non vi stupite se al prossimo invito darò forfait.

e no, non ve ne racconterò di storie sui colleghi, quando ne avrò. sceglierò di non ammorbarvi come invece state facendo voi ora con me.

cordialmente

io


ps: dovrei essere super-intenta a piegare magliette e recuperare creme solari d'annata, ma mi dovevo levare questo saporaccio dalla bocca

giovedì 20 maggio 2010

C'è gente che rende la vita impossibile alle madri

Si meriterebbero un deciso invito ad andare a quel paese:
- quelli che mi torturano con la litania "ha i piedini freddi", "ha le manine gelate" e insistono per coprire mio figlio con maglioni di lana e piumoni e per mettergli le stramaledette calzine sotto la tutina: siamo a maggio, fa caldo, e la madre sono io;
- i passanti che chiedono "e come si chiama questo bel bambino??", e sentita la risposta non dicono niente e fanno un sorriso stiracchiato;
- i visitatori che svegliano il nano che dormiva placido "perchè poi me ne devo andare e sono venuta apposta per lui" e poi me lo mollano urlante e isterico;
- le amiche che non chiamano perchè "ormai sei una madre" °_°;
- i visitatori che lo stordiscono di chiacchiere: ha meno di tre mesi. non ti capisce;
- le amiche che ti chiedono "e come lo passi il tempo?", : mah, tra le 8 poppate quotidiane, il bagnetto, le cacche e le pipì, i giochi, le passeggiate, le vestizioni e svestizioni, gli addormentamenti infiniti e qualche sporadica abluzione personale, in effetti, potrei anche infilarci una mostra d'arte contemporanea;
- i parenti che se lo spupazzano innamorati finchè ride gioiso e dopo 3 minuti di pianto me lo lanciano in braccio disgustati;
- i parenti che quando lo tengo in braccio se lo prendono con la forza e non me lo fanno più vedere;
- i parenti che io dico "ora sta facendo i capricci lasciamolo piangere un po'" e loro lo tirano su dalla culla dicendo "la tua mamma è cattiva, è cattiva!"
- la nonna che il nano c'ha fame e fa il gesto di attaccarselo al seno °_° (aiuto...);
- la nonna che "hai sentito?? ha detto nnnn di nonna!";
- tutti quelli che appena si affacciano sopra la culla si sentono in dovere di partire con il toto-somiglianze: insomma, è figlio di me e di lui, a chi vuoi che somigli?;
- tutti i dispensatori di consigli per il pianto del neonato: "c'ha freddo c'ha fame c'ha sonno è nervoso lascialo piangere": ripeto, la madre sono IO;
- il papà (ebbene sì, anche lui!), che quando il figlio piange e lui però ha la partita alla tv dice, invariabilmente, "eh mi sa proprio che ha fame", subdolissimo sistema per sbolognarmelo e sentirsi deresponsabilizzato;
- gli sconosciuti che "quanto c'ha? uh ma è enorme che Dio lo benedica!, di quanto è nato? nooo, povera mamma! che je dà il latte suo? ah è una salvezza il latte della mamma": vogliamo ridirlo, ancora?;
- quelli che "ah è tranquillo dice, vedrà tra qualche mese!";
- quelli che "ma che bella bambina";
- le amiche che "eh non ti invidio per niente": ma &%$/ç$$!!!;
- quelli che ti passano a trovare alle tre del pomeriggio e quando alla terza scampanellata gli apri la porta scarmigliata e con gli occhi pesti "uh, ma dormivi? dai, lo vedo al volo e scappo subito!": troppo tardi bello mio. mo' stai qui finchè non mi riaddormento.