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lunedì 25 giugno 2012
Come ti spannolino il bambino. Appunto: come??
Se mi commuovo come una foca ad ogni passaggio della pubblicità dei prodotti che si dicono "fieri di sostenere tutte le mamme", è anche perchè ultimamente mi rivedo molto nella figura archetipica della madre scarmigliata che si affanna a lavare i panni mentre il proprio figlio è impegnato a crescere e diventare qualcuno. Chi ha affrontato l'avventura dello spannolinamento di un bimbo di due anni lo sa. Da una settimana esatta ho levato il pannolino a puponcino mio, così, ad un tratto. lui ha due anni e siamo in estate, il momento mi sembrava propizio. non è che lui non abbia accettato la novità, semplicemente non gliene importa niente. io mi spertico in spiegazioni, "amore, sei diventato grande, ora mamma ti leva il panno e ti mette queste belle mutandine. se devi fare pipì o cacca lo dici a mamma così ci mettiamo sul vasino ok?" lui diligentemente ed educatamente mi dice "shì mami". si parte. "puponcino, devi fare pipì?" "no mami" "andiamo sul vasino prima di uscire ok?" "no" "quando devi farla dimmelo va bene?" "shì" poi la fa. sul tappeto (preferibilmente), in giro, al supermercato, al parco, a bordo piscina, sulle sedie mentre mangia. e pure la cacca. la fa, se ne guarda bene dall'avvisarmi e poi svolge le sue regolari attività, lasciando spesso e volentieri simpatiche sgommate dove si struscia. passano i giorni e niente cambia. sto sbagliando qualcosa, per forza. forse insisto troppo poco, ma non voglio ossessionarlo. la realtà è che non capisco come mai sia così refrattario al concetto in sé di vasino, come se non lo facesse entrare proprio nella sua sfera cognitiva. è una sorta di disprezzo ontologico, direi. "tu non esisti, vasino, io non ti conosco e farò come se non esistessi, come finora ho fatto". qualcuna di voi ha consigli, o anche semplicemente vuole raccontarmi la sua esperienza? :)
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martedì 6 marzo 2012
Presto
E' che sono a bagno nell'Amore Vero.
Riconoscente di tutto, di un parto perfetto, di ogni singolo gesto e parola che l'hanno reso possibile. E' stato bello darti alla luce.
A mollo nei ricordi in cui voglio indugiare, perché è presto per andare oltre, per dimenticare.
Vorrei trattenere qui con me tutti gli istanti di quando sei nata, piccola Margherita, e di questi giorni lenti in cui siamo ancora molto di quel corpo unico che siamo state.
Sono grata di queste sensazioni, anche di quelle che provocano piccole fitte di nostalgia e dolore, perché sono le pietre del nostro percorso, e scavano solchi che ci daranno equilibrio da ora in poi.
E' che sono immersa nei colori chiari di una stanza in penombra, in una luce tenue che cancella il confine tra dentro e fuori, e tutto si mescola, si amalgama, facendo di me e di te un nucleo quasi magico di empatia, comunione, che privo di confini copre distanze e strade, e scavalca edifici.
Riconoscente di tutto, di un parto perfetto, di ogni singolo gesto e parola che l'hanno reso possibile. E' stato bello darti alla luce.
A mollo nei ricordi in cui voglio indugiare, perché è presto per andare oltre, per dimenticare.
Vorrei trattenere qui con me tutti gli istanti di quando sei nata, piccola Margherita, e di questi giorni lenti in cui siamo ancora molto di quel corpo unico che siamo state.
Sono grata di queste sensazioni, anche di quelle che provocano piccole fitte di nostalgia e dolore, perché sono le pietre del nostro percorso, e scavano solchi che ci daranno equilibrio da ora in poi.
E' che sono immersa nei colori chiari di una stanza in penombra, in una luce tenue che cancella il confine tra dentro e fuori, e tutto si mescola, si amalgama, facendo di me e di te un nucleo quasi magico di empatia, comunione, che privo di confini copre distanze e strade, e scavalca edifici.
