"Bao", dici tu, e ti svegli coi capelli sottili arruffati, con le righe sulle guance rosse, e tutti si svegliano con te;
"bao", dici, e anche mamma con infinite emme, e vedo il tuo didietro che insegue il tuo gattonare in un ondeggiare irresistibile di cosce e pannolino;
spernacchi compiaciuta del tuo poderoso sbrodolare, ciancichi coi tuoi tre dentini stelline su stelline, agiti i piedi dall'altezza siderale di un seggiolone costato poco, arricci il naso in sorrisi spaccacuore, riempi di risate tuo fratello e ci osservi dal tuo spazio personale, attenta e concentrata.
Poi ti addormenti cercando la mia pelle, ti allunghi più che puoi per abbracciarmi tutta e non lasciarmi andare di nascosto, io conto ogni volta le tue piccole dita sul mio cuore, come ho fatto il primo giorno, e non ci credo ancora, no, che sei proprio tu.
Nove mesi fa e un po' eri ancora bestiolina nascosta, eri ancora un indovinello eppure così parte di me, eri il segreto arancione nelle pieghe di un corpo appena consapevole, misteriosa Vita che dà tutto e chiede tutto, e tutto ha dato e avuto.
Margherita, hai questo nome che parla di come sei, del tuo sguardo fiducioso sul nuovo sul bello e sullo spaventoso, sul quotidiano dipanarsi della nostra storia di figlia e di madre, sul caldo ritrovarci al di qua di un giorno di pioggia, e non c'è nulla che ti racconti come i tuoi piedi che quasi si torcono per assicurarti a che ti tiene in braccio, o come il tuo scoppio di pianto perchè non fai o non riesci, come succede anche a me, che dice del tuo crederci fiduciosa, e della furia incontenibile che metterai perchè ti succeda, perchè tu ci riesca.
Buona Vita, bambina mia.
Nove mesi sono sempre un traguardo...
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giovedì 29 novembre 2012
lunedì 26 novembre 2012
I giorni prima di Natale
I giorni prima di natale da noi sono già iniziati.
l'albero pieno di addobbi e luci la fa da padrone nel nostro soggiorno, perchè quando pupone è malato e non può uscire diventa difficile dirgli di no (e perché poi, dire di no all'albero di natale a metà novembre? non mi viene in mente un solo motivo valido!)
le passeggiate in cerca di negozi già addobbati sono un felice passatempo, e se anche margherita è troppo piccola per capire la differenza basta la luce negli occhi di elio
a emozionare tutti: guarda! c'è babbo natale in quel negozio!
babbo natale: a due anni e mezzo suonati, mio figlio fa la conoscenza di questo distinto signore per mezzo dei miei entusiastici racconti (io che non aspettavo altro che di avere un bimbo a portata di mano cui trasmettere tutta la magia dell'attesa di questa figura misteriosa e scampanellante, perché diciamocelo, ma siamo proprio sicuri che non esista? eh?); io gli spiego dove abita e cosa fa, e soprattutto lo ricatto moralmente ad ogni marachella anche solo pensata, ricordandogli che babbo natale lo osserva e prende nota sul suo quaderno (questa me la sono inventata io) delle volte che è stato buono e meno buono.
quest'anno tocca alla mia numerosa famiglia d'origine averci a natale, e niente, io già vedo renne ricamate sui maglioncini dei miei figli, e bucce di mandarino sparse sullo stesso tavolo sul quale le spargevo io da bambina,e carte da regalo accartocciate sotto l'albero e i regali appena aperti stretti al petto dei bambini :)
io non ho voce per queste emozioni, non le so esprimere. ma ho questo piccolo blog, che qualcuno legge, e l'illusione che ciò che scrivo possa arrivare ovunque. perciò voglio ringraziare la Vita che mi ha regalato, e continua a regalarmi, tutto questo.
Grazie Vita.
di questo natale, di tutti quelli che verranno, che non mi pare vero che tanta meraviglia possa moltiplicarsi negli anni, e grazie di ogni altra cosa.
l'albero pieno di addobbi e luci la fa da padrone nel nostro soggiorno, perchè quando pupone è malato e non può uscire diventa difficile dirgli di no (e perché poi, dire di no all'albero di natale a metà novembre? non mi viene in mente un solo motivo valido!)
le passeggiate in cerca di negozi già addobbati sono un felice passatempo, e se anche margherita è troppo piccola per capire la differenza basta la luce negli occhi di elio
a emozionare tutti: guarda! c'è babbo natale in quel negozio!
babbo natale: a due anni e mezzo suonati, mio figlio fa la conoscenza di questo distinto signore per mezzo dei miei entusiastici racconti (io che non aspettavo altro che di avere un bimbo a portata di mano cui trasmettere tutta la magia dell'attesa di questa figura misteriosa e scampanellante, perché diciamocelo, ma siamo proprio sicuri che non esista? eh?); io gli spiego dove abita e cosa fa, e soprattutto lo ricatto moralmente ad ogni marachella anche solo pensata, ricordandogli che babbo natale lo osserva e prende nota sul suo quaderno (questa me la sono inventata io) delle volte che è stato buono e meno buono.
quest'anno tocca alla mia numerosa famiglia d'origine averci a natale, e niente, io già vedo renne ricamate sui maglioncini dei miei figli, e bucce di mandarino sparse sullo stesso tavolo sul quale le spargevo io da bambina,e carte da regalo accartocciate sotto l'albero e i regali appena aperti stretti al petto dei bambini :)
io non ho voce per queste emozioni, non le so esprimere. ma ho questo piccolo blog, che qualcuno legge, e l'illusione che ciò che scrivo possa arrivare ovunque. perciò voglio ringraziare la Vita che mi ha regalato, e continua a regalarmi, tutto questo.
Grazie Vita.
di questo natale, di tutti quelli che verranno, che non mi pare vero che tanta meraviglia possa moltiplicarsi negli anni, e grazie di ogni altra cosa.
martedì 20 novembre 2012
Giorni che per fortuna finiscono :)
Ci sono giorni, sono i più, in cui tutto scorre come deve, in cui il tempo va dove deve, e io sono presente senza farmi troppe domande;
ci sono giorni, giorni come oggi, in cui non basto, non basto, quando tu sei malato e lei invece non dorme, quando la casa è piena di oggetti già visti e il freddo ci sbarra la porta, giorni in cui un urlo mi sfugge, un moto di rabbia si fa strada senza che nemmeno me ne accorga, e il dispiacere lampeggia nei tuoi occhi, e tutta quella delusione mi investe e non ho il tempo di far pace, di abbracciarti e leggerti una storia, non ho il tempo di stringere lei per farla dormire, di aspettare per sorriderle appena si sveglia, e quando lei dorme tu non mi vuoi vicino, e quando tu giochi da solo lei è nervosa e non so perchè,
e mi sembra di non averla accompagnata in niente, di non aver giocato con i cubi e con i burattini,
e mi sembra di non avere più pazienza con te, di non essere più capace...
Ci sono giorni come questi, come oggi, che so che per fortuna finiranno, e so che stanotte dormiremo stretti insieme, e so che domani ci alzeremo più sereni, giorni in cui metto tutto in discussione, per scrollarmi di dosso l'apatia e ricordarmi che non so niente, o so tutto,
ma di certo ho ancora molto da imparare.
ci sono giorni, giorni come oggi, in cui non basto, non basto, quando tu sei malato e lei invece non dorme, quando la casa è piena di oggetti già visti e il freddo ci sbarra la porta, giorni in cui un urlo mi sfugge, un moto di rabbia si fa strada senza che nemmeno me ne accorga, e il dispiacere lampeggia nei tuoi occhi, e tutta quella delusione mi investe e non ho il tempo di far pace, di abbracciarti e leggerti una storia, non ho il tempo di stringere lei per farla dormire, di aspettare per sorriderle appena si sveglia, e quando lei dorme tu non mi vuoi vicino, e quando tu giochi da solo lei è nervosa e non so perchè,
e mi sembra di non averla accompagnata in niente, di non aver giocato con i cubi e con i burattini,
e mi sembra di non avere più pazienza con te, di non essere più capace...
Ci sono giorni come questi, come oggi, che so che per fortuna finiranno, e so che stanotte dormiremo stretti insieme, e so che domani ci alzeremo più sereni, giorni in cui metto tutto in discussione, per scrollarmi di dosso l'apatia e ricordarmi che non so niente, o so tutto,
ma di certo ho ancora molto da imparare.
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lunedì 2 luglio 2012
Volevo dirti
Volevo dirti
"corri, piccolo mio,
corri ora perché poi
qualcuno ti tratterrà,
corri ora perché chi ti insegue
lo fa per gioco
e ride senza sapere, sotto gli occhi della gente
che non sa;
non aspettare, amore mio,
non aspettare mai nessuno."
"corri, piccolo mio,
corri ora perché poi
qualcuno ti tratterrà,
corri ora perché chi ti insegue
lo fa per gioco
e ride senza sapere, sotto gli occhi della gente
che non sa;
non aspettare, amore mio,
non aspettare mai nessuno."
mercoledì 14 marzo 2012
Dormono
Dormono.
E io non posso.
Ho mille motivi per volermi nascondere sotto le coperte fino al primo risveglio, ma anche mille cose che frullano in testa, e devo farle svolazzare un po'.
Dormono.
