Visualizzazione post con etichetta noi tre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta noi tre. Mostra tutti i post

martedì 28 giugno 2011

Sedici mesi e un giorno

Mio piccolo uomo, siamo arrivati a questo traguardo importante.
ti guardo camminare sicuro di te, scalzo e col costumino bagnato dopo il tuffo in piscina, col cracker in una mano e il bicchierino dell'acqua nell'altra, e non capisco come siamo arrivati fin qui.
ti ho davvero cresciuto io, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione? sì, io e il tuo papà.
ti ascolto chiacchierare nel tuo affascinante idioma, cambiare intonazione come hai sentito fare a noi grandi, ti osservo mentre afferri il melone e lo annusi come hai visto fare a me al supermercato, ti metto a letto cotto dopo una mattinata di giochi selvaggi tutto sporco di pomodoro, e in un sospiro ti lasci andare soddisfatto sul cuscino.
studio il tuo viso e ci vedo me, tuo padre, di nuovo me e me e di nuovo tuo padre, e mi commuove la sintesi di due persone così diverse in un ometto così piccolo ma già "maturo" nelle sue espressioni, nelle sue intenzioni, da essere assolutamente unico e originale.

ti muovi spedito nel mondo, benedetto dall'amore e dalla serenità di una famiglia che ti ama, protetto dai nostri sguardi sempre meno apprensivi, scegli il libro da sfogliare, mangi da solo col cucchiaio, cadi e ti rialzi, piangi e ti consoli, e io non posso che guardarti, guardarti e guardarti e commuovermi a amarti forte, e sostenerti se serve e pregare che rimanga sempre tutto così, che tu sia sempre saldo sui tuoi piedini e bello e felice e pieno di sogni.

sogno, io, di darti pace e sicurezza e coraggio, e appigli saldi per ogni evento, ogni piccolo imprevisto della tua vita, e una famiglia che sia un porto gioioso, e abbracci che non soffochino i tuoi slanci, e parole che non sovrastino le tue, e desideri che non si sostituiscano mai, mai, ai tuoi.

sii felice piccolo mio, impara la benevolenza e l'autonomia e la difficile arte della sincerità, cammina deciso verso la tua bellissima vita, e tienici per mano, vicini a te, fin quando lo vorrai.

lunedì 6 giugno 2011

Caro Papa, vuole venire a cena a casa nostra?

stanno cambiando molte cose. apparentemente tutto è identico a se stesso, ma io annuso il cambiamento, appoggio l'orecchio a terra e sento il galoppo della rivoluzione, che forse rivoluzione non sarà, ma qualcosa accadrà. in questo ingresso dell'estate molte cose stanno sbocciando, sentimenti addormentati, consapevolezze, la mia vita è piena di risvegli.
sto riprendendo possesso del mio corpo, di me stessa, e mi sono accorta che basta poco, basta pensare "ci sono anch'io, questo è un corpo, non è un robot che cucina/pulisce/accudisce/ama".
mi stiracchio in questa vita semplice e non, e mi sento abbastanza bene da accantonare, per un momento, le solite rogne.
la mia maternità, anch'essa è uguale e diversa. sono sempre la solita, ma, paradossalmente, proprio ora che sto metabolizzando definitivamente i primi 15 mesi di mio figlio e il fatto che Sono Una Madre (e lo sarò Per Sempre), proprio ora, dicevo, mi affranco dal mio ruolo. magari per brevi momenti, ma lo faccio. mi accorgo che basta pensare, per essere. e a me è sempre più chiaro, evidentemente lampante, cosa voglio essere.
allora è curioso che, esattamente nel momento in cui mi sento anche donna oltre che mamma, e ne gioisca, mi sembri così evidente il mio desiderio di avere un altro bambino. semplicemente, mi dico, ho lasciato fluire le energie, che finora stavano concentrate e chiuse col respiro trattenuto, e la magia (del sentire quel desiderio meraviglioso prendere spazio e forma nel cuore, del prepararsi a quel che verrà) si ripete.

chissà cosa succederà.

con le trattative per un lavoro ipotetico in corso, con i progetti di vita a mezz'aria, possibile che non sia il mio il torto, quando dico che progettare una nuova vita ha la priorità assoluta? possibile che questo bisogno che sento, che sentiamo il papà ed io, come un richiamo antico e invincibile, come una sorta di missione irrinunciabile, ma prima ancora, come qualcosa che ci costruirà come persone e come coppia, sia meno importante di altro? finora mi sono detta che ognuno è fatto a modo suo, e forse è la cosa più giusta.