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mercoledì 11 gennaio 2012
Quasi 33 settimane: i dubbi e il senso dell'attesa
Le nostre vacanze sono trascorse e tra partenze, gite al pronto soccorso (ancora? ebbene sì), ritorni, ospitate, ho perso tutte le occasioni per fare gli auguri e per esprimere i miei buoni propositi per l'anno nuovo...ci lasciamo alle spalle un ricco 2011, trascorso in fretta proprio perchè denso, densissimo di novità, e me ne accorgo solo ora che ci ripenso, a posteriori, a quanto tempo è passato portando con sè tutto quello che ha portato.
Siamo nel 2012, e tutto sta per cominciare. mancano meno di due mesi all'arrivo della nanetta, e io sono nel pieno della sindrome di accudimento del nido, nel pieno dei fastidi da terzo trimestre, nel pienissimo degli esami pre-parto. la notte la aspetto come una manna e poi non dormo, tutto fa male come chi è già stata incinta sa bene. ma con che coraggio lamentarsi?? non è che mi lamento, a volte il dolore e la stanchezza sono davvero fastidiosi e disfunzionali, e sommati alle cose da fare mi rendono impossibile rilassarmi e pensare a me stessa, allora escono fuori in parole e sospiri che giuro non riesco a trattenere...
per pensare ai progetti da realizzare, che mi galvanizzano, ho comprato l'occorrente per un fiocco nascita meraviglioso che non avrà nulla a che fare col punto croce, ho quasi ultimato il guardaroba primi mesi della piccoletta, ho iniziato la delirante opera di riorganizzazione degli spazi di casa, (il tutto, vogliamo dirlo?, con un pupo di ventidue mesi in piena fase No!, Mio! Io!)
eh sì, pupone... non posso parlare di lui adesso, ha bisogno di uno spazio suo, più avanti, con più calma.
e mentre la pancia si fa ogni giorno più importante e la gente per strada mi guarda con rispetto, io penso a quello che ci sta per succedere e mi emoziono ogni volta. questa bambina, al momento, oltre al nome e al guardaroba quasi pronto non ha molto, devo ammetterlo. non ha uno spazio tutto suo nella mia testa, un momento nella giornata in cui possa davvero pensare solo a lei e a come sarà per me essere sua madre e, soprattutto, per lei essere mia figlia. ha qualche addobbo per quello che sarà lo spazietto di casa che le dedicheremo, ma non ha quella fetta enorme di cuore che pupone aveva già molto prima di nascere, e di questo mi pento e mi dispiaccio tanto. mi dico che è perché pupone è ancora troppo piccolo, minimamente autosufficiente, e io troppo inesperta ancora, troppo stanca, e molto, troppo sola nell'affrontare tutto, ora che più che mai mi manca l'appoggio tangibile, quotidiano, della mia famiglia lontana.
però la parte migliore di me sa, sa, che appena nata la guarderò e capirò tutto, e questa lunga attesa acquisterà in un istante il suo senso ai miei occhi, e saprò farle spazio senza toglierne al fratello, perché farebbe star male lui, me, lei.
insomma, c'è tempo per organizzarsi, ancora, e per pensare alla futura vita in quattro. penso alla primavera che arriverà poco dopo la sua nascita, penso al via vai di amici e parenti che ci sarà nelle prime settimane, portando calore, presenza concreta, aiuto, allegria, e mi dico che ce la faremo, ce la farò.
questa gravidanza si sta rivelando una faticosa scalata, ma il paesaggio intorno è talmente mozzafiato che compensa la stanchezza, e i crampi alle gambe.
e io ogni tanto, come consumata esploratrice, mi fermo tra una roccia impervia e un sentiero scivoloso, mi asciugo il sudore dalla fronte e sento la natura parlarmi e dirmi che tutto andrà bene, che la meta da raggiungere merita lo spaesamento di adesso, e che l'amore che ci univa a valle, in cima sarà moltiplicato.