E il "grande" ha 39 di febbre, e io sono sola, e la famiglia di origine tace laggiù, non accenna a venirmi in soccorso, allora dopo un po' di frigni mi rimbocco le maniche e faccio da me. E penso a tutte le amiche e cugine e conoscenti con stuoli di nonne, zie, amiche nullafacenti che sgomitano per citofonare per prime a casa loro, e che appena rimangono sole telefonano a qualcun altro per lamentarsi di quanto sono stanche. E penso che anch'io la stanchezza vera non l'avevo mai sperimentata, ma me la devo tenere, perchè al momento il numero del pronto soccorso dà sempre occupato, da queste parti. E penso che il fatto che soltanto io sappia dove stanno i pigiamini, come si usa il termometro, cosa deve mangiare il grande per cena, a che ora deve mangiare la piccola, cos'è quel "Cincino" che il primo sta cercando per casa, non va mica bene.
Dormono.
E mi viene in mente la primavera che sta arrivando, e che la febbre passerà. Che è vero, non prendono l'aereo, però mi vogliono, ci vogliono bene. Che sarò anche sola, ma sto costruendo qualcosa di maestoso, con questi bambini. Che sono la cosa più incredibile che potessi fare.
Che in questo lasso di tempo in cui li ho voluti, concepiti, partoriti e cresciuti, un sacco di miei coetanei si sono presi le loro soddisfazioni. Che ho amiche che vanno ancora in discoteca, beate loro.
Che la gioia che provo quando guardo i miei figli e penso che sono proprio miei, è indescrivibile e totale. Che, purtroppo per me o forse per gli altri, il lasso di tempo è lo stesso per tutti.
Dormono e comincio a credere nei miracoli, nella lunga fila di magie che mi hanno portata fin qui. Comincio a essere cosciente di ogni singola cosa. Diminuisce la paura per le ore di solitudine e le battaglie piccole e meno piccole, cresce la gratitudine.
Pupone dorme abbracciato a "Cincino", Nanetta dorme coi pugnetti chiusi e borbotta nel sonno. Io sto nel mezzo, coi mie grattacapi e le mie paturnie.
Io sto nel mezzo, con un carico di felicità che schiaccia, nutre, e pesa.
Ps: scusate la pesantezza. Sto elaborando. Sto metabolizzando la nuova situazione e l'indigeribile me stessa :)
E io non posso.
Ho mille motivi per volermi nascondere sotto le coperte fino al primo risveglio, ma anche mille cose che frullano in testa, e devo farle svolazzare un po'.
Dormono.
E il "grande" ha 39 di febbre, e io sono sola, e la famiglia di origine tace laggiù, non accenna a venirmi in soccorso, allora dopo un po' di frigni mi rimbocco le maniche e faccio da me. E penso a tutte le amiche e cugine e conoscenti con stuoli di nonne, zie, amiche nullafacenti che sgomitano per citofonare per prime a casa loro, e che appena rimangono sole telefonano a qualcun altro per lamentarsi di quanto sono stanche. E penso che anch'io la stanchezza vera non l'avevo mai sperimentata, ma me la devo tenere, perchè al momento il numero del pronto soccorso dà sempre occupato, da queste parti. E penso che il fatto che soltanto io sappia dove stanno i pigiamini, come si usa il termometro, cosa deve mangiare il grande per cena, a che ora deve mangiare la piccola, cos'è quel "Cincino" che il primo sta cercando per casa, non va mica bene.
Dormono.
E mi viene in mente la primavera che sta arrivando, e che la febbre passerà. Che è vero, non prendono l'aereo, però mi vogliono, ci vogliono bene. Che sarò anche sola, ma sto costruendo qualcosa di maestoso, con questi bambini. Che sono la cosa più incredibile che potessi fare.
Che in questo lasso di tempo in cui li ho voluti, concepiti, partoriti e cresciuti, un sacco di miei coetanei si sono presi le loro soddisfazioni. Che ho amiche che vanno ancora in discoteca, beate loro.
Che la gioia che provo quando guardo i miei figli e penso che sono proprio miei, è indescrivibile e totale. Che, purtroppo per me o forse per gli altri, il lasso di tempo è lo stesso per tutti.
Dormono e comincio a credere nei miracoli, nella lunga fila di magie che mi hanno portata fin qui. Comincio a essere cosciente di ogni singola cosa. Diminuisce la paura per le ore di solitudine e le battaglie piccole e meno piccole, cresce la gratitudine.
Pupone dorme abbracciato a "Cincino", Nanetta dorme coi pugnetti chiusi e borbotta nel sonno. Io sto nel mezzo, coi mie grattacapi e le mie paturnie.
Io sto nel mezzo, con un carico di felicità che schiaccia, nutre, e pesa.
Ps: scusate la pesantezza. Sto elaborando. Sto metabolizzando la nuova situazione e l'indigeribile me stessa :)
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martedì 6 marzo 2012
Presto
E' che sono a bagno nell'Amore Vero.
Riconoscente di tutto, di un parto perfetto, di ogni singolo gesto e parola che l'hanno reso possibile. E' stato bello darti alla luce.
A mollo nei ricordi in cui voglio indugiare, perché è presto per andare oltre, per dimenticare.
Vorrei trattenere qui con me tutti gli istanti di quando sei nata, piccola Margherita, e di questi giorni lenti in cui siamo ancora molto di quel corpo unico che siamo state.
Sono grata di queste sensazioni, anche di quelle che provocano piccole fitte di nostalgia e dolore, perché sono le pietre del nostro percorso, e scavano solchi che ci daranno equilibrio da ora in poi.
E' che sono immersa nei colori chiari di una stanza in penombra, in una luce tenue che cancella il confine tra dentro e fuori, e tutto si mescola, si amalgama, facendo di me e di te un nucleo quasi magico di empatia, comunione, che privo di confini copre distanze e strade, e scavalca edifici.
Riconoscente di tutto, di un parto perfetto, di ogni singolo gesto e parola che l'hanno reso possibile. E' stato bello darti alla luce.
A mollo nei ricordi in cui voglio indugiare, perché è presto per andare oltre, per dimenticare.
Vorrei trattenere qui con me tutti gli istanti di quando sei nata, piccola Margherita, e di questi giorni lenti in cui siamo ancora molto di quel corpo unico che siamo state.
Sono grata di queste sensazioni, anche di quelle che provocano piccole fitte di nostalgia e dolore, perché sono le pietre del nostro percorso, e scavano solchi che ci daranno equilibrio da ora in poi.
E' che sono immersa nei colori chiari di una stanza in penombra, in una luce tenue che cancella il confine tra dentro e fuori, e tutto si mescola, si amalgama, facendo di me e di te un nucleo quasi magico di empatia, comunione, che privo di confini copre distanze e strade, e scavalca edifici.
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martedì 28 febbraio 2012
Margherita
E'successo che venerdì, dopo aver scritto e pubblicato questo post, mi sono alzata dalla sedia e mi si sono rotte le acque.
:)
Erano le due e un quarto del pomeriggio, alle otto di sera è nata Margherita.
Stiamo bene, e non vediamo l'ora di tornare qui con più calma...
Grazie a tutte delle parole di amicizia, degli interessamenti in via pubblica e privata, dei pensieri.
:)
Erano le due e un quarto del pomeriggio, alle otto di sera è nata Margherita.
Stiamo bene, e non vediamo l'ora di tornare qui con più calma...
Grazie a tutte delle parole di amicizia, degli interessamenti in via pubblica e privata, dei pensieri.
venerdì 24 febbraio 2012
Nasci
A quasi 39 settimane siamo sempre qui, con poco liquido amniotico come sentenza dall'ultima ecografia e la prospettiva, se non si nasce entro 7 giorni, di indurre il parto. Cosa che una come me non gradisce troppo, ma vediamo.
Nanetta in agitazione, io combattuta tra la voglia di muovermi senza sosta, ché di star ferma non mi va e vorrei dare segnali inequivocabili che è ora di farsi conoscere, e quella di stare a letto a leggere tutti i libri che sto scaricando compulsivamente sul kindle.
Io mi interrogo su cosa sia che decide per noi che ora e solo ora siamo pronti ad accoglierti o che tu sei pronta a venire al mondo, piccoletta mia.
Mi domando cosa sarà tenerti tra le braccia. Non vorrei pensarci troppo, per non emozionarmi a dismisura e per non iniziare il giro infinito di domande senza risposta, ma poi inevitabilmente mi chiedo come stai e se sto facendo abbastanza per noi e... sai, imparerai a conoscermi.
Se penso all'amore, so cosa dire.
Se penso alla famiglia, inizio ad imparare qualcosa.
Se mi chiedo cos'è essere madre, ho presente tuo fratello che mi cerca al mattino presto per stringermi forte ancora nel sonno, ma da qualche tempo, bambina mia, io penso anche a te.
Nanetta in agitazione, io combattuta tra la voglia di muovermi senza sosta, ché di star ferma non mi va e vorrei dare segnali inequivocabili che è ora di farsi conoscere, e quella di stare a letto a leggere tutti i libri che sto scaricando compulsivamente sul kindle.
Io mi interrogo su cosa sia che decide per noi che ora e solo ora siamo pronti ad accoglierti o che tu sei pronta a venire al mondo, piccoletta mia.
Mi domando cosa sarà tenerti tra le braccia. Non vorrei pensarci troppo, per non emozionarmi a dismisura e per non iniziare il giro infinito di domande senza risposta, ma poi inevitabilmente mi chiedo come stai e se sto facendo abbastanza per noi e... sai, imparerai a conoscermi.
Se penso all'amore, so cosa dire.
Se penso alla famiglia, inizio ad imparare qualcosa.
