In sos muntonarzos sos disamparados
chirchende ricattu, chirchende
in mezu a sa zente in mesu
a s'istrada dimandende
sa vida s'ischidat pranghende
bois fizus e' niunu
in sos annos irmenticados
tue n'dhas sole chimbantunu
ma parent chent'annos...
Coru meu fonte' ia gradessida
gai purudeu potho ber' sa vida...
Non ricordo che anno fosse, ma i Tazenda cantavano, con un Pierangelo Bertoli che non ho mai più dimenticato, una canzone che da quel momento mi ha sempre risuonato in testa, ogni volta che sono tornata a casa, ogni volta che me ne sono allontanata, ogni volta che mi sono sentita sola. una canzone che a sanremo ha straperso, e che parla di una sera di luna in un paesaggio sardo dimenticato dal mondo, con i "disamparados", i bimbi poveri per strada, con volti di pietra e strade di fango, in un cercarsi di mani, in un rincorrere un sogno mancato... alla voce profonda e poetica di Bertoli si contrapponeva quella pulita e così sarda di Andrea Parodi, purtroppo scomparso da poco, in un alternarsi di italiano e dialetto logudorese, ma dovrei dire lingua sarda, che a me ha fatto venire tali brividi nell'ascoltarle che ancora mi emoziono ogni volta.
riascolto questa canzone, la canto a mio figlio e qualche lacrima scende inevitabilmente, perchè nessuno come un sardo sa cosa significhi andare a vivere lontano, e poi tornare per qualche giorno, e sentir lottare dentro di sè il sollievo di essersi salvati da quelle "sponde sicure" e la nostalgia, tagliente, per quel mare per quelle facce per quella natura brulla e profumata.
mi manca quella spiaggia immensa sulla quale ho parcheggiato la macchina, ho fatto festa, ho baciato molti ragazzi e preso innumerevoli caffè e aperitivi, con davanti agli occhi sempre la stessa sella sulla montagna, confrontandomi con sempre le stesse facce con cui ci conoscevamo da una vita, sentendomi perfettamente a mio agio in un posto che mi apparteneva del tutto e che mi domando se mi appartiene ancora.
mi resta l'amore per la mia terra, se non altro. l'ho lasciata per amore e per disperazione, per una città che mi ha inghiottita in una spirale di velocità persone momenti e asfalto, regalandomi una me stessa nuova e più rapida e sicura, ma di certo meno poetica, meno riflessiva, meno paziente.
da quando me ne sono andata ho smesso di suonare il piano, di scrivere poesie, di sentirmi unica al mondo, ho però intrapreso tante altre cose che mi hanno fatta crescere, e non da ultimo ho coltivato il rapporto e la convivenza col mio compagno.
sono consapevole che solo l'andarmene mi abbia reso evidente cosa significasse vivere là, perchè per venticinque anni l'ho dato per scontato, negandogli qualsiasi valore che non fosse il mare, mentre era un continuo sentirmi accolta, una sensazione di appartenenza a quei luoghi selvaggi, ai paesini più miseri, all'ultimo angolo di pietra dell'ultima stradina sporca, alla lingua incomprensibile parlata tra le vie del castello di cagliari, a tutte e dico tutte le persone che incontravo, tutte accomunate dall'essere chiuse sull'isola, tutte diffidenti e insicure nei confronti dello straniero.
mi manca casa mia col suo odore di pietra o forse mi mancano di più mio padre e mia sorella, o forse ancora mi manca la nostra vita quando c'era ancora mia madre e nessuno mi avrebbe mai convinta che un giorno me ne sarei andata.
ancora non so se ho fatto bene. ma poi che vuol dire? è stata una scelta, fatta a venticinque anni, che in quel momento si imponeva con forza e che ho preso come prendo tutte le mie scelte, con un taglio netto ai dubbi, ma che a posteriori mi ha resa orgogliosa, perchè sarebbe stato più facile restare, e me ne rendo conto solo ora.
"spunta la luna dal monte". non c'è nessun posto al mondo in cui la luna si affacci dai monti come nella mia amata terra
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mercoledì 25 agosto 2010
mercoledì 30 giugno 2010
It's a bitter sweet symphony this life...
ecco come fa una mamma qualunque col passeggino all'ora di punta in un qualsiasi centro commerciale...
...ma è anche come mi sento io, spesso, passeggino o no.
tanto che questa canzone ce l'ho in macchina e posso sentirla venti volte di seguito.
si può fare a meno del consenso delle persone, e proseguire sul proprio marciapiede senza farsi distrarre, a costo di sembrare rudi.
a parte che lui, se si facesse uno shampoo, sarebbe pure figo.
e ora scusate ma torno ai video della Pimpa
...ma è anche come mi sento io, spesso, passeggino o no.
tanto che questa canzone ce l'ho in macchina e posso sentirla venti volte di seguito.
si può fare a meno del consenso delle persone, e proseguire sul proprio marciapiede senza farsi distrarre, a costo di sembrare rudi.
a parte che lui, se si facesse uno shampoo, sarebbe pure figo.
e ora scusate ma torno ai video della Pimpa
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