Siamo nel 2012, e tutto sta per cominciare. mancano meno di due mesi all'arrivo della nanetta, e io sono nel pieno della sindrome di accudimento del nido, nel pieno dei fastidi da terzo trimestre, nel pienissimo degli esami pre-parto. la notte la aspetto come una manna e poi non dormo, tutto fa male come chi è già stata incinta sa bene. ma con che coraggio lamentarsi?? non è che mi lamento, a volte il dolore e la stanchezza sono davvero fastidiosi e disfunzionali, e sommati alle cose da fare mi rendono impossibile rilassarmi e pensare a me stessa, allora escono fuori in parole e sospiri che giuro non riesco a trattenere...
per pensare ai progetti da realizzare, che mi galvanizzano, ho comprato l'occorrente per un fiocco nascita meraviglioso che non avrà nulla a che fare col punto croce, ho quasi ultimato il guardaroba primi mesi della piccoletta, ho iniziato la delirante opera di riorganizzazione degli spazi di casa, (il tutto, vogliamo dirlo?, con un pupo di ventidue mesi in piena fase No!, Mio! Io!)
eh sì, pupone... non posso parlare di lui adesso, ha bisogno di uno spazio suo, più avanti, con più calma.
e mentre la pancia si fa ogni giorno più importante e la gente per strada mi guarda con rispetto, io penso a quello che ci sta per succedere e mi emoziono ogni volta. questa bambina, al momento, oltre al nome e al guardaroba quasi pronto non ha molto, devo ammetterlo. non ha uno spazio tutto suo nella mia testa, un momento nella giornata in cui possa davvero pensare solo a lei e a come sarà per me essere sua madre e, soprattutto, per lei essere mia figlia. ha qualche addobbo per quello che sarà lo spazietto di casa che le dedicheremo, ma non ha quella fetta enorme di cuore che pupone aveva già molto prima di nascere, e di questo mi pento e mi dispiaccio tanto. mi dico che è perché pupone è ancora troppo piccolo, minimamente autosufficiente, e io troppo inesperta ancora, troppo stanca, e molto, troppo sola nell'affrontare tutto, ora che più che mai mi manca l'appoggio tangibile, quotidiano, della mia famiglia lontana.
però la parte migliore di me sa, sa, che appena nata la guarderò e capirò tutto, e questa lunga attesa acquisterà in un istante il suo senso ai miei occhi, e saprò farle spazio senza toglierne al fratello, perché farebbe star male lui, me, lei.
insomma, c'è tempo per organizzarsi, ancora, e per pensare alla futura vita in quattro. penso alla primavera che arriverà poco dopo la sua nascita, penso al via vai di amici e parenti che ci sarà nelle prime settimane, portando calore, presenza concreta, aiuto, allegria, e mi dico che ce la faremo, ce la farò.
questa gravidanza si sta rivelando una faticosa scalata, ma il paesaggio intorno è talmente mozzafiato che compensa la stanchezza, e i crampi alle gambe.
e io ogni tanto, come consumata esploratrice, mi fermo tra una roccia impervia e un sentiero scivoloso, mi asciugo il sudore dalla fronte e sento la natura parlarmi e dirmi che tutto andrà bene, che la meta da raggiungere merita lo spaesamento di adesso, e che l'amore che ci univa a valle, in cima sarà moltiplicato.
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martedì 13 settembre 2011
Prime confessioni da una seconda gravidanza
Oh, giuro che avevo una valanga di cose da scrivere, condividere, riversare su questo povero blog, di ritorno nella dura realtà romana dopo due mesi di trasferta sardo-pugliese.
e ora sono muta. ammutolita.
incinta.
sì, sono incinta, ma non ne sono affatto consapevole. alle ecografie mi stupisco sempre un po', ma che è mio quell'utero abitato, sul monitor?
me ne ricordo raramente, della gravidanza, quando devo reprimere il desiderio di una fetta di salame o quando i pantaloni non mi chiudono. quando mi alzo dal letto un po' troppo lesta e sento quelle scariche di dolore.
allora, la seconda gravidanza.
durante la prima, che lo dico a fare, camminavo a metri da terra. ero una ex debosciata che si godeva i propri mesi di gloria, che accarezzava la pancia con gli occhi socchiusi, che viveva per le ecografie.
ora sono una ex debosciata con un figlio di 18 mesi e incinta.
sono felice, certo che lo sono. ma questo bambino cresce e mi vive dentro senza che io gli dedichi i pensieri e l'energia che merita. c'è pupone, pupone everywhere. sono talmente pazza di mio figlio che non ho testa per altro. e ho una paura folle che questo continui anche dopo la nascita, anche se in fondo sento che non sarà così, che troverò spazio anche per il piccolo.