Se mi chiedo cos'è essere madre, ho presente tuo fratello che mi cerca al mattino presto per stringermi forte ancora nel sonno, ma da qualche tempo, bambina mia, io penso anche a te.
mercoledì 11 gennaio 2012
Quasi 33 settimane: i dubbi e il senso dell'attesa
Le nostre vacanze sono trascorse e tra partenze, gite al pronto soccorso (ancora? ebbene sì), ritorni, ospitate, ho perso tutte le occasioni per fare gli auguri e per esprimere i miei buoni propositi per l'anno nuovo...ci lasciamo alle spalle un ricco 2011, trascorso in fretta proprio perchè denso, densissimo di novità, e me ne accorgo solo ora che ci ripenso, a posteriori, a quanto tempo è passato portando con sè tutto quello che ha portato.
Siamo nel 2012, e tutto sta per cominciare. mancano meno di due mesi all'arrivo della nanetta, e io sono nel pieno della sindrome di accudimento del nido, nel pieno dei fastidi da terzo trimestre, nel pienissimo degli esami pre-parto. la notte la aspetto come una manna e poi non dormo, tutto fa male come chi è già stata incinta sa bene. ma con che coraggio lamentarsi?? non è che mi lamento, a volte il dolore e la stanchezza sono davvero fastidiosi e disfunzionali, e sommati alle cose da fare mi rendono impossibile rilassarmi e pensare a me stessa, allora escono fuori in parole e sospiri che giuro non riesco a trattenere...
per pensare ai progetti da realizzare, che mi galvanizzano, ho comprato l'occorrente per un fiocco nascita meraviglioso che non avrà nulla a che fare col punto croce, ho quasi ultimato il guardaroba primi mesi della piccoletta, ho iniziato la delirante opera di riorganizzazione degli spazi di casa, (il tutto, vogliamo dirlo?, con un pupo di ventidue mesi in piena fase No!, Mio! Io!)
eh sì, pupone... non posso parlare di lui adesso, ha bisogno di uno spazio suo, più avanti, con più calma.
e mentre la pancia si fa ogni giorno più importante e la gente per strada mi guarda con rispetto, io penso a quello che ci sta per succedere e mi emoziono ogni volta. questa bambina, al momento, oltre al nome e al guardaroba quasi pronto non ha molto, devo ammetterlo. non ha uno spazio tutto suo nella mia testa, un momento nella giornata in cui possa davvero pensare solo a lei e a come sarà per me essere sua madre e, soprattutto, per lei essere mia figlia. ha qualche addobbo per quello che sarà lo spazietto di casa che le dedicheremo, ma non ha quella fetta enorme di cuore che pupone aveva già molto prima di nascere, e di questo mi pento e mi dispiaccio tanto. mi dico che è perché pupone è ancora troppo piccolo, minimamente autosufficiente, e io troppo inesperta ancora, troppo stanca, e molto, troppo sola nell'affrontare tutto, ora che più che mai mi manca l'appoggio tangibile, quotidiano, della mia famiglia lontana.
però la parte migliore di me sa, sa, che appena nata la guarderò e capirò tutto, e questa lunga attesa acquisterà in un istante il suo senso ai miei occhi, e saprò farle spazio senza toglierne al fratello, perché farebbe star male lui, me, lei.
insomma, c'è tempo per organizzarsi, ancora, e per pensare alla futura vita in quattro. penso alla primavera che arriverà poco dopo la sua nascita, penso al via vai di amici e parenti che ci sarà nelle prime settimane, portando calore, presenza concreta, aiuto, allegria, e mi dico che ce la faremo, ce la farò.
questa gravidanza si sta rivelando una faticosa scalata, ma il paesaggio intorno è talmente mozzafiato che compensa la stanchezza, e i crampi alle gambe.
e io ogni tanto, come consumata esploratrice, mi fermo tra una roccia impervia e un sentiero scivoloso, mi asciugo il sudore dalla fronte e sento la natura parlarmi e dirmi che tutto andrà bene, che la meta da raggiungere merita lo spaesamento di adesso, e che l'amore che ci univa a valle, in cima sarà moltiplicato.
Siamo nel 2012, e tutto sta per cominciare. mancano meno di due mesi all'arrivo della nanetta, e io sono nel pieno della sindrome di accudimento del nido, nel pieno dei fastidi da terzo trimestre, nel pienissimo degli esami pre-parto. la notte la aspetto come una manna e poi non dormo, tutto fa male come chi è già stata incinta sa bene. ma con che coraggio lamentarsi?? non è che mi lamento, a volte il dolore e la stanchezza sono davvero fastidiosi e disfunzionali, e sommati alle cose da fare mi rendono impossibile rilassarmi e pensare a me stessa, allora escono fuori in parole e sospiri che giuro non riesco a trattenere...
per pensare ai progetti da realizzare, che mi galvanizzano, ho comprato l'occorrente per un fiocco nascita meraviglioso che non avrà nulla a che fare col punto croce, ho quasi ultimato il guardaroba primi mesi della piccoletta, ho iniziato la delirante opera di riorganizzazione degli spazi di casa, (il tutto, vogliamo dirlo?, con un pupo di ventidue mesi in piena fase No!, Mio! Io!)
eh sì, pupone... non posso parlare di lui adesso, ha bisogno di uno spazio suo, più avanti, con più calma.
e mentre la pancia si fa ogni giorno più importante e la gente per strada mi guarda con rispetto, io penso a quello che ci sta per succedere e mi emoziono ogni volta. questa bambina, al momento, oltre al nome e al guardaroba quasi pronto non ha molto, devo ammetterlo. non ha uno spazio tutto suo nella mia testa, un momento nella giornata in cui possa davvero pensare solo a lei e a come sarà per me essere sua madre e, soprattutto, per lei essere mia figlia. ha qualche addobbo per quello che sarà lo spazietto di casa che le dedicheremo, ma non ha quella fetta enorme di cuore che pupone aveva già molto prima di nascere, e di questo mi pento e mi dispiaccio tanto. mi dico che è perché pupone è ancora troppo piccolo, minimamente autosufficiente, e io troppo inesperta ancora, troppo stanca, e molto, troppo sola nell'affrontare tutto, ora che più che mai mi manca l'appoggio tangibile, quotidiano, della mia famiglia lontana.
però la parte migliore di me sa, sa, che appena nata la guarderò e capirò tutto, e questa lunga attesa acquisterà in un istante il suo senso ai miei occhi, e saprò farle spazio senza toglierne al fratello, perché farebbe star male lui, me, lei.
insomma, c'è tempo per organizzarsi, ancora, e per pensare alla futura vita in quattro. penso alla primavera che arriverà poco dopo la sua nascita, penso al via vai di amici e parenti che ci sarà nelle prime settimane, portando calore, presenza concreta, aiuto, allegria, e mi dico che ce la faremo, ce la farò.
questa gravidanza si sta rivelando una faticosa scalata, ma il paesaggio intorno è talmente mozzafiato che compensa la stanchezza, e i crampi alle gambe.
e io ogni tanto, come consumata esploratrice, mi fermo tra una roccia impervia e un sentiero scivoloso, mi asciugo il sudore dalla fronte e sento la natura parlarmi e dirmi che tutto andrà bene, che la meta da raggiungere merita lo spaesamento di adesso, e che l'amore che ci univa a valle, in cima sarà moltiplicato.
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venerdì 4 novembre 2011
Fiocco
Dovrò riconsiderare tutto.
dovrò fare i conti con certe parti di me stessa, e più che mai col ricordo di mia madre. dovrò mangiarmi qualche lacrima quando nascerai, perchè mi sentirò un po' come si è sentita lei, e lei mi mancherà tanto.
dovrò ripensarmi come madre, ripensare il mio amore e il mio modo di manifestarlo, accogliere le novità e le scoperte e le nuove parole.
dovrò aprire il tuo armadio a tutti i vestiti assurdi che ti regaleranno amici e parenti, dovrò difenderti dalla pubblicità, dai glitter, dalle minigonne.
un giorno ti vedrò, e tutti i dubbi di oggi spariranno, sarai il mio specchio e io il tuo, ti innamorerai di tuo padre e di tuo fratello e a lui presenterai le tue amichette. un giorno mi guarderai mentre mi truccherò e vorrai in prestito il fard, un giorno verrai a chiedermi cosa sono "i giorni del ciclo".
non ti chiamerò mai principessa, sappilo.
e non interverrò quando farai a botte con tuo fratello.
però sarai la mia bambina.
e io non vedo l'ora di conoscerti...
dovrò fare i conti con certe parti di me stessa, e più che mai col ricordo di mia madre. dovrò mangiarmi qualche lacrima quando nascerai, perchè mi sentirò un po' come si è sentita lei, e lei mi mancherà tanto.
dovrò ripensarmi come madre, ripensare il mio amore e il mio modo di manifestarlo, accogliere le novità e le scoperte e le nuove parole.
dovrò aprire il tuo armadio a tutti i vestiti assurdi che ti regaleranno amici e parenti, dovrò difenderti dalla pubblicità, dai glitter, dalle minigonne.
un giorno ti vedrò, e tutti i dubbi di oggi spariranno, sarai il mio specchio e io il tuo, ti innamorerai di tuo padre e di tuo fratello e a lui presenterai le tue amichette. un giorno mi guarderai mentre mi truccherò e vorrai in prestito il fard, un giorno verrai a chiedermi cosa sono "i giorni del ciclo".
non ti chiamerò mai principessa, sappilo.
e non interverrò quando farai a botte con tuo fratello.
però sarai la mia bambina.
e io non vedo l'ora di conoscerti...