la verità è, sicuramente, che per desiderare essere una famiglia occorre qualcosa. non so se è senso di responsabilità, amore per la vita, amore per il proprio compagno/a, probabilmente è anche tutto questo.
perciò, quando proprio in questo momento della mia vita sento dire che al di fuori del matrimonio non esistono vere famiglie, un po' me la prendo. cos'è un matrimonio, al confronto dell'impegno quotidiano per tenere insieme una famiglia? chiedo scusa alle persone praticanti e più "ortodosse" di me, ma io non voglio offendere, semplicemente non capisco.
lo inviterei, il santo Padre, a cena a casa nostra. a vedere come preparo la cena per mio figlio, dopo avergli fatto il bagnetto, come ceniamo tutti e tre insieme seduti a tavola, ridendo per le sue marachelle, e come il piccolo di casa si fa serio quando noi grandi parliamo tra noi. gli parlerei, per spiegargli cosa prova una donna quando desidera un figlio, quando fa i calcoli col suo compagno sul come/dove/quando avere un bambino, quando accoglie un'altra vita in sè, anche se non ha la fede al dito.
lo so che le cose che dico sono terra-terra rispetto ai ragionamenti di un uomo di Chiesa, ma proprio per questo non le sottovaluterei.

ché il mondo è fatto di piccoli e grandi progetti, e di gente che lotta tutti i giorni con la realtà.

lunedì 28 febbraio 2011

Chi ha il compito di adattarsi: tu o noi?

E così nella stanza di là oggi dorme un bambino di un anno e un giorno....
...non più il fagottino neonato che strabuzzava gli occhietti, apriva e chiudeva le manine, stava tutto il tempo in braccio, ma un ometto fatto, con la sua personalità in germoglio e tutte le potenzialità racchiuse nei suoi muscoletti, negli occhi vispi, nella sua volontà definita e sicura di sè.
Sono orgogliosa di lui, dei suoi progressi, delle conquiste che fa ogni giorno.
Dei suoi primi passi, delle sue chiacchiere sciolte (e pressochè incomprensibili), dei bacini bavosi che distribuisce ai pochi, pochissimi che se li meritano.


oggi mi sembra di aver iniziato un nuovo percorso, che è un po' la continuazione di quello che si è snodato da un anno fa fino a ieri, un po' una nuova strada, che chissà dove ci porterà.

ed è proprio questa sensazione di "nuovo", di "possibile" che ieri notte mi ha tenuta sveglia a rimuginare e rimuginare, chiedendomi se faccio abbastanza per lui, se il meglio di me che do per lui sia, appunto, abbastanza. e mi hanno assalita così tanti pensieri.

per lo più riguardano l'ambiente in cui vive. la nostra, la sua casa, che non mi sembra più a misura sua.
la sua stanzetta non è ancora finita, perchè finora ha dormito con noi e non abbiamo sentito il bisogno di fare di più che organizzargli uno spazio in cui giocare sicuro.
poi.
finchè era piccolo e si limitava a gattonare qua e là, potevo ancora circoscrivere il suo zigzagare al di qua del cancelletto che ho montato per la sua sicurezza, ma ora non ne vuole più sapere. allora gli lascio varcare l'agognata soglia, ed eccolo districarsi tra l'impianto stereo del padre, gli scaffali pienissimi di libri e cd, la chitarra elettrica, e soprattutto eccolo mescolarsi ai cani, i loro peli, le loro zampe che hanno camminato per strada, per terra, etc etc etc.
finora ho tollerato la cosa, ma ora non più.

quello dei cani è il problema più grande, ovviamente. perchè se molto si può risolvere con una o due mensole in più o buttando via le cose obiettivamente inutili, per loro occorrono altre strategie. a costo di farselo venire alla nausea, bagni e spazzolate a più non posso. e magari allestire meglio il loro spazio sui terrazzi.
qui c'è ancora molto su cui riflettere, in effetti.

per il resto, voglio che tutta la casa sia adatta a lui. non ci serve un maniero, ma organizzazione. voglio cha la nostra casa sia il solito posto colorato e un po' fuori dagli schemi, ma sicuro, accogliente, a misura sua.
perché se così non fosse, e da subito, sentirei di sbagliare, di non fare abbastanza, di pretendere che sia lui ad adattarsi, mentre invece credo che debba essere il contrario.