durante quest'estate ne ho sentite, di scemenze. di critiche perchè avevamo messo in cantiere così presto un altro bambino, di "povero pupone", di "dobbiamo coccolarcelo adesso, perchè poi..." . perchè poi COSA?, dicevo io. avrà un fratellino/sorellina? non sarà più il piccolo di casa? cosa, esattamente? a me sembrava di fargli il regalo più grande che si potesse, pensate un po'. a me sembrava che "salvarlo" dall'essere figlio unico fosse un dono.
mah.
l'unica cosa che riconosco, è la stanchezza. perchè lui ha, in effetti, ancora tanto bisogno di me, di qualcuno. perché ancora non andrà al nido, per una serie di motivi di cui un giorno parlerò.
non vedo via d'uscita, a questo. vedo giorni a venire in cui il pancione sarà sempre più -one e io sempre più goffa e impaziente. e vedo la me stessa peggiore pronta a sbucare fuori dall'angolo in cui l'avevo nascosta.
e vedo tutta la mia vita rimandata più in là, tutte le cose che vorrei fare rinviate di una anno almeno, nella migliore delle ipotesi di qualche mese soltanto. mi vedo in apnea, un po'.
ma sono felice. quando riesco a fermare nella mente il pensiero di questo cuoricino che mi batte dentro, quando penso a quando si muoverà e io lo sentirò e questo filo di comunicazione ci unirà ancora di più, quando immagino di tenere in braccio un fagottino pulsante, quando, soprattutto, supero le mie ansie, le paure per tutto quello che non so e che non posso controllare, allora sì, lo ammetto, sono felice.
siamo a tre mesi e mezzo, e non è vero che la pancia si vede di più la seconda volta, almeno non è vero per me. pancia piccola, seno grande (evvai). aspetto che questa gravidanza si renda visibile all'occhio umano, per godermela, per esibirla. per far fermare le macchine sulle strisce pedonali, per saltare le file al supermercato e alle poste.
per crederci io per prima.
in settimana faremo un'ecografia per vedere che combina l'esserino, per tranquillizzarmi e sentire che va tutto bene, ne ho bisogno.
intanto viviamo, vivo, riprendiamo i contatti con la realtà.
il che, giuro, non è poco.
e ora sono muta. ammutolita.
incinta.
sì, sono incinta, ma non ne sono affatto consapevole. alle ecografie mi stupisco sempre un po', ma che è mio quell'utero abitato, sul monitor?
me ne ricordo raramente, della gravidanza, quando devo reprimere il desiderio di una fetta di salame o quando i pantaloni non mi chiudono. quando mi alzo dal letto un po' troppo lesta e sento quelle scariche di dolore.
allora, la seconda gravidanza.
durante la prima, che lo dico a fare, camminavo a metri da terra. ero una ex debosciata che si godeva i propri mesi di gloria, che accarezzava la pancia con gli occhi socchiusi, che viveva per le ecografie.
ora sono una ex debosciata con un figlio di 18 mesi e incinta.
sono felice, certo che lo sono. ma questo bambino cresce e mi vive dentro senza che io gli dedichi i pensieri e l'energia che merita. c'è pupone, pupone everywhere. sono talmente pazza di mio figlio che non ho testa per altro. e ho una paura folle che questo continui anche dopo la nascita, anche se in fondo sento che non sarà così, che troverò spazio anche per il piccolo.
durante quest'estate ne ho sentite, di scemenze. di critiche perchè avevamo messo in cantiere così presto un altro bambino, di "povero pupone", di "dobbiamo coccolarcelo adesso, perchè poi..." . perchè poi COSA?, dicevo io. avrà un fratellino/sorellina? non sarà più il piccolo di casa? cosa, esattamente? a me sembrava di fargli il regalo più grande che si potesse, pensate un po'. a me sembrava che "salvarlo" dall'essere figlio unico fosse un dono.
mah.
l'unica cosa che riconosco, è la stanchezza. perchè lui ha, in effetti, ancora tanto bisogno di me, di qualcuno. perché ancora non andrà al nido, per una serie di motivi di cui un giorno parlerò.