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martedì 25 ottobre 2011
Chiusa
Sono qui.
in procinto di scrivere qualche inutile riga, tanto per ricordarmi che ci sono, che vivo e penso.
in questi giorni mi sta accadendo una cosa strana. più la mia pancia cresce e i calcetti si fanno sentire, più mi lego a pupone.
sarà l'età, che sono questi 20 mesi meravigliosi in cui impara a parlare e a correre e si fa ogni giorno più tenero.
sarà la partenza imminente per casa dei nonni, in vista del ponte, chè gli spostamenti mi scombussolano sempre un po'.
sarà la consapevolezza crescente che tra poco non saremo più soli, e il desiderio di imprimere nella mia e nella sua testa dei ricordi speciali, quelli di tutti i giorni semplici e unici che stiamo vivendo, tra le mie frustrazioni e le incommensurabilmente più significative gioie.
sarà la stanchezza, che mi fa vivere di momento in momento, e arrivare a sera a contare le membra e vedere se ci sono ancora, tutta intera. mai contenta, mai soddisfatta, perchè tralascio sempre qualcosa.
più l'attesa si accorcia, più mi chiudo in noi due, noi tre col papà, e mi rifugio in questo luogo caldo e colorato che mi consola e mi riempie il cuore. sento il mondo premere dall'esterno e richiamare la mia attenzione con cose inutili e scadenze e richieste di concentrata attenzione, e io non voglio sentire altro che il respiro sereno di questo bambino, e raccogliere le energie per i mesi a venire, e stringere i pensieri in una borsa per essere sicura che sia tutto a posto, tutto in ordine, dentro e fuori.
in questo raccoglimento, di cui non mi pento perchè lo sento necessario, penso al mio essere madre ed è l'unico momento in cui sono contenta. perchè ce la sto mettendo tutta, non sto dando retta a nessuno, e per la prima volta non ho nulla di cui lamentarmi.
io sono tua madre, pupone mio, e siamo entrambi fortunati.
io sono tua madre, tartaruga nella pancia, e avrai una famiglia pronta quando nascerai.
io sono una madre, caro mondo, e in faccia a chi mi dice che non basta, che non mi posso accontentare, io sorrido e dico che ce la sto mettendo tutta.
che non sarà sempre così, ma che quando questo momento finirà mi mancherà con tutto il cuore.
perciò adesso resto chiusa, concentrata.
si tratta di me e dei miei figli, del mio amore racchiuso in un nucleo perfetto, che non straripa, che non si smarrisce.
si tratta di noi.
in procinto di scrivere qualche inutile riga, tanto per ricordarmi che ci sono, che vivo e penso.
in questi giorni mi sta accadendo una cosa strana. più la mia pancia cresce e i calcetti si fanno sentire, più mi lego a pupone.
sarà l'età, che sono questi 20 mesi meravigliosi in cui impara a parlare e a correre e si fa ogni giorno più tenero.
sarà la partenza imminente per casa dei nonni, in vista del ponte, chè gli spostamenti mi scombussolano sempre un po'.
sarà la consapevolezza crescente che tra poco non saremo più soli, e il desiderio di imprimere nella mia e nella sua testa dei ricordi speciali, quelli di tutti i giorni semplici e unici che stiamo vivendo, tra le mie frustrazioni e le incommensurabilmente più significative gioie.
sarà la stanchezza, che mi fa vivere di momento in momento, e arrivare a sera a contare le membra e vedere se ci sono ancora, tutta intera. mai contenta, mai soddisfatta, perchè tralascio sempre qualcosa.
più l'attesa si accorcia, più mi chiudo in noi due, noi tre col papà, e mi rifugio in questo luogo caldo e colorato che mi consola e mi riempie il cuore. sento il mondo premere dall'esterno e richiamare la mia attenzione con cose inutili e scadenze e richieste di concentrata attenzione, e io non voglio sentire altro che il respiro sereno di questo bambino, e raccogliere le energie per i mesi a venire, e stringere i pensieri in una borsa per essere sicura che sia tutto a posto, tutto in ordine, dentro e fuori.
in questo raccoglimento, di cui non mi pento perchè lo sento necessario, penso al mio essere madre ed è l'unico momento in cui sono contenta. perchè ce la sto mettendo tutta, non sto dando retta a nessuno, e per la prima volta non ho nulla di cui lamentarmi.
io sono tua madre, pupone mio, e siamo entrambi fortunati.
io sono tua madre, tartaruga nella pancia, e avrai una famiglia pronta quando nascerai.
io sono una madre, caro mondo, e in faccia a chi mi dice che non basta, che non mi posso accontentare, io sorrido e dico che ce la sto mettendo tutta.
che non sarà sempre così, ma che quando questo momento finirà mi mancherà con tutto il cuore.
perciò adesso resto chiusa, concentrata.
si tratta di me e dei miei figli, del mio amore racchiuso in un nucleo perfetto, che non straripa, che non si smarrisce.
si tratta di noi.
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venerdì 8 luglio 2011
Pensavo che è così facile fare confronti con le vite degli altri. a maggior ragione se si ha un blog e se ne seguono (tanti) altri. è tutto pieno di vite che somigliano tanto a quella che considero perfetta, è tutto un sentimento buono e fermo, un realizzarsi di progetti, un seguire fili ben tesi nello spazio.
pensavo che sarebbe molto più difficile proseguire spediti sul proprio binario, senza voltarsi indietro, che a voltarsi indietro si guadagnano solo notti insonni. e senza sbirciare il percorso degli altri treni, che le notti insonni raddoppiano. ma io sbircio sempre. io annaspo nelle mie scelte. è che sono fatta così. c'è sempre qualche fortuna più fortuna della mia, c'è, soprattutto, sempre qualcuno che fa meglio. che procede più razionalmente, che si applica di più, che ottiene di più. e, sebbene mi ritenga, in tutta onestà, felice e fortunata (davvero), quell'odiosa maestrina che mi abita in testa mi pungola sempre, dice sempre la sua. non tace mai. mi ruba la serenità di attese e di quel tempo trascorso a progettare.
io ce la metto tutta, sul serio. io traccio su grandi fogli totalmente bianchi una rotta incerta, imprecisa. poi, col tempo, quella linea che rappresenta la mia rotta si arricchisce di dettagli, di particolari, di riferimenti, e tutto acquista forma, senso. quella semplice linea su fondo bianco è diventata un disegno, la mappa di un viaggio. ma se arriva, e arriva sempre, quella persona a dire "hai sbagliato", o ad insinuarlo, succede che la mappa diventi confusa, uno scarabocchio, e che mi dica, affranta "che razza di assurdità". "che ho fatto?".
perciò ho paura. ora che c'è mio figlio, ho paura. perché non sono più da sola a sbattere la testa al muro se perdo la direzione, e ho paura che diventi un sognatore come me, che si ritrovi a dibattersi in pantani creati da lui stesso. ho paura che si abbatta davanti alle difficoltà, che tema il prossimo, che non sappia credere in se stesso. che segua queste mie orme impazzite.
io vorrei dirgli, "sii forte amore mio, sii forte e coraggioso, che di uomini come te non ce ne sono al mondo, e credi sempre e tieni duro e sii quel che vuoi essere, senza pentirti, senza timore di lasciarti aiutare", e lo guardo e mi dico che forse, se la scintilla nei suoi occhi furbetti non inganna, se la sicurezza del suo passo nel mondo non tradirà, di questi consigli non avrà bisogno, ma solo di una mamma che sappia dargli fiducia, che non tremi, che gli sorrida. che ripeta, di nuovo, le poche parole che sanno calmarla, per poter calmare lui, con le carezza sulla testa che ama tanto. questo vorrei, potergli dare sicurezza.
o almeno vorrei fermare il tempo e lasciargli quello di crescere, la calma per diventare un uomo in questo mondo veloce, perché i suoi occhi non perdano quella scintilla, e il suo passo non perda fermezza, perché le strade non si facciano di argilla sotto i suoi piedi mentre cammina, ma tutto sia abbastanza lento da consentirgli di adattarsi, di respirare, di guardarsi intorno e conservare il ricordo di quel che vedrà, il ricordo dei miei abbracci, dei suoi risvegli al pomeriggio nella stanza fresca e tutta sua, di questo tempo infinitamente tenero in cui sono tutta per lui, ancora, e lui è tutto per me, ancora. e c'è tempo di capirci, di studiarci, di riempire la stanza di luce e canzoni e andare insieme in piscina a fare mille bagni fino a sera, e tempo di stare a letto abbracciati e giocare con un telo colorato, e poi tempo per me, di piangere un po', quando lui dorme e il suo respiro mi fa compagnia.
perché forse è questo che ci manca. il tempo di crescere, di capire. ho fatto tante cose, preso tante decisioni, e di tutto quel mazzo che avevo mi sono ritrovata con in mano tre carte o quattro, e mille domande cui nessuno risponde. qualche rimpianto forte, un barattolo di anni trascorsi così, e un futuro davanti che mi incalza, mi chiama, e si aspetta di trovarmi, al suo arrivo, assolutamente pronta.
pensavo che sarebbe molto più difficile proseguire spediti sul proprio binario, senza voltarsi indietro, che a voltarsi indietro si guadagnano solo notti insonni. e senza sbirciare il percorso degli altri treni, che le notti insonni raddoppiano. ma io sbircio sempre. io annaspo nelle mie scelte. è che sono fatta così. c'è sempre qualche fortuna più fortuna della mia, c'è, soprattutto, sempre qualcuno che fa meglio. che procede più razionalmente, che si applica di più, che ottiene di più. e, sebbene mi ritenga, in tutta onestà, felice e fortunata (davvero), quell'odiosa maestrina che mi abita in testa mi pungola sempre, dice sempre la sua. non tace mai. mi ruba la serenità di attese e di quel tempo trascorso a progettare.