L'unico pensiero che allevia il mio senso di colpa è questo: che si può trasformare un problema in un non-problema. che posso, possiamo (papààààààààà?) migliorare molto la situazione. ci vuole molta buona volontà, tanta ma tanta Ikea, e molta inventiva.

poi, con l'avvicinarsi della primavera (purchè si spicci), ho proprio voglia di cambiamenti, di lavorare con le mani, di vedere colori nuovi, aria fresca, spazi reinterpretati, per illudermi (no, convincermi) che, davvero, tutto è possibile, fattibile, facile.

anche l'impossibile!
:-)

venerdì 10 dicembre 2010

Vi ringrazio, siete tanto premurosi ma...

ATTENZIONE: POST ESTREMO

... sì, allatto ancora mio figlio...
... no, non vado ancora a lavorare...
... no, il Papà ed io non avvertiamo la pressante e non procrastinabile necessità di sbolognare il figlio al primo offerente per farci una cenetta romantica...
... il concetto di "pensare un po' a me stessa" a mio avviso non è unicamente assimilabile al procurarmi un nido che accolga mio figlio mentre io lavoro/cerco lavoro/vado dal parrucchiere...
... sì, ne vorrei un altro di figlio e non tra sedici anni)...
... sì, lo lascio giocare per terra un po' dovunque...
... sì, per nove mesi è stato con me e non ne abbiamo ancora abbastanza...

insomma, se non l'avete capito qui si abusa, a mio danno, del "pensa un po' a te stessa".
mi son fatta l'idea che per il resto del mondo pensare a se stessi significhi isolarsi dal contesto familiare in cui si vive per regalarsi episodi memorabili vuoi di lavoro, vuoi di shopping, vuoi di vita coniugale.
mi pare che a nessuno venga in mente che, quando si fa un figlio, molto se non tutto cambia. e che se si crea una famiglia, verosimilmente si cercherà di conciliare quel che si è e che si vuole con il resto dei suoi componenti, e questo non sempre per forza ma perchè lo si desidera.
nessuno mi pone la questione dal punto di vista economico, che è l'unico che valga la pena considerare, ma solo da quello sociale, trasmettendomi l'idea che una donna che accudisce il figlio
non è catalogabile,
non è inquadrata,
non è pertanto socialmente accettabile.
infine, non capisco questo accanimento a convincersi che la vita vera sia fuori di casa, magari in ufficio, oppure in un locale alla moda.
cioè, magari la vita vera per alcuni è questa, ma per altri no.

allora vorrei riuscire a rispondere con lucidità, al prossimo rompicojoni che mi viene a fare il predicozzo su come devo organizzare la mia esistenza, che, guarda caso, io traggo il massimo piacere dallo stare con mio figlio, e che se i sogni son desideri di felicità, io il mio desiderio l'ho già realizzato da un pezzo.

giovedì 30 settembre 2010

Io odio i percentili!

Alla visita mensile il pupone, 7 mesi e 2 giorni, pesa 8,660 kg e misura 68,5 cm d'altezza.
la dottoressa, temporanea sostituta del nostro solito pediatra, dice che c'è una deflessione della curva di crescita.
ma come?
anche se in un mese è cresciuto 3 cm e mezzo, e più di 6 etti.
e non considera che il bambino gattona già, che lalla, che è muscoloso al punto da tirarsi in piedi da solo, che è vispo e allegro, mangia tutte le sue pappe e ha le coscette e le guance rotonde.
no.
lei guarda la sua bella tabelluzza sul computer e asserisce deflessione.
e, subito dopo, ma non è che non c'ha latte, signora, e quando il bambino ciuccia non beve?, ovviamente a chi vuoi appellarti se non a quella cretina della madre? (che peraltro ti risponde, torva, che sì il latte ce l'ha.
(che poi, scusi dottoressa, ma se il bambino mangia carne, formaggio, cereali e verdure, che vuole che cambi di sostanziale il latte materno??)
ok che alla nascita stava al 90° percentile, ma poi si è fisiologicamente assestato su una curva più bassa.
ma poi tutti i discorsi dei neonati che a periodi crescono tanto e altri meno, e lo sviluppo intellettuale che si alterna a quello fisico etc etc etc?
no, noi facciamo riferimento solo alla TABELLA!

usciamo dallo studio indispettiti.

convinta di trovare il dovuto appoggio del Papà, mi sento dire, invece,
ma io voglio che il pupone sia grosso ...facciamolo mangiare DI PIU'!