non vedo via d'uscita, a questo. vedo giorni a venire in cui il pancione sarà sempre più -one e io sempre più goffa e impaziente. e vedo la me stessa peggiore pronta a sbucare fuori dall'angolo in cui l'avevo nascosta.
e vedo tutta la mia vita rimandata più in là, tutte le cose che vorrei fare rinviate di una anno almeno, nella migliore delle ipotesi di qualche mese soltanto. mi vedo in apnea, un po'.
ma sono felice. quando riesco a fermare nella mente il pensiero di questo cuoricino che mi batte dentro, quando penso a quando si muoverà e io lo sentirò e questo filo di comunicazione ci unirà ancora di più, quando immagino di tenere in braccio un fagottino pulsante, quando, soprattutto, supero le mie ansie, le paure per tutto quello che non so e che non posso controllare, allora sì, lo ammetto, sono felice.
siamo a tre mesi e mezzo, e non è vero che la pancia si vede di più la seconda volta, almeno non è vero per me. pancia piccola, seno grande (evvai). aspetto che questa gravidanza si renda visibile all'occhio umano, per godermela, per esibirla. per far fermare le macchine sulle strisce pedonali, per saltare le file al supermercato e alle poste.
per crederci io per prima.
in settimana faremo un'ecografia per vedere che combina l'esserino, per tranquillizzarmi e sentire che va tutto bene, ne ho bisogno.
intanto viviamo, vivo, riprendiamo i contatti con la realtà.
il che, giuro, non è poco.
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mercoledì 6 aprile 2011
Forse faccio un po' ridere
Forse faccio ridere.
perché, a 13 mesi dalla nascita di mio figlio, ieri per la prima volta mi sono separata da lui per una mattina intera.
forse faccio ridere perché per tutto il tempo mi è mancato, e mi sono sentita anche vagamente in colpa.
ho fatto quel che dovevo fare, il viaggio in metro fino alla fiera di roma, la fila per il riconoscimento, le chiacchiere di rito coi colleghi concorsisti, il bagno delle donne con quella che si tirava litri di latte, la prova di preselezione, rimanendo calma e concentrata... ma, non appena finito, il pensiero è andato a lui, come la prima telefonata. per un attimo, è vero, ho parlato con convinzione di denunce di inizio attività. ma poi mi sono sciolta sentendo la vocina celestiale dire "mam-ma, mam-ma!" al telefono...
ho fatto il viaggio di ritorno scapicollandomi col cuore in gola, non mi pareva vero che fosse stato tutto quel tempo senza di me.
così è: che sia per le circostanze o per come sono fatta, io a 13 mesi dalla nascita di mio figlio fatico moltissimo a separarmi da lui, anche se so che mi fa bene, e che fa bene a lui.
ma mi chiedo se il titolo che ho voluto dare, di getto, a questo post, rispecchi quello in cui credo o quello che mi è stato in qualche modo inculcato. perché la donna vincente, tosta, moderna, non frigna perché non può stare col suo bambino, no. lei smania, accetta, regola, dispone. almeno, così mi hanno insegnato. a non essere debole. ma la mia è debolezza? onestamente, non ne sono sicura. mi piacerebbe pensare che sia, invece, lucidità. lucidità di saper seguire la mia pancia che reclama ancora il mio bambino, come se non fossimo veramente pronti, ancora, nè io nè lui.
ma davvero, non lo so.
certo, 13 mesi non sono 4 o 5. ma, se è vero che è sicuramente meno dipendente da me per diverse cose fondamentali (mangiare, dormire, giocare), è anche vero che è più consapevole della mia presenza/assenza, e forse può iniziare a domandarsi "ma perché non c'è?, ieri c'era, oggi dov'è?".