io ce la metto tutta, sul serio. io traccio su grandi fogli totalmente bianchi una rotta incerta, imprecisa. poi, col tempo, quella linea che rappresenta la mia rotta si arricchisce di dettagli, di particolari, di riferimenti, e tutto acquista forma, senso. quella semplice linea su fondo bianco è diventata un disegno, la mappa di un viaggio. ma se arriva, e arriva sempre, quella persona a dire "hai sbagliato", o ad insinuarlo, succede che la mappa diventi confusa, uno scarabocchio, e che mi dica, affranta "che razza di assurdità". "che ho fatto?".
perciò ho paura. ora che c'è mio figlio, ho paura. perché non sono più da sola a sbattere la testa al muro se perdo la direzione, e ho paura che diventi un sognatore come me, che si ritrovi a dibattersi in pantani creati da lui stesso. ho paura che si abbatta davanti alle difficoltà, che tema il prossimo, che non sappia credere in se stesso. che segua queste mie orme impazzite.
io vorrei dirgli, "sii forte amore mio, sii forte e coraggioso, che di uomini come te non ce ne sono al mondo, e credi sempre e tieni duro e sii quel che vuoi essere, senza pentirti, senza timore di lasciarti aiutare", e lo guardo e mi dico che forse, se la scintilla nei suoi occhi furbetti non inganna, se la sicurezza del suo passo nel mondo non tradirà, di questi consigli non avrà bisogno, ma solo di una mamma che sappia dargli fiducia, che non tremi, che gli sorrida. che ripeta, di nuovo, le poche parole che sanno calmarla, per poter calmare lui, con le carezza sulla testa che ama tanto. questo vorrei, potergli dare sicurezza.
o almeno vorrei fermare il tempo e lasciargli quello di crescere, la calma per diventare un uomo in questo mondo veloce, perché i suoi occhi non perdano quella scintilla, e il suo passo non perda fermezza, perché le strade non si facciano di argilla sotto i suoi piedi mentre cammina, ma tutto sia abbastanza lento da consentirgli di adattarsi, di respirare, di guardarsi intorno e conservare il ricordo di quel che vedrà, il ricordo dei miei abbracci, dei suoi risvegli al pomeriggio nella stanza fresca e tutta sua, di questo tempo infinitamente tenero in cui sono tutta per lui, ancora, e lui è tutto per me, ancora. e c'è tempo di capirci, di studiarci, di riempire la stanza di luce e canzoni e andare insieme in piscina a fare mille bagni fino a sera, e tempo di stare a letto abbracciati e giocare con un telo colorato, e poi tempo per me, di piangere un po', quando lui dorme e il suo respiro mi fa compagnia.
perché forse è questo che ci manca. il tempo di crescere, di capire. ho fatto tante cose, preso tante decisioni, e di tutto quel mazzo che avevo mi sono ritrovata con in mano tre carte o quattro, e mille domande cui nessuno risponde. qualche rimpianto forte, un barattolo di anni trascorsi così, e un futuro davanti che mi incalza, mi chiama, e si aspetta di trovarmi, al suo arrivo, assolutamente pronta.
martedì 28 giugno 2011
Sedici mesi e un giorno
Mio piccolo uomo, siamo arrivati a questo traguardo importante.
ti guardo camminare sicuro di te, scalzo e col costumino bagnato dopo il tuffo in piscina, col cracker in una mano e il bicchierino dell'acqua nell'altra, e non capisco come siamo arrivati fin qui.
ti ho davvero cresciuto io, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione? sì, io e il tuo papà.
ti ascolto chiacchierare nel tuo affascinante idioma, cambiare intonazione come hai sentito fare a noi grandi, ti osservo mentre afferri il melone e lo annusi come hai visto fare a me al supermercato, ti metto a letto cotto dopo una mattinata di giochi selvaggi tutto sporco di pomodoro, e in un sospiro ti lasci andare soddisfatto sul cuscino.
studio il tuo viso e ci vedo me, tuo padre, di nuovo me e me e di nuovo tuo padre, e mi commuove la sintesi di due persone così diverse in un ometto così piccolo ma già "maturo" nelle sue espressioni, nelle sue intenzioni, da essere assolutamente unico e originale.
ti muovi spedito nel mondo, benedetto dall'amore e dalla serenità di una famiglia che ti ama, protetto dai nostri sguardi sempre meno apprensivi, scegli il libro da sfogliare, mangi da solo col cucchiaio, cadi e ti rialzi, piangi e ti consoli, e io non posso che guardarti, guardarti e guardarti e commuovermi a amarti forte, e sostenerti se serve e pregare che rimanga sempre tutto così, che tu sia sempre saldo sui tuoi piedini e bello e felice e pieno di sogni.
sogno, io, di darti pace e sicurezza e coraggio, e appigli saldi per ogni evento, ogni piccolo imprevisto della tua vita, e una famiglia che sia un porto gioioso, e abbracci che non soffochino i tuoi slanci, e parole che non sovrastino le tue, e desideri che non si sostituiscano mai, mai, ai tuoi.
sii felice piccolo mio, impara la benevolenza e l'autonomia e la difficile arte della sincerità, cammina deciso verso la tua bellissima vita, e tienici per mano, vicini a te, fin quando lo vorrai.
ti guardo camminare sicuro di te, scalzo e col costumino bagnato dopo il tuffo in piscina, col cracker in una mano e il bicchierino dell'acqua nell'altra, e non capisco come siamo arrivati fin qui.
ti ho davvero cresciuto io, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione? sì, io e il tuo papà.
ti ascolto chiacchierare nel tuo affascinante idioma, cambiare intonazione come hai sentito fare a noi grandi, ti osservo mentre afferri il melone e lo annusi come hai visto fare a me al supermercato, ti metto a letto cotto dopo una mattinata di giochi selvaggi tutto sporco di pomodoro, e in un sospiro ti lasci andare soddisfatto sul cuscino.
studio il tuo viso e ci vedo me, tuo padre, di nuovo me e me e di nuovo tuo padre, e mi commuove la sintesi di due persone così diverse in un ometto così piccolo ma già "maturo" nelle sue espressioni, nelle sue intenzioni, da essere assolutamente unico e originale.
ti muovi spedito nel mondo, benedetto dall'amore e dalla serenità di una famiglia che ti ama, protetto dai nostri sguardi sempre meno apprensivi, scegli il libro da sfogliare, mangi da solo col cucchiaio, cadi e ti rialzi, piangi e ti consoli, e io non posso che guardarti, guardarti e guardarti e commuovermi a amarti forte, e sostenerti se serve e pregare che rimanga sempre tutto così, che tu sia sempre saldo sui tuoi piedini e bello e felice e pieno di sogni.
sogno, io, di darti pace e sicurezza e coraggio, e appigli saldi per ogni evento, ogni piccolo imprevisto della tua vita, e una famiglia che sia un porto gioioso, e abbracci che non soffochino i tuoi slanci, e parole che non sovrastino le tue, e desideri che non si sostituiscano mai, mai, ai tuoi.
sii felice piccolo mio, impara la benevolenza e l'autonomia e la difficile arte della sincerità, cammina deciso verso la tua bellissima vita, e tienici per mano, vicini a te, fin quando lo vorrai.
venerdì 20 maggio 2011
Del senso di Nuvole per le scelte...
...dei nomi, ad esempio.
"Nuvole", che minchiata. buttato lì, sono sincera, perché evocava una leggerezza che al momento mi piaceva. ma che non mi appartiene veramente, se tanto sono sempre ancorata alla realtà, solida, pesante, tanto da dar forse l'impressione, a chi mi sta vicino, di essere stancante, un piombo.
Il titolo del blog, pure quello. altra schifezza. quanti me ne vengono in mente, ora, belli, evocativi, sinceramente miei. e invece no, avevo l'urgenza di aprirlo, questo spazio mio, e allora giù il primo che mi è venuto in mente. sì è vero, sono "storie semiserie di una mamma", ma sarebbe come dire che roma "è" il colosseo.
per fortuna il nome di mio figlio l'ho azzeccato. gli calza a pennello, come un guantino sul suo piccolo personale cicciotto, biondo e sgambettante.
...e le scelte delle amiche, quelle spesso le ho cannate. ma le amiche che sono sopravvissute ai miei terremoti esistenziali, be', quelle meritano davvero.
e le Scelte Di Vita. dove studiare, cosa fare, che strade prendere, dove vivere e con chi.
quando, con chi fare un figlio.
a guardarle così, tutte insieme, da lontano, come su una mappa, sembra un po' tutto un casino. "ma quella non sarebbe stata meglio davanti, quell'altra dietro, quella proprio no?". sembra un groviglio di sentieri intrapresi e battuti sul momento, uno scalpiccìo in terreni accidentati che mi hanno portato qui.
ma il segreto, il mio segreto, sta sempre nel dettaglio. quella che sembra uno scherzo di mappa di un'improbabile caccia al tesoro è la mia vita. se ingrandiamo tutto, se zoomiamo sui singoli dettagli, è un intrico perfetto che forma un disegno unico e poetico.
è la magia che ha portato qui, ora, mio figlio a giocare coi cd del padre nella cuccia del cane, e me a guardarlo beata, anche se prima ho pianto un po'.
è l'inspiegabile mistero delle cose che succedono. che succedono perché così ho voluto anch'io.
"Nuvole", che minchiata. buttato lì, sono sincera, perché evocava una leggerezza che al momento mi piaceva. ma che non mi appartiene veramente, se tanto sono sempre ancorata alla realtà, solida, pesante, tanto da dar forse l'impressione, a chi mi sta vicino, di essere stancante, un piombo.
Il titolo del blog, pure quello. altra schifezza. quanti me ne vengono in mente, ora, belli, evocativi, sinceramente miei. e invece no, avevo l'urgenza di aprirlo, questo spazio mio, e allora giù il primo che mi è venuto in mente. sì è vero, sono "storie semiserie di una mamma", ma sarebbe come dire che roma "è" il colosseo.
per fortuna il nome di mio figlio l'ho azzeccato. gli calza a pennello, come un guantino sul suo piccolo personale cicciotto, biondo e sgambettante.
...e le scelte delle amiche, quelle spesso le ho cannate. ma le amiche che sono sopravvissute ai miei terremoti esistenziali, be', quelle meritano davvero.
e le Scelte Di Vita. dove studiare, cosa fare, che strade prendere, dove vivere e con chi.
quando, con chi fare un figlio.
a guardarle così, tutte insieme, da lontano, come su una mappa, sembra un po' tutto un casino. "ma quella non sarebbe stata meglio davanti, quell'altra dietro, quella proprio no?". sembra un groviglio di sentieri intrapresi e battuti sul momento, uno scalpiccìo in terreni accidentati che mi hanno portato qui.
ma il segreto, il mio segreto, sta sempre nel dettaglio. quella che sembra uno scherzo di mappa di un'improbabile caccia al tesoro è la mia vita. se ingrandiamo tutto, se zoomiamo sui singoli dettagli, è un intrico perfetto che forma un disegno unico e poetico.
è la magia che ha portato qui, ora, mio figlio a giocare coi cd del padre nella cuccia del cane, e me a guardarlo beata, anche se prima ho pianto un po'.
è l'inspiegabile mistero delle cose che succedono. che succedono perché così ho voluto anch'io.
lunedì 31 gennaio 2011
Le tue doti di madre
alcune di queste "doti" le possedevo già.
altre sono venute fuori apparentemente dal nulla, rendendomi una persona parzialmente diversa dall'originale. tipo...senso pratico? chi? io che vivevo sulla nuvoletta bianca nel cielo celeste? dite a me??
ogni giorno mi meraviglio un po' di quel che sto diventando.
perciò eccovi un breve (e non esaustivo) elenco.
la pazienza
anche quando sono le due del pomeriggio e il pupo non vuole saperne di dormire e tu non hai ancora pranzato..... quando giochi col piccolo che vuole per forza metterti le dita nel naso, perché la cosa lo fa morire dalle risate.... anche quando aspetti trepidante che il Papà torni da lavoro perché hai un disperato bisogno di stenderti sul divano dieci minuti, e invece lui ti dice che non sta bene, che ha mal di testa e per favore i cani li porti fuori tu?.....quando cerchi comprensione e non ce n'è, ma continui lo stesso a fare la madre
la caparbietà
nel seguire la routine del tuo bambino, nel cadenzare le sue giornate con tappe rassicuranti, nel fargli il bagnetto ogni sera anche se evidentemente non è sporco, perché però a lui piace tanto, e si diverte.... nel fare come hai deciso anche se gli altri avanzano dubbi, nel seguire l'istinto, nell'assumerti la responsabilità di decidere per tuo figlio cosa è bene per lui
l' autostima
che ti fa andare avanti anche quando tutto il resto sembra andare a rotoli
il senso pratico
che ti fa stabilire con ore di anticipo cosa portare quando esci col bimbo, che ti fa preparare il pranzo da mettere nel thermos senza troppo anticipo ma nemmeno all'ultimo momento, che ti permette di pulire, riordinare, lavarti, lavare e vestire lui e uscire di casa senza (troppi) intoppi, che scandisce le fasi della giornata con saggia razionalità, facendoti adeguare al suo umore, alla sua stanchezza, alle sue esigenze.
la tenerezza
che ti rende la madre migliore per tuo figlio. che ti fa compiere gesti che sembrano custoditi in una memoria antica, gesti che compiva tua madre, e la madre di tua madre. che ti fa comprendere quando è il caso di insistere con una regola, un divieto, una routine, e quando no. che ti fa commuovere nel vedere il fagotto caracollare tra i giochi nel tentativo di raggiungerti e aggrapparsi a te. che si è impadronita di te nell'istante in cui è nato, che fa parte del tuo odore, della tua voce, di tutto quello che lui vede di te
l'empatia
quel filo invisibile che ti unisce al bambino e che senti tirare quando lui ha la febbre, mal di denti, quando è stanco, quando ha bisogno di te, quando vuole esplorare il mondo senza di te, e ti adegua alle sue necessità, sempre. che ti chiama da una stanza all'altra quando sta per succedere qualcosa che non deve, quando lui non sta bene, quando ha solo voglia di metterti le braccia al collo e darti un bacio appassionato, per ricompensarti di tutto quello che fai per lui
altre sono venute fuori apparentemente dal nulla, rendendomi una persona parzialmente diversa dall'originale. tipo...senso pratico? chi? io che vivevo sulla nuvoletta bianca nel cielo celeste? dite a me??
ogni giorno mi meraviglio un po' di quel che sto diventando.
perciò eccovi un breve (e non esaustivo) elenco.
la pazienza
anche quando sono le due del pomeriggio e il pupo non vuole saperne di dormire e tu non hai ancora pranzato..... quando giochi col piccolo che vuole per forza metterti le dita nel naso, perché la cosa lo fa morire dalle risate.... anche quando aspetti trepidante che il Papà torni da lavoro perché hai un disperato bisogno di stenderti sul divano dieci minuti, e invece lui ti dice che non sta bene, che ha mal di testa e per favore i cani li porti fuori tu?.....quando cerchi comprensione e non ce n'è, ma continui lo stesso a fare la madre
la caparbietà
nel seguire la routine del tuo bambino, nel cadenzare le sue giornate con tappe rassicuranti, nel fargli il bagnetto ogni sera anche se evidentemente non è sporco, perché però a lui piace tanto, e si diverte.... nel fare come hai deciso anche se gli altri avanzano dubbi, nel seguire l'istinto, nell'assumerti la responsabilità di decidere per tuo figlio cosa è bene per lui
l' autostima
che ti fa andare avanti anche quando tutto il resto sembra andare a rotoli
il senso pratico
che ti fa stabilire con ore di anticipo cosa portare quando esci col bimbo, che ti fa preparare il pranzo da mettere nel thermos senza troppo anticipo ma nemmeno all'ultimo momento, che ti permette di pulire, riordinare, lavarti, lavare e vestire lui e uscire di casa senza (troppi) intoppi, che scandisce le fasi della giornata con saggia razionalità, facendoti adeguare al suo umore, alla sua stanchezza, alle sue esigenze.
la tenerezza
che ti rende la madre migliore per tuo figlio. che ti fa compiere gesti che sembrano custoditi in una memoria antica, gesti che compiva tua madre, e la madre di tua madre. che ti fa comprendere quando è il caso di insistere con una regola, un divieto, una routine, e quando no. che ti fa commuovere nel vedere il fagotto caracollare tra i giochi nel tentativo di raggiungerti e aggrapparsi a te. che si è impadronita di te nell'istante in cui è nato, che fa parte del tuo odore, della tua voce, di tutto quello che lui vede di te
l'empatia
quel filo invisibile che ti unisce al bambino e che senti tirare quando lui ha la febbre, mal di denti, quando è stanco, quando ha bisogno di te, quando vuole esplorare il mondo senza di te, e ti adegua alle sue necessità, sempre. che ti chiama da una stanza all'altra quando sta per succedere qualcosa che non deve, quando lui non sta bene, quando ha solo voglia di metterti le braccia al collo e darti un bacio appassionato, per ricompensarti di tutto quello che fai per lui
martedì 11 gennaio 2011
Devo fare un respiro profondissimo

Devo fare un respiro profondissimo
che mi ripulisca dentro di tutti i segni lasciati dagli screzi, dagli sbuffi, dall'incomprensione
per ritrovare l'equilibrio e ricominciare ancora meglio, andare fino al fondo del mio piccolo malessere, accettarlo e camminare ancora spedita, avanti.
ho voglia di andare AVANTI, di scoprire cose nuove di me, di noi (amore mio), e ridere di nuovo abbracciati sul divano, complici.
per te, per me, per lui.
per la tua bellezza, per la mia volontà, per la sua innocenza.
perchè ti amo.
martedì 21 dicembre 2010
Il primo natale davvero felice...e tutto può finalmente ricominciare
Questo è il primo natale felice dopo molti, molti anni.
dopo i natali col pensiero della malattia di mia madre, ammantati di malinconia e resi inutili e disgustosi dal pensiero del suo dolore, della sua disperazione, distanti anni luce da una festa, anche se la festa si imponeva.
e poi quelli "con l'assenza" di mia madre, assenza che riempiva le giornate, facendoci pregare che passassero in fretta, le maledette feste.
dopo i natali senza la nonna, senza lo zio, e poi quello lontana da casa, e sempre questa voglia di ritrovarmi subito a gennaio per favore, purchè tutto finisse presto.
non volevo scrivere cose tristi, son venute fuori da sole.
ma adesso le luci bianche hanno un senso. le decorazioni, le stesse che scelse mia madre anni fa, riscaldano di nuovo la casa. i sorrisi sono sinceri, la gioia è vera e ci fa riunire a tavola con impazienza.
i pacchi colorati aumentano di numero sotto l'albero di casa del tuo nonno, dove siamo volati per festeggiare questo natale, piccolo mio, e sono quasi tutti per te.
tuo padre ha detto una cosa giusta, ha detto "ma perchè si dice che i figli devono ringraziare i genitori, quando è così evidente che sono i genitori a dover ringraziare i figli per tutta la meraviglia che portano?"
sei così piccolo ancora, eppure ci hai cambiato la vita.