vabbe', datemi un martello.

venerdì 27 agosto 2010

Sei mesi - l'appartenenza

Di certo non mi appartieni, piccolo mio. di certo sei tuo e di nessun altro, e sono io ad essere tua, perchè così mi sento e non per una regola dettata da chissà chi. di certo sono TUA MADRE e lo sarò per sempre. di certo, infine, è nostro l'amore che ci unisce indissolubilmente.

abbiamo iniziato lo svezzamento, e ho capito che non saremo per sempre inseparabili. che non ti basterà più, un giorno, la mia compagnia, come oggi non ti basta più il mio seno e tendi le manine al pane, al gelato e al porchetto arrosto. che avrai voglia e bisogno di altro, di altri, e vorrai andare lontano, vorrai andare per la tua strada.
era un onore e un privilegio allattarti ogni tre ore, sapere che non potevi farne a meno. con lo svezzamento, che hai accolto con l'entusiasmo tuo solito, inizia il distacco, anche se ancora viviamo in simbiosi. ma non sei più il fagotto caldo che mi portavano in stanza le ostetriche, in ospedale.

ti guardo diventare forte e caparbio, volitivo e gioioso, e non mi prendo nessun merito particolare perchè sento che sto solo assecondando la tua crescita.

vorrei starti accanto sempre, vorrei essere capace di amarti senza soffocarti e senza tenerti lontano dagli altri. vorrei essere (o diventare?) una madre degna, e guardarti crescere comprendendo che già ora sei, in nuce, l'uomo che diventerai.

piccolo mio, oggi compi sei mesi e mi osservi accigliato con una maschera di minestrina spalmata su metà viso, brandendo il cucchiaino con orgoglio.
appesi all'anta dell'armadio ci sono il vestito di mamma, l'abito di papà e il tuo completino per il matrimonio di domani. e questa per me è l'immagine che parla di noi oggi: siamo una famiglia, e tu ne fai parte a tutti gli effetti,
sei un piccolo uomo.

ti amo

giovedì 15 luglio 2010

Se ce la facciamo è un miracolo

stamattina sono uscita per fare delle cosucce pre-partenza tipo pagare le bollette scadute da settimane, comprare roba varia per il mare (e sonaglino per il nano nella speranza che si distragga a guardare l'elefantino contenente le palline colorate, durante il lunghissimo viaggio), accaparrarmi abitini copricostume rimasti dopo i saldi (il che la dice lunga sulla loro appetibilità)...

poi a casa ho fatto qualcosa come quattrocento lavatrici, delle quali trecentoventi contenevano bermuda estivi del Papà, ho levato dal frigo la roba scaduta o che non consumeremo nei prossimi due giorni, ho pulito il pulibile e organizzato l'organizzabile...

partiamo dopodomani, ascoltatemi bene, con UNA macchina, UN neonato su seggiolino, DUE cani (ebbene sì siore e siori), un minimo di TRE/QUATTRO borsoni, UN passeggino modello Suv (la Janè fa roba per possessori di jeep o di cingolati), ciotole e cucce canine, borsa con nècessaire del pupone per il viaggio e, naturalmente in macchina ci siamo anche noi DUE adulti...
attenzione perchè il portapacchi non lo montiamo, che, testuali parole del Papà, "rovina l'aerodinamicità".
ce n'è abbastanza per farsi venire le convulsioni, o no???

sospetto fortemente che la finiremo così:

prima possibilità: dopo aver tentato per due ore di stipare tutto e tutti in macchina, provando ogni combinazione possibile, finisce che dobbiamo tirar fuori la mia auto e ci facciamo il viaggio separatamente, il che significa che io mi ripasso, per tutti i seicento chilometri che ci separano dalla destinazione, tutti ma proprio tutti i santi del calendario;

seconda possibilità: IO rinuncio al mio borsone e mi riduco a mettere due mutande e la piastra per capelli nel borsone del pupone. dei centoventisette bermuda del Papà, ne portiamo solo dodici. i cani ci seguono correndo lungo la corsia d'emergenza, portandosi sulla schiena ciascuno la sua ciotola e il sacco dei croccantini.

forse è inutile aggiungere che, mentre io mi arrovello cercando la soluzione di questo impossibile rompicapo, il Papà, felice dell'imminente partenza per il mare, pensa a fare benzina.

aiuto..