è anche vero che finora l'ho tenuto sempre io, notte e giorno, portandomelo dappertutto, parlandogli in continuazione, imparando a fare tutto con lui, dalla spesa allo shopping al parrucchiere, trasformandomi così pure io in una sorta di marsupiale che adesso, col marsupio vuoto, non ci sa stare.
sono però perfettamente consapevole che devo imparare a farlo. e infatti quello di ieri è stato, a prescindere dall'esito, il primo vero passo da sola, una prova tecnica di separazione, di "a solo" mio (e suo, stellina di mamma)...
credo di potercela fare. ma certo.
anche se, nel frattempo, seminerò un po' di ilarità qua e là
perché, a 13 mesi dalla nascita di mio figlio, ieri per la prima volta mi sono separata da lui per una mattina intera.
forse faccio ridere perché per tutto il tempo mi è mancato, e mi sono sentita anche vagamente in colpa.
ho fatto quel che dovevo fare, il viaggio in metro fino alla fiera di roma, la fila per il riconoscimento, le chiacchiere di rito coi colleghi concorsisti, il bagno delle donne con quella che si tirava litri di latte, la prova di preselezione, rimanendo calma e concentrata... ma, non appena finito, il pensiero è andato a lui, come la prima telefonata. per un attimo, è vero, ho parlato con convinzione di denunce di inizio attività. ma poi mi sono sciolta sentendo la vocina celestiale dire "mam-ma, mam-ma!" al telefono...
ho fatto il viaggio di ritorno scapicollandomi col cuore in gola, non mi pareva vero che fosse stato tutto quel tempo senza di me.
così è: che sia per le circostanze o per come sono fatta, io a 13 mesi dalla nascita di mio figlio fatico moltissimo a separarmi da lui, anche se so che mi fa bene, e che fa bene a lui.
ma mi chiedo se il titolo che ho voluto dare, di getto, a questo post, rispecchi quello in cui credo o quello che mi è stato in qualche modo inculcato. perché la donna vincente, tosta, moderna, non frigna perché non può stare col suo bambino, no. lei smania, accetta, regola, dispone. almeno, così mi hanno insegnato. a non essere debole. ma la mia è debolezza? onestamente, non ne sono sicura. mi piacerebbe pensare che sia, invece, lucidità. lucidità di saper seguire la mia pancia che reclama ancora il mio bambino, come se non fossimo veramente pronti, ancora, nè io nè lui.
ma davvero, non lo so.
certo, 13 mesi non sono 4 o 5. ma, se è vero che è sicuramente meno dipendente da me per diverse cose fondamentali (mangiare, dormire, giocare), è anche vero che è più consapevole della mia presenza/assenza, e forse può iniziare a domandarsi "ma perché non c'è?, ieri c'era, oggi dov'è?".
è anche vero che finora l'ho tenuto sempre io, notte e giorno, portandomelo dappertutto, parlandogli in continuazione, imparando a fare tutto con lui, dalla spesa allo shopping al parrucchiere, trasformandomi così pure io in una sorta di marsupiale che adesso, col marsupio vuoto, non ci sa stare.
sono però perfettamente consapevole che devo imparare a farlo. e infatti quello di ieri è stato, a prescindere dall'esito, il primo vero passo da sola, una prova tecnica di separazione, di "a solo" mio (e suo, stellina di mamma)...
credo di potercela fare. ma certo.
anche se, nel frattempo, seminerò un po' di ilarità qua e là
lunedì 28 marzo 2011
Rmg=P(1-1/e)* - E' ora di crescere
Non so
(direi che iniziare un discorso con "non so" è quasi peggio che iniziarlo con "niente")
ma il mood di quest'ultimissimo periodo è "devo rassegnarmi a crescere"., perchè mi pare di vivere in un mondo tutto mio, a volte.
da quando sono mamma esiste solo pupone, e questo si sa. finora l'ho accettato, ma ora mi rendo conto che devo scaldare i muscoli ed entrare nel mondo.
la settimana prossima ho le preselezioni ad un concorso. diciamo che questo non è il concorso migliore per tentare di rimettersi in carreggiata, perchè è complessissimo, strapieno di concorrenza (50.000 iscritti per 146 posti), e uno di quelli in cui più che mai pesa l'ombra della corruzione, nonchè il caro, vecchio "tanto i posti sono già assegnati". per non parlare del fatto che dovrò cimentarmi con materie mai viste (e non a caso): contabilità di stato, economia, statistica, management pubblico...(*ma non avete idea di quante cose interessanti si imparino!!! non ci credete? eh, infatti non è vero)
e poi penso sempre a una cosa, ai due giorni in ospedale quando è nato pupone. ripenso a me in camicia da notte bianca e calzini, che cicaleccio con le mie compagne di stanza, che sperimento il mio nuovo ruolo, che accolgo tremante mio figlio quando le ostetriche me lo portano, che aspetto l'orario di visita e ricevo i parenti, gli amici e soprattutto il papà, che mi sento perfetta, importante, pronta a tutto, al sicuro da me stessa e dalle mie ansie, perchè ho finalmente un posto nel mondo.
e ogni volta che ripenso a quei momenti, a quelle sensazioni, mi sembra quasi di tradirle, di tradire quella parte di me volendone uscire. perchè per un anno ho vissuto di maternità, di mio figlio, azzerando le mie passioni, il mio corpo, come se fosse (lo è stato) la cosa più naturale
perciò sento che da qualche parte devo incominciare. che se sarò così brava da continuare a prepararmi sui quiz e, soprattutto, da andare il giorno X a sedermi davanti a quel monitor, avrò fatto un gran passo avanti, e non potrò rimproverarmi di niente se il tentativo non andrà in porto, perchè uscire di casa all'alba quel giorno sarà già un'impresa.
perchè a volte bisogna staccarsi dalla sedia che troviamo tanto confortevole. perchè non sono sicura che continuare a pensare solo ed esclusivamente a mio figlio sia un bene per LUI, oltre che ovviamente per me. perchè voglio provare di nuovo la sensazione di aver fatto il mio dovere.
perchè, fondamentalmente, studiare e cimentarmi nelle imprese impossibili è il mio pane.
(direi che iniziare un discorso con "non so" è quasi peggio che iniziarlo con "niente")
ma il mood di quest'ultimissimo periodo è "devo rassegnarmi a crescere"., perchè mi pare di vivere in un mondo tutto mio, a volte.
da quando sono mamma esiste solo pupone, e questo si sa. finora l'ho accettato, ma ora mi rendo conto che devo scaldare i muscoli ed entrare nel mondo.
la settimana prossima ho le preselezioni ad un concorso. diciamo che questo non è il concorso migliore per tentare di rimettersi in carreggiata, perchè è complessissimo, strapieno di concorrenza (50.000 iscritti per 146 posti), e uno di quelli in cui più che mai pesa l'ombra della corruzione, nonchè il caro, vecchio "tanto i posti sono già assegnati". per non parlare del fatto che dovrò cimentarmi con materie mai viste (e non a caso): contabilità di stato, economia, statistica, management pubblico...(*ma non avete idea di quante cose interessanti si imparino!!! non ci credete? eh, infatti non è vero)
e poi penso sempre a una cosa, ai due giorni in ospedale quando è nato pupone. ripenso a me in camicia da notte bianca e calzini, che cicaleccio con le mie compagne di stanza, che sperimento il mio nuovo ruolo, che accolgo tremante mio figlio quando le ostetriche me lo portano, che aspetto l'orario di visita e ricevo i parenti, gli amici e soprattutto il papà, che mi sento perfetta, importante, pronta a tutto, al sicuro da me stessa e dalle mie ansie, perchè ho finalmente un posto nel mondo.
e ogni volta che ripenso a quei momenti, a quelle sensazioni, mi sembra quasi di tradirle, di tradire quella parte di me volendone uscire. perchè per un anno ho vissuto di maternità, di mio figlio, azzerando le mie passioni, il mio corpo, come se fosse (lo è stato) la cosa più naturale
perciò sento che da qualche parte devo incominciare. che se sarò così brava da continuare a prepararmi sui quiz e, soprattutto, da andare il giorno X a sedermi davanti a quel monitor, avrò fatto un gran passo avanti, e non potrò rimproverarmi di niente se il tentativo non andrà in porto, perchè uscire di casa all'alba quel giorno sarà già un'impresa.
perchè a volte bisogna staccarsi dalla sedia che troviamo tanto confortevole. perchè non sono sicura che continuare a pensare solo ed esclusivamente a mio figlio sia un bene per LUI, oltre che ovviamente per me. perchè voglio provare di nuovo la sensazione di aver fatto il mio dovere.
perchè, fondamentalmente, studiare e cimentarmi nelle imprese impossibili è il mio pane.
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