E' passato tempo, è passata una stagione.
Siamo cresciuti, cambiati, ci siamo amati e stancati.
Lei ha tanti capelli, ha quasi un dentino, quasi gattona, canta tanto, mi riempie di tenerezza.
Tu sei cresciuto, ora parli davvero, mi ami alla follia, mi ripaghi di tutti i modi in cui mi prodigo per voi, ami lei, la adori, sei grande, grande, grande.
Hai iniziato l'asilo, questa grande avventura che sembrava una montagna infinita e invece è un dolce approdo, è il tuo spazio lontano da noi femmine, è il luogo da cui torni a casa raccontandomi cose che non immagino, non so, è il covo segreto di voi pesti quando le mamme vanno via.
Lei sta con me, mi racconta la sua beatitudine si starsene in pace senza essere travolta dalle tue braccia affamate, poi ti cerca per casa e ti regala sorrisi sdentati quando compari in macchina col tuo zainetto.
E' passata un'estate, lunga e troppo calda, noi avevamo bisogno di sole tiepido, di verde e di brezza serale, ora c'è questo inizio di autunno che ci avvolge e ci fa sospirare, la mattina appena svegli e la sera, alle stelle.
Io sto bene piccolo mio, anche se a volte me lo chiedi cercando i miei occhi perchè lo vedi che qualcosa c'è, io sto bene anche se certi fantasmi a momenti tornano, anche se fatico e certi giorni arranco proprio, io sto bene e vorrei solo una spalla forte, un po' di riposo da questo ruolo faticoso che mi sono scelta.
Lo spettacolo più grandioso è vedervi crescere, sono i giorni di risate che mi regalate, è quella stella luminosa diversa dalle altre che la sera mi guarda dalla tapparella semichiusa.
E' quel sorriso ogni giorno più consapevole che ti vedo sul viso quando vengo a prenderti dalle tue mattinate via da me, è l'amore che condividiamo per tua sorella.
Ho un insegnamento, da questo settembre appena passato: sei davvero altro da me, lo sei davvero.
E questo è magnifico.
martedì 2 ottobre 2012
mercoledì 4 luglio 2012
Come ti spannolino il bambino - parte II
A distanza di due settimane dall'inizio dell'avventura,
1) sono diventata un'esperta lavasciugatrice di pavimenti di ogni genere, ascensori, scivoli del parco giochi, tappeti;
2) il cambio del pupo spisciazzato non ha segreti per me, che lo pratico a velocità supersonica in qualsivoglia condizione o ambiente e a prescindere dalla collaborazione dell'infante;
3) ancora non mi sono domandata chi me l'abbia fatto fare.
Diciamo che, dalla beata ignoranza del vasino come luogo di raccolta di sè e delle proprie produzioni (soprattutto delle proprie produzioni), siamo passati alla consapevolezza e accettazione della sua esistenza. pupone quando siamo a casa tende a fare pipì nel luogo deputato, ma sempre e solo se sono io a esortarlo a sedercisi. per la cacca invece succede spesso che mi avvisi che la deve fare e poi gli passi lo stimolo nel mentre che lo metto sul vasino.
la notte e per la nanna del dopo pranzo, gli lascio il pannolino. ho provato una volta a lasciarlo senza e si è svegliato traumatizzato in un lago di pipì, non va bene.
quando siamo fuori invece la mia sensazione è che cerchi di trattenerla, ma se gli scappa gli scappa. se lo prendo io per portarlo in un luogo appartato e aiutarlo, non la fa mai. non si contano le pipì che si è lasciato scappare al parco, mentre se siamo per negozi tende a non farla (ma come mai? avverte come più sconveniente bagnare i pavimenti del supermercato o di zara? a due anni già teme l'onta sociale?)
grandissimo giovamento ha tratto il nostro procedere verso lo spannolinamento vero e proprio dalla lettura di due librini sull'argomento. ho scelto quelli con le figure più semplici e soprattutto più esplicite, scartando le storie arzigogolate con protagonisti conigli, maiali e bestie varie, con i quali sapevo l'immedesimazione sarebbe stata minima.
dei due libri in questione, uno offre immagini abbastanza crude di cacca galleggiante nel vasino e carta igienica zozza dopo l'uso, ma pupone sembra gradire che le cose gli vengano spiegate senza tanti giri di parole (è uomo di sostanza, come suo papà).
la buona notizia è che sabato partiamo per la prima tappa delle nostre vacanze, il salento, e lì potrò contare sulla buona volontà e le inesauribili energie della nonna, e su un cambio di ambiente che sicuramente offrirà a pupone uno stimolo (ah ah ah!) in più per mettersi alla prova e spunti di riflessione ulteriori rispetto a quelli che gli ho offerto io.
spero di tornare senza pacchi di pannolini taglia 5, e con un bimbo sereno e felice come già è, ma che non perde più liquidi.
1) sono diventata un'esperta lavasciugatrice di pavimenti di ogni genere, ascensori, scivoli del parco giochi, tappeti;
2) il cambio del pupo spisciazzato non ha segreti per me, che lo pratico a velocità supersonica in qualsivoglia condizione o ambiente e a prescindere dalla collaborazione dell'infante;
3) ancora non mi sono domandata chi me l'abbia fatto fare.
Diciamo che, dalla beata ignoranza del vasino come luogo di raccolta di sè e delle proprie produzioni (soprattutto delle proprie produzioni), siamo passati alla consapevolezza e accettazione della sua esistenza. pupone quando siamo a casa tende a fare pipì nel luogo deputato, ma sempre e solo se sono io a esortarlo a sedercisi. per la cacca invece succede spesso che mi avvisi che la deve fare e poi gli passi lo stimolo nel mentre che lo metto sul vasino.
la notte e per la nanna del dopo pranzo, gli lascio il pannolino. ho provato una volta a lasciarlo senza e si è svegliato traumatizzato in un lago di pipì, non va bene.
quando siamo fuori invece la mia sensazione è che cerchi di trattenerla, ma se gli scappa gli scappa. se lo prendo io per portarlo in un luogo appartato e aiutarlo, non la fa mai. non si contano le pipì che si è lasciato scappare al parco, mentre se siamo per negozi tende a non farla (ma come mai? avverte come più sconveniente bagnare i pavimenti del supermercato o di zara? a due anni già teme l'onta sociale?)
grandissimo giovamento ha tratto il nostro procedere verso lo spannolinamento vero e proprio dalla lettura di due librini sull'argomento. ho scelto quelli con le figure più semplici e soprattutto più esplicite, scartando le storie arzigogolate con protagonisti conigli, maiali e bestie varie, con i quali sapevo l'immedesimazione sarebbe stata minima.
dei due libri in questione, uno offre immagini abbastanza crude di cacca galleggiante nel vasino e carta igienica zozza dopo l'uso, ma pupone sembra gradire che le cose gli vengano spiegate senza tanti giri di parole (è uomo di sostanza, come suo papà).
la buona notizia è che sabato partiamo per la prima tappa delle nostre vacanze, il salento, e lì potrò contare sulla buona volontà e le inesauribili energie della nonna, e su un cambio di ambiente che sicuramente offrirà a pupone uno stimolo (ah ah ah!) in più per mettersi alla prova e spunti di riflessione ulteriori rispetto a quelli che gli ho offerto io.
spero di tornare senza pacchi di pannolini taglia 5, e con un bimbo sereno e felice come già è, ma che non perde più liquidi.
lunedì 2 luglio 2012
Volevo dirti
Volevo dirti
"corri, piccolo mio,
corri ora perché poi
qualcuno ti tratterrà,
corri ora perché chi ti insegue
lo fa per gioco
e ride senza sapere, sotto gli occhi della gente
che non sa;
non aspettare, amore mio,
non aspettare mai nessuno."
"corri, piccolo mio,
corri ora perché poi
qualcuno ti tratterrà,
corri ora perché chi ti insegue
lo fa per gioco
e ride senza sapere, sotto gli occhi della gente
che non sa;
non aspettare, amore mio,
non aspettare mai nessuno."
lunedì 25 giugno 2012
Come ti spannolino il bambino. Appunto: come??
Se mi commuovo come una foca ad ogni passaggio della pubblicità dei prodotti che si dicono "fieri di sostenere tutte le mamme", è anche perchè ultimamente mi rivedo molto nella figura archetipica della madre scarmigliata che si affanna a lavare i panni mentre il proprio figlio è impegnato a crescere e diventare qualcuno. Chi ha affrontato l'avventura dello spannolinamento di un bimbo di due anni lo sa. Da una settimana esatta ho levato il pannolino a puponcino mio, così, ad un tratto. lui ha due anni e siamo in estate, il momento mi sembrava propizio. non è che lui non abbia accettato la novità, semplicemente non gliene importa niente. io mi spertico in spiegazioni, "amore, sei diventato grande, ora mamma ti leva il panno e ti mette queste belle mutandine. se devi fare pipì o cacca lo dici a mamma così ci mettiamo sul vasino ok?" lui diligentemente ed educatamente mi dice "shì mami". si parte. "puponcino, devi fare pipì?" "no mami" "andiamo sul vasino prima di uscire ok?" "no" "quando devi farla dimmelo va bene?" "shì" poi la fa. sul tappeto (preferibilmente), in giro, al supermercato, al parco, a bordo piscina, sulle sedie mentre mangia. e pure la cacca. la fa, se ne guarda bene dall'avvisarmi e poi svolge le sue regolari attività, lasciando spesso e volentieri simpatiche sgommate dove si struscia. passano i giorni e niente cambia. sto sbagliando qualcosa, per forza. forse insisto troppo poco, ma non voglio ossessionarlo. la realtà è che non capisco come mai sia così refrattario al concetto in sé di vasino, come se non lo facesse entrare proprio nella sua sfera cognitiva. è una sorta di disprezzo ontologico, direi. "tu non esisti, vasino, io non ti conosco e farò come se non esistessi, come finora ho fatto". qualcuna di voi ha consigli, o anche semplicemente vuole raccontarmi la sua esperienza? :)
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mercoledì 13 giugno 2012
Come ti sopravvivo a due nani. mini-guida semiseria per mamme di neonati e duenni
Punto primo: non credevo seriamente che ce l'avrei fatta. Punto secondo: ce l'ho fatta. A distanza di tre mesi e mezzo dalla nascita della piccola di casa, mi ritrovo ancora a gestire da sola un pupone scatenato e una neonata abbastanza tranquilla per i tre quarti abbondanti della giornata. e quando dico "da sola", intendo proprio da sola, senza nonni di salvataggio e con un papà presente materialmente ed emotivamente, ma non proprio presissimo dalle piccole faccende quotidiane che costituiscono la routine dei due esserini. il bilancio è tutto sommato positivo per quanto riguarda la mia capacità organizzativa e la mia resistenza fisica e psicologica. ho detto tutto sommato. rispetto a quando pupone era neonato, ho dovuto adattare molto le mie cure della nana alla situazione attuale, senza per questo dover rivedere tutte le mie convinzioni su come accudire i miei figli. il risultato è che nanetta sta, forse anche per indole propria, più tempo da sola, che si addormenta da sola e che sembra in generale più indipendente. ma sono abbastanza convinta che lo stesso dicano tutte dei loro secondogeniti, per sentirsi meno in colpa del fatto che non si dedicano esclusivamente a loro o forse perchè i secondi veramente nascono già "rassegnati" a crescersi da sè :-) è anche vero che quando a lei gira male, il delicato equilibrio si smonta e gira male a tutta la famiglia :-) ma ecco, volevo condividere qualche dritta che ho assimilato in questo breve periodo: cerco di far coincidere gli orari di pappa e nanna. certo, la piccola dorme anche a metà mattina e a metà pomeriggio, ma cercando di allattarla subito dopo il pranzo mio e di pupone, mentre lui guarda i cartoni, riesco a mettere a letto prima lei e poi lui e a stare in pace qualcosa come mezz'ora o, talvolta, anche due ore. un'iniezione di energia! chiudo a chiave la neonata nella stanza dove dorme/gioca sotto la palestrina/si trastulla con la sdraietta, se pupone è nei paraggi e non posso assicurarmi di controllarli come si deve. a meno che non preferisca assistere alla scena agghiacciante di lui che ficca la mano fino al polso in gola alla sorella, o che tenta di cavarle l'occhio con l'antenna del telecomando della jeep. fa un po' strano all'inizio mettere sotto chiave un neonato, ma se ci assicura di tenere la chiave al sicuro ci si risparmia seccature che vanno dal risveglio indotto a tempo non debito alla corsa al pronto soccorso. non mi sento in colpa se la nana se ne sta tranquilla venti minuti nella sdraietta o sotto la palestrina o a fissare uno scarabocchio, e la lascio da sola. non diventerà meno intelligente se non avrà sempre il mio faccione davanti, nè mi odierà da grande. anzi, ho il sospetto che si goda la sua libertà. questa tipa qua mi darà filo da torcere, da grande. quando uno dei due dorme, mi impongo di dedicarmi una mezz'oretta almeno solo e soltanto all'altro, leggi spegnendo telefoni ed eventuale tv. rimando le operazioni complesse (tipo riordino armadi, passaggio piastra capelli, preparazione di bouillabaisse - ah ah, ma quando?!) a quando c'è almeno un'altra persona sopra il metro nei paraggi. esco sempre e comunque. al parco, per negozi, sotto casa. con lei nel marsupio e lui a piedi o nel passeggino, oppure lei nel passeggino e lui libero o sulla pedana, ma guai a stare in casa tutta la giornata. sembra un'impresa assurda, ma è più facile a dirsi che a farsi. pupone si sfoga, lei comincia a catalogare gli uccellini e io mi distraggo. la sera, cerco di anticipare l'orario della nanna, anche se non sempre ci riesco, più che altro per boicottaggi vari. lo faccio perchè ne ho bisogno io per ricaricarmi, sennò le giornate diventano davvero pesanti e io mi sento un'appendice dei miei bambini e divento un mostro. in generale, cerco di tenere una routine fissa che non mi permetto di sgarrare troppo, organizzo i pasti con un certo anticipo e vivo attaccata alla lavatrice per non trovarmi con panni lerci che fermentano nel cesto e senza cambi a disposizione, perchè non c'è niente di peggio che vagare per casa con una pupa gocciolante nell'accappatoio in cerca di un body pulito. e poi non abbiamo cambiato vita. se c'è una cosa vera, verissima, è che l'amore si moltiplica proprio. e quindi il tempo per fare le cose e da dedicare ai propri figli si trova, si trova sempre. un po' meno quello per se stesse, per i propri pensieri e sogni. ma questo è un altro discorso.
venerdì 1 giugno 2012
Un guscio vuoto
Ok, ho circa tre minuti e quattro secondi di pace per scrivere. Pupone gioca da solo, alleluja, e Nanetta forse si sta appisolando ma molto più probabilmente no.
Ora capisco tutte le neo bis-mamme blogger che si eclissano, giuro che non dirò mai più nemmeno mezza parola di lamentela perchè non trovo i blog aggiornati.
Vorrei tanto, TANTO, scrivere di margherita, di quanto è meravigliosa, di come io sia pazza di lei in un modo che non avrei mai immaginato, di come stanno andando le cose e di come sia fiera di me.
Ma.
Non sono i jeans dell'anno scorso che non chiudono, no.
Non è la stanchezza atroce che mi pervade da tre mesi interi.
Non è l'abbandono da parte del mio corpo, che ha tenuto insieme i pezzi per un po' e poi si è afflosciato come un sacchetto di carta, vuoto, molle, riempiendo i vestiti dove non deve assolutamente e lasciandoli flaccidi dove dovrebbe riempirli.
Non è l'amica che mi scrive del salto di qualità sul lavoro mentre io lotto con il ciuccio della nana.
Non è nemmeno la casa, che mi pare sempre più inadeguata a questa famiglia, e che non riesco mai, mai, a tenere anche minimamente come vorrei.
Non è la solitudine.
Perchè a ciascuna di queste cose prese singolarmente c'è rimedio.
C'è la palestra, ci sono le ore di sonno, c'è la consapevolezza di me stessa e del fatto che tutto sommato non sono mica da buttare (ma cosa sto dicendo), c'è la colf, ci sono i rapporti veri.
Sono tutte quelle cose INSIEME.
E' questo a provarmi, è questo a lasciarmi senza fiato, in un'apnea eterna che dura da mattina a sera e che non mi lascia nemmeno il tempo di rimettere insieme i pensieri, perchè alla sera, dopo aver messo faticosamente a letto i nani, di me rimangono briciole che non bastano a rimettermi in pista. so che sto sbagliando qualcosa. con i bambini, quello no. con me stessa, col papà sì. sto prendendo una direzione strana, un percorso sconosciuto in cui mi addentro circospetta. chi è questa donna? non è quella di due anni fa, non è quella di tre mesi fa. vorrei che scomparisse, a volte, e mi restituisse la tizia volitiva che ero. mi sono adeguata a tutto. ho ceduto terreno su tutto. per un po' è andato bene, perchè era quello che serviva, ma ora che i confini tra me e i bambini sono evanescenti, fatico a ritrovarmi. finora mi sono detta "rimedierò, rimedieremo, più avanti", ma ora ho paura che cominci ad essere tardi. vorrei avere tempo, tempo tempo tempo. e forza mentale. tempo e forza per rimettermi in piedi senza rimpiangere niente, per godermi i miei figli senza sentirmi un guscio vuoto.
Ora capisco tutte le neo bis-mamme blogger che si eclissano, giuro che non dirò mai più nemmeno mezza parola di lamentela perchè non trovo i blog aggiornati.
Vorrei tanto, TANTO, scrivere di margherita, di quanto è meravigliosa, di come io sia pazza di lei in un modo che non avrei mai immaginato, di come stanno andando le cose e di come sia fiera di me.
Ma.
Non sono i jeans dell'anno scorso che non chiudono, no.
Non è la stanchezza atroce che mi pervade da tre mesi interi.
Non è l'abbandono da parte del mio corpo, che ha tenuto insieme i pezzi per un po' e poi si è afflosciato come un sacchetto di carta, vuoto, molle, riempiendo i vestiti dove non deve assolutamente e lasciandoli flaccidi dove dovrebbe riempirli.
Non è l'amica che mi scrive del salto di qualità sul lavoro mentre io lotto con il ciuccio della nana.
Non è nemmeno la casa, che mi pare sempre più inadeguata a questa famiglia, e che non riesco mai, mai, a tenere anche minimamente come vorrei.
Non è la solitudine.
Perchè a ciascuna di queste cose prese singolarmente c'è rimedio.
C'è la palestra, ci sono le ore di sonno, c'è la consapevolezza di me stessa e del fatto che tutto sommato non sono mica da buttare (ma cosa sto dicendo), c'è la colf, ci sono i rapporti veri.
Sono tutte quelle cose INSIEME.
E' questo a provarmi, è questo a lasciarmi senza fiato, in un'apnea eterna che dura da mattina a sera e che non mi lascia nemmeno il tempo di rimettere insieme i pensieri, perchè alla sera, dopo aver messo faticosamente a letto i nani, di me rimangono briciole che non bastano a rimettermi in pista. so che sto sbagliando qualcosa. con i bambini, quello no. con me stessa, col papà sì. sto prendendo una direzione strana, un percorso sconosciuto in cui mi addentro circospetta. chi è questa donna? non è quella di due anni fa, non è quella di tre mesi fa. vorrei che scomparisse, a volte, e mi restituisse la tizia volitiva che ero. mi sono adeguata a tutto. ho ceduto terreno su tutto. per un po' è andato bene, perchè era quello che serviva, ma ora che i confini tra me e i bambini sono evanescenti, fatico a ritrovarmi. finora mi sono detta "rimedierò, rimedieremo, più avanti", ma ora ho paura che cominci ad essere tardi. vorrei avere tempo, tempo tempo tempo. e forza mentale. tempo e forza per rimettermi in piedi senza rimpiangere niente, per godermi i miei figli senza sentirmi un guscio vuoto.
lunedì 28 maggio 2012
Giuro che ci sono
e quello che scrive non è il mio avatar nè un calcolatore elettronico.
stiamo bene, ma la bimaternità non è per niente roba da ragazzetti.
stiamo benone e attoniti da quanto crescono i bambini, ma dire che nel corso della giornata non ho tempo nemmeno per incipriarmi è a dir poco realistico.
ho sei o sette bozze di post, prima o poi ne finirò qualcuno...
...e tornerò a trovare tutti/e... :)
lunedì 19 marzo 2012
L'aggettivo possessivo secondo pupone
Se lo spazzolino blu più lungo è della mamma, che mi guarda bene negli occhi scandendo M-I-O...
e quello verde corto e sbrindellato è, sempre a detta di mamma, T-U-O...
poi per forza di cose quello blu lungo è M-I-O e quello verde corto e sbrindellato è T-U-O...
ok, ho capito!
o no?
e quello verde corto e sbrindellato è, sempre a detta di mamma, T-U-O...
poi per forza di cose quello blu lungo è M-I-O e quello verde corto e sbrindellato è T-U-O...
ok, ho capito!
o no?
mercoledì 14 