mercoledì 14 luglio 2010

Un'istantanea

quattro mesi e mezzo. sessantacinque centimetri. sette chili e quattro.
mentre il dottore ti visita lo fissi impertinente e curioso e cerchi di afferrargli le mani, lo stetoscopio, gli occhiali. ti rotoli sul lettino. quando ti mettono sulla bilancia tutto cicciottello d'un tratto mi ricordo com'era stata la prima pesata, a com'eri piccolo rispetto a ora, eppure mi sembravi così grande per essere appena nato.
le tue rotondità rosa e raggomitolate. i tuoi occhioni scuri sorridenti.
la tua mamma vibrante di orgoglio e tenerezza per quest'ometto che si fa visitare senza piangere. il tuo papà (ebbene sì, stavolta c'era anche lui!) emozionato e incuriosito.
ce ne andiamo tutti e tre felici, tra saluti e auguri di buone vacanze, col sottofondo musicale dell'elefantino del passeggino.

svezzamento rimandato ad agosto, che stai crescendo bene col mio latte.
che mistero, questo della produzione del latte.
io non me ne accorgo mica. faccio le mie cose, mangio, bevo, sudo e cammino come sempre, e intanto il mio corpo produce latte. non ho ancora capito se quello che mangio io poi lo mangi anche tu, in qualche modo. mangi le patatine? i cornetti algida? la frutta e i finocchi e il pollo al limone? mah! ma quando mi cerchi e ti attacco al seno e tu socchiudi gli occhi e inizi a mandar giù in un tripudio di gorgoglii, ogni volta è una piccola magia che non mi importa di spiegarmi con manuali di medicina.

dopo una giornata, quella di ieri, rocambolesca, oggi ci dividiamo tra casa e piscina. ci aspetta il costumino nuovo che ti ho comprato ieri. un po' di sole per le mie pallide gambe che attendono pantaloncini e gonne, e per le tue paffute rotondità che anelano a vitamina D e aria fresca, e a rotolarsi sull'erba o giù di lì.

non so se percepisci almeno un po' di tutto il benessere di cui sto cercando di circondarti...spero di sì.
spero, amore mio, che come in gravidanza mettevo uno sull'altro tutti i mattoncini giusti per la migliore delle crescite intrauterine, ora stia mettendo quelli giusti per la migliore delle vite.

domenica 20 giugno 2010

Solo la madre cambia. Di metamorfosi, papà vanitosi, amore.

anche questo fine settimana ho avuto la conferma di quel che andavo pensando da un po':
i genitori sono in due ma quella che cambia irreversibilmente è SOLO E SOLTANTO la mamma.
cioè io, guarda un po'.

la mamma cambia irreversibilmente nel corpo. prima col pancione, in gravidanza, poi con tutto il resto: la pelle, i muscoli, le ossa, tutto cambia dopo il parto, in parte per l'adattamento alla maternità, in parte per le mancate cure...leggi gridare alleluja quando riesci a passarti mezza mano di crema idratante sulle gambe...fare quei due esercizi per i glutei un giorno sì e dieci no.
(tutto questo mi sovviene mentre il padre di mio figlio si ammazza di addominali, va due volte al giorno in piscina, si abbronza e la sera mentre io boccheggio a letto prima di addormentarmi viene a mostrarmi orgoglioso i suoi progressi);

la testa non è quella di prima: pensi solo al bimbo. non più a te stessa, non più alle amiche e nemmeno al tuo compagno. se proprio devi, fai lo sforzo sovrumano di pensare a come e dove procacciare il cibo per la famiglia. esci per comprarti qualcosa, e torni con l'Antennina Ballerina per il pupo. di notte ti svegli nel silenzio della casa e vai a vedere se il bimbo respira.
(tutto questo mi sovviene mentre il padre di mio figlio ascolta musica per ore e ore, vaneggia di corsi di fotografia e di capoeira e propone, candido, di andare alla festa di compleanno in discoteca di un suo collega di lavoro);

voi direte, tipo coro greco: ma quando le fa tutte queste cose??
le fa durante la pausa pranzo a lavoro, mentre io sto cercando di addormentare il pupone o lo sto intrattenendo con pupazzi e libri di stoffa. lo fa la sera quando torna, mentre io mi destreggio col pupone in bagno per lavarlo, mentre lo cospargo di talco baciandogli i piedini e constatando ogni suo più piccolo progresso. lo fa mentre allatto. lo fa quando esco per andare in farmacia (col pupone) in cerca di un consiglio su che tisane provare per favorire l'allattamento. lo fa quando, di notte, dopo che il figlio si è in qualche modo addormentato, io sconvolta dalla stanchezza svengo sul letto e lui, fresco e splendido, accende lo stereo e si ascolta i suoi dischi preferiti.
a volte, quando torna da lavoro, tempo un'ora ed è uscito per andare a nuotare.

coro greco: come puoi permetterglielo??
semplice: io so che per lui è diverso che per me. so che la sua testa è rimasta la stessa, coi suoi desideri, le sue aspettative dalla vita, le sue innocenti evasioni dal tran tran. e se gli chiedo di più, lui a volte non capisce, non vede la necessità.
so che a me, occuparmi di mio, di nostro figlio, non pesa, anzi.
cerco di metterlo di fronte alle sue responsabilità quando io non ce la faccio, quando ho bisogno di un momento per riprendermi. se glielo chiedo, di darmi tempo per prendere fiato, lui c'è. ed è davvero un padre amorevole e presente. che gioca, ninna, bacia, si preoccupa, vigila.

ma non è una madre.

non sa cosa significhi spingere, con tutta la propria forza, per separarti da un pezzo di te stessa ed abbracciarlo per la prima volta. guardare tuo figlio quando ancora è parte di te, col cordone che vi unisce anche se non siete già più quella monade perfetta che per nove mesi siete stati. allattarlo e pensare che, ancora una volta, parte di te è parte di lui. piangere di emozione guardandolo dormire, e constatando che mesi felici sta vivendo grazie alle tue cure e al tuo amore immenso.

può darsi che Madre Natura abbia previsto tutto, predisponendoci così diversamente, uomini e donne, alla genitorialità.
può darsi che io esageri.
ma, ancora una volta, ecco la conferma: essere madre è un lavoro. un lavoro in piena regola. solo che vieni pagata in bacini bavosi e affetto cucciolo di un figlio. in piccole braccia che ti cercano nella confusione di una stanza affollata. in sillabe sgangherate e sorrisi sdentatissimi. in riconoscenza, rispetto, somiglianza, AMORE.
non in soldi.

vuoi mettere.

mercoledì 9 giugno 2010

Mamma e papà litigano?

se c'è una cosa che temo del matrimonio, è l'idea dell'indissolubilità.
del contratto da siglare, del patto da rispettare, dello stare insieme ad un certo punto perchè "si deve", o perchè separarsi è troppo squallido, complicato e costoso.
essendo stata avvocato, nella vita pre-oddiosonoincinta, pre-pancione, pre-nano, ho assistito al peggio di sè che le coppie danno lungo i corridoi dei tribunali quando si tratta di accordarsi su figli, assegni di mantenimento, mobilia da dividere. e mi sono detta "perchè sposarmi? col compagno facciamo i pacs, va'" (che poi in realtà si parlotta di...vedremo).
poi è arrivato il pupone (e non a caso dico pupone: ieri dal pediatra la bilancia si è incrinata sotto il peso dei rotoli di ciccia) e mi son detta opporcavacca. e mo'.
già perchè molto più che qualunque contratto di matrimonio civile o di sacramento religioso, ciò che unisce vita natural durante una coppia è un figlio. ci costringe a volerci bene , ancor prima che ad amarci. a stare vicini, a collaborare, ad essere civili, sinceri, rispettosi della vita dell'altro e di quella a tre.
siamo una famiglia, ora.

cosicchè quando l'altro pomeriggio ci siamo messi a litigare nel parcheggio del centro commerciale, io esasperata dalla stanchezza e dal suo tentennare per ogni sciocchezza e lui stanco come me e probabilmente delle mie lamentele, ad un tratto ho guardato nostro figlio che, a pancia in giù in braccio al papà, mi osservava e aveva assunto un'espressione che non so definire.
sembrava scontento, e preoccupato (se a tre mesi si può essere scontenti e preoccupati). non capiva cosa stesse succedendo, ma capiva che i suoi punti di riferimento umani stavano facendo casino. che qualcosa non andava. sembrava domandarsi perchè l'armonia si fosse rotta.

e ho capito.
che non potremo più litigare di fronte a lui, come se non ci fosse, che tanto non capisce.
che non dovremo mai rompere quell'armonia di cui lui ha bisogno per costruirsi una personalità equilibrata.
che siamo responsabili di lui e della sua felicità, più di quanto non lo sarà mai lui stesso.

e che sì, siamo genitori.
scioccante.