un'intera famiglia di quasi trenta persone gioisce grazie a te e al tuo cuginetto di due mesi, e voi due nemmeno lo sapete. mi son chiesta mille volte come possano delle personcine in erba stravolgere in meglio le vite di chi hanno intorno e riempire case e cuori di appagata felicità, e mi sono risposta, alla fine, che il merito è della loro purezza. della catarsi che essa porta, insieme all'idea meravigliosa che tutto sia di nuovo possibile, che tutto possa riprendere dal punto in cui aveva smesso di andar bene, cancellando il brutto, il dolore, gli sbagli.
così di colpo il camino profuma di nuovo la stanza e i vestiti, i mandarini impregnano le dita delle mani, il freddo non tanto freddo ci fa stringere nei cappotti mentre passeggiamo per la città addobbata avvolti da meraviglioso stupore e tu sei al centro di tutto, coi tuoi gridolini e la tua energia, le guanciotte rosse come pomodori e il tuo modo unico di essere.
gattoni per le stanze che un tempo erano di tua nonna protetto dal suo abbraccio silenzioso, e fai sorridere anche lei dagli angoli celesti in cui si nasconde, ne sono certa, con le tue marachelle a quattro zampe.
e adesso, da stamattina, mi guardi negli occhi e dici mamma.
giuro che non darò mai più nulla per scontato, che ringrazierò ogni giorno per il tuo arrivo, che non mi perderò mai più in sciocche elucubrazioni e bilanci su quel che manca e quel che potrebbe andar meglio.
perchè la gioia più grande è qui, posso stringerla e baciarla e guardarla dormire come faccio ora. e sei proprio tu.
dopo i natali col pensiero della malattia di mia madre, ammantati di malinconia e resi inutili e disgustosi dal pensiero del suo dolore, della sua disperazione, distanti anni luce da una festa, anche se la festa si imponeva.
e poi quelli "con l'assenza" di mia madre, assenza che riempiva le giornate, facendoci pregare che passassero in fretta, le maledette feste.
dopo i natali senza la nonna, senza lo zio, e poi quello lontana da casa, e sempre questa voglia di ritrovarmi subito a gennaio per favore, purchè tutto finisse presto.
non volevo scrivere cose tristi, son venute fuori da sole.
ma adesso le luci bianche hanno un senso. le decorazioni, le stesse che scelse mia madre anni fa, riscaldano di nuovo la casa. i sorrisi sono sinceri, la gioia è vera e ci fa riunire a tavola con impazienza.
i pacchi colorati aumentano di numero sotto l'albero di casa del tuo nonno, dove siamo volati per festeggiare questo natale, piccolo mio, e sono quasi tutti per te.
tuo padre ha detto una cosa giusta, ha detto "ma perchè si dice che i figli devono ringraziare i genitori, quando è così evidente che sono i genitori a dover ringraziare i figli per tutta la meraviglia che portano?"
sei così piccolo ancora, eppure ci hai cambiato la vita.
un'intera famiglia di quasi trenta persone gioisce grazie a te e al tuo cuginetto di due mesi, e voi due nemmeno lo sapete. mi son chiesta mille volte come possano delle personcine in erba stravolgere in meglio le vite di chi hanno intorno e riempire case e cuori di appagata felicità, e mi sono risposta, alla fine, che il merito è della loro purezza. della catarsi che essa porta, insieme all'idea meravigliosa che tutto sia di nuovo possibile, che tutto possa riprendere dal punto in cui aveva smesso di andar bene, cancellando il brutto, il dolore, gli sbagli.
così di colpo il camino profuma di nuovo la stanza e i vestiti, i mandarini impregnano le dita delle mani, il freddo non tanto freddo ci fa stringere nei cappotti mentre passeggiamo per la città addobbata avvolti da meraviglioso stupore e tu sei al centro di tutto, coi tuoi gridolini e la tua energia, le guanciotte rosse come pomodori e il tuo modo unico di essere.
gattoni per le stanze che un tempo erano di tua nonna protetto dal suo abbraccio silenzioso, e fai sorridere anche lei dagli angoli celesti in cui si nasconde, ne sono certa, con le tue marachelle a quattro zampe.
e adesso, da stamattina, mi guardi negli occhi e dici mamma.
giuro che non darò mai più nulla per scontato, che ringrazierò ogni giorno per il tuo arrivo, che non mi perderò mai più in sciocche elucubrazioni e bilanci su quel che manca e quel che potrebbe andar meglio.
perchè la gioia più grande è qui, posso stringerla e baciarla e guardarla dormire come faccio ora. e sei proprio tu.
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indietro nel tempo,
natale
giovedì 16 dicembre 2010
Del mettersi da sola a tacere, una buona volta
giuro che io sono una di quelle persone che si auto-sfidano in continuazione in gare di dialettica ( sì, lo so, che palle).
mi convinco di una cosa, e dopo due o tre giorni già ci sto rimuginando su trovando mille ragioni per cui avrei potuto/dovuto fare il contrario (anche se poi, trattandosi di esercizi di stile, la prima scelta rimane sempre quella valida).
allora stamattina mentre trotterellavo nel gelo romano dietro al passeggino diretta, indovinate? alle poste per pagare le bollette, oltremodo meditabonda a causa di un paio di concorsi appena usciti e conseguentemente in preda ad allucinazioni su una mia possibile vita alternativa (partonono in automatico, sapete? allucinazioni che mi vedono, invariabilmente, intailleurata a puntino, circondata da uomini in completo gessato, che mi trascino appresso un'elegantissima cartella firmata carica di importantissimi documenti - vabbe' la smetto qui),
dicevo, mentre trotterellavo e così meditavo la Parte Rompiballe di me ha sibilato:
"eh, certo che se ora non avessi Pupone, chissà cosa staresti facendo",
e quella che conosco meglio ha sorriso tenera (e materna), e ha risposto, con calma:
"ma per niente al mondo cambierei anche solo mezza virgola...
...per niente al mondo..."
mi convinco di una cosa, e dopo due o tre giorni già ci sto rimuginando su trovando mille ragioni per cui avrei potuto/dovuto fare il contrario (anche se poi, trattandosi di esercizi di stile, la prima scelta rimane sempre quella valida).
allora stamattina mentre trotterellavo nel gelo romano dietro al passeggino diretta, indovinate? alle poste per pagare le bollette, oltremodo meditabonda a causa di un paio di concorsi appena usciti e conseguentemente in preda ad allucinazioni su una mia possibile vita alternativa (partonono in automatico, sapete? allucinazioni che mi vedono, invariabilmente, intailleurata a puntino, circondata da uomini in completo gessato, che mi trascino appresso un'elegantissima cartella firmata carica di importantissimi documenti - vabbe' la smetto qui),
dicevo, mentre trotterellavo e così meditavo la Parte Rompiballe di me ha sibilato:
"eh, certo che se ora non avessi Pupone, chissà cosa staresti facendo",
e quella che conosco meglio ha sorriso tenera (e materna), e ha risposto, con calma:
"ma per niente al mondo cambierei anche solo mezza virgola...
...per niente al mondo..."
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giovedì 2 dicembre 2010
Grazie grazie grazie
E' facile abituarsi alla bellezza. alla gioia, al calore.
ma io vorrei chiudere questa giornata, (ammesso che si possa dire che la sto già chiudendo, visto che ancora ci aspettano
-pappa
- bagnetto
- asciugatura, vestizione
- addormentamento
e sono da sola...)
dicevo, vorrei chiudere questa giornata fermandomi a riflettere su quanto sia stata bella, semplicemente
perchè hai riso tanto con me
perchè ti ho comprato un giochino da due lire e ti è piaciuto un sacco
perchè ho fatto una chiacchierata con un'amica troppo divertente, con cui ho sghignazzato come una scema
perchè dal pediatra è andato tutto bene
perchè per strada due tizi hanno fatto i galantuomini
perchè ho fatto la spesa e per domattina abbiamo tutto quel che serve
perchè oggi per la prima volta ti darò l'uovo alla coque, che non ho mai cucinato e che non vedo da quando avevo nove anni
perchè ti sei svegliato dal pisolino e la prima cosa che hai visto sono stata io e mi hai sorriso
e per mille altri motivi.
grazie
grazie grazie grazie
ma io vorrei chiudere questa giornata, (ammesso che si possa dire che la sto già chiudendo, visto che ancora ci aspettano
-pappa
- bagnetto
- asciugatura, vestizione
- addormentamento
e sono da sola...)
dicevo, vorrei chiudere questa giornata fermandomi a riflettere su quanto sia stata bella, semplicemente
perchè hai riso tanto con me
perchè ti ho comprato un giochino da due lire e ti è piaciuto un sacco
perchè ho fatto una chiacchierata con un'amica troppo divertente, con cui ho sghignazzato come una scema
perchè dal pediatra è andato tutto bene
perchè per strada due tizi hanno fatto i galantuomini
perchè ho fatto la spesa e per domattina abbiamo tutto quel che serve
perchè oggi per la prima volta ti darò l'uovo alla coque, che non ho mai cucinato e che non vedo da quando avevo nove anni
perchè ti sei svegliato dal pisolino e la prima cosa che hai visto sono stata io e mi hai sorriso
e per mille altri motivi.
grazie
grazie grazie grazie
lunedì 29 novembre 2010
Di capoparto e, soprattutto, di un secondo figlio
Oggi le cose quadrano. non so perchè ma è così. il nano si è svegliato di buonumore. ha dormito durante la passeggiata e al supermercato. ha mangiato tutto quello che gli ho proposto, anche di più. l'ho lasciato a giocare da solo mentre io andavo in cucina a prepararmi il pranzo. dopo la pappa e un po' di gioco si è addormentato da solo, e resiste.
mi sa che è venuto a farmi visita il capoparto (mi sa).
io, che credevo che avrei piagnucolato all'idea del periodo che si chiudeva, del mio corpo che si riappropriava di se stesso etc etc etc, invece ho tirato fuori con nonchalance dal cassetto l'armamentario e sono contenta. cioè, va bene. sono di nuovo fertile, di nuovo la donna che ero 18 mesi fa. tutto può essere. sono solo preoccupata che il latte possa scomparire di botto, perchè non so se pupone e io siamo pronti.
vedremo.
poi, galvanizzata da un post di silvietta (a proposito, ancora AUGURI!), mi sono messa a pensare ai secondogeniti.
al mio, al nostro secondogenito futuro. e a tutti quelli dopo.
accarezzo l'idea. ma non so quando sarà. forse l'anno prossimo, forse tra due anni, non si può dire, ora.
è che mi sento già pronta, emotivamente. per quanto io sia totalmente di proprietà del pupone, anema e core, mi rendo conto che c'è spazio. c'è terreno e amore per un secondo figlio.
ovviamente i benpensanti inorridirebbero a sentirmi parlare così, direbbero "ma il lavoro", "ma il tempo per te", "ma la casa" e via cianciando, e non dubito che secondo la morale e il buon senso comuni (a proposito, da quanto sento parlare a vanvera di buon senso e morale comuni? non sarà che la gente si riempie troppo la bocca di parole importanti ma un po' vuote? tipo la vicina di casa che prima si lamenta perchè dalle lenzuola di quello di sopra stese a prendere aria cascano "cose" sul suo terrazzo e poi lascia la spazzatura sul pianerottolo per ore intere) solo una pazza sconsiderata nonchè madre degenere può parlare così, MA da quando sono madre la penso diversamente su tante cose.
e ora penso, detto tra noi mamme un po' folli, che i figli non sono fatti per essere programmati. che sarebbe bello, bellissimo poter accogliere tutti quelli che arrivano, senza arrabattarsi troppo sul tempo, lo spazio, la convenienza. che le famiglie sono ricchezza. (attenzione: chi parla non è una cattolica praticante, e nemmeno una con una fede ferrea, purtroppo)
che basta avere amore e quel minimo necessario per mangiare, vestirsi, stare al mondo dignitosamente. e qui ovviamente il discorso che cominciava forse a filare perde il suo fascino e si inceppa, perchè diciamocelo, come si fa in queste città tremende che abitiamo noi umani a vivere dignitosamente con poco?
ma poi penso....forse i nostri figli ci rinfacceranno da adolescenti di averli messi al mondo senza prima esserci assicurati circa la possibilità di comperargli lo zaino di moda e le scarpe dell'ultimo giocatore di basket e la macchina nuova?
allora faccio un passo indietro: per mettere su una famiglia numerosa, se non si è dei nababbi, bisognerebbe prima essere sicuri di saper insegnare a tutti quelli che verranno l'importanza della vita e della famiglia e di avere dei fratelli su cui contare, e la futilità delle auto, dei motorini, dei vestiti, della casa di design. perchè se cresceremo dei figli materialisti poi li vedremo diventare insofferenti e insoddisfatti.
(parla una figlia di papà cresciuta nell'agio da due genitori che in ottima fede pensavano di dovermi lastricare d'oro la strada che percorrevo, prima che la percorressi. li ringrazio per tutto, ma ora so che è stato tutto superfluo. che ai bambini basta poco per essere felici, e che dai bambini davvero felici fioriscono adolescenti difficilmente infelici).
allora, per tornare a me e a tutto questo amore che sento scoppiare, dico che fino a qualche mese dopo il parto la sola idea di un'altra gravidanza era sufficiente a farmi venire le convulsioni. ora no, l'idea mi scalda il cuore. e credo che questo significhi che sarei pronta.
ed è vero che amo da morire mio figlio e che l'idea di dividere il mio tempo tra lui e un altro, o di metterlo da parte per star dietro a un neonato magari impegnativo, come lui tutto sommato non è stato, (perchè si dice che se ti è andata bene col primo...e viceversa) mi fa orrore, però è anche vero che proprio da questo amore IMMENSO che ho per lui nasce il desiderio di arricchire la sua vita di fratellini e/o sorelline. di una casa rumorosa, telefoni che squillano in continuazione e la sensazione, tenera e accogliente, che non resterà mai solo in vita sua.
naturalmente, per ora non se ne parla. sto solo accarezzando l'idea, e il Papà pure. volevo soltanto dire di questa idea forse bislacca che ho di lasciar venire i figli se li si vuole, di aprirsi all'eventualità, di accettare la sfida. senza fare conti sul calendario (e in banca), senza programmare nidi, asili, babysitter, lavoro, nonni, casa, camerette, abiti etc etc etc. lo so, sembra fantascienza ma non so mica se lo è.
così, semplicemente. uno sopra l'altro, in confusione.
per amore.
mi sa che è venuto a farmi visita il capoparto (mi sa).
io, che credevo che avrei piagnucolato all'idea del periodo che si chiudeva, del mio corpo che si riappropriava di se stesso etc etc etc, invece ho tirato fuori con nonchalance dal cassetto l'armamentario e sono contenta. cioè, va bene. sono di nuovo fertile, di nuovo la donna che ero 18 mesi fa. tutto può essere. sono solo preoccupata che il latte possa scomparire di botto, perchè non so se pupone e io siamo pronti.
vedremo.
poi, galvanizzata da un post di silvietta (a proposito, ancora AUGURI!), mi sono messa a pensare ai secondogeniti.
al mio, al nostro secondogenito futuro. e a tutti quelli dopo.
accarezzo l'idea. ma non so quando sarà. forse l'anno prossimo, forse tra due anni, non si può dire, ora.
è che mi sento già pronta, emotivamente. per quanto io sia totalmente di proprietà del pupone, anema e core, mi rendo conto che c'è spazio. c'è terreno e amore per un secondo figlio.
ovviamente i benpensanti inorridirebbero a sentirmi parlare così, direbbero "ma il lavoro", "ma il tempo per te", "ma la casa" e via cianciando, e non dubito che secondo la morale e il buon senso comuni (a proposito, da quanto sento parlare a vanvera di buon senso e morale comuni? non sarà che la gente si riempie troppo la bocca di parole importanti ma un po' vuote? tipo la vicina di casa che prima si lamenta perchè dalle lenzuola di quello di sopra stese a prendere aria cascano "cose" sul suo terrazzo e poi lascia la spazzatura sul pianerottolo per ore intere) solo una pazza sconsiderata nonchè madre degenere può parlare così, MA da quando sono madre la penso diversamente su tante cose.
e ora penso, detto tra noi mamme un po' folli, che i figli non sono fatti per essere programmati. che sarebbe bello, bellissimo poter accogliere tutti quelli che arrivano, senza arrabattarsi troppo sul tempo, lo spazio, la convenienza. che le famiglie sono ricchezza. (attenzione: chi parla non è una cattolica praticante, e nemmeno una con una fede ferrea, purtroppo)
che basta avere amore e quel minimo necessario per mangiare, vestirsi, stare al mondo dignitosamente. e qui ovviamente il discorso che cominciava forse a filare perde il suo fascino e si inceppa, perchè diciamocelo, come si fa in queste città tremende che abitiamo noi umani a vivere dignitosamente con poco?
ma poi penso....forse i nostri figli ci rinfacceranno da adolescenti di averli messi al mondo senza prima esserci assicurati circa la possibilità di comperargli lo zaino di moda e le scarpe dell'ultimo giocatore di basket e la macchina nuova?
allora faccio un passo indietro: per mettere su una famiglia numerosa, se non si è dei nababbi, bisognerebbe prima essere sicuri di saper insegnare a tutti quelli che verranno l'importanza della vita e della famiglia e di avere dei fratelli su cui contare, e la futilità delle auto, dei motorini, dei vestiti, della casa di design. perchè se cresceremo dei figli materialisti poi li vedremo diventare insofferenti e insoddisfatti.
(parla una figlia di papà cresciuta nell'agio da due genitori che in ottima fede pensavano di dovermi lastricare d'oro la strada che percorrevo, prima che la percorressi. li ringrazio per tutto, ma ora so che è stato tutto superfluo. che ai bambini basta poco per essere felici, e che dai bambini davvero felici fioriscono adolescenti difficilmente infelici).
allora, per tornare a me e a tutto questo amore che sento scoppiare, dico che fino a qualche mese dopo il parto la sola idea di un'altra gravidanza era sufficiente a farmi venire le convulsioni. ora no, l'idea mi scalda il cuore. e credo che questo significhi che sarei pronta.
ed è vero che amo da morire mio figlio e che l'idea di dividere il mio tempo tra lui e un altro, o di metterlo da parte per star dietro a un neonato magari impegnativo, come lui tutto sommato non è stato, (perchè si dice che se ti è andata bene col primo...e viceversa) mi fa orrore, però è anche vero che proprio da questo amore IMMENSO che ho per lui nasce il desiderio di arricchire la sua vita di fratellini e/o sorelline. di una casa rumorosa, telefoni che squillano in continuazione e la sensazione, tenera e accogliente, che non resterà mai solo in vita sua.
naturalmente, per ora non se ne parla. sto solo accarezzando l'idea, e il Papà pure. volevo soltanto dire di questa idea forse bislacca che ho di lasciar venire i figli se li si vuole, di aprirsi all'eventualità, di accettare la sfida. senza fare conti sul calendario (e in banca), senza programmare nidi, asili, babysitter, lavoro, nonni, casa, camerette, abiti etc etc etc. lo so, sembra fantascienza ma non so mica se lo è.
così, semplicemente. uno sopra l'altro, in confusione.
per amore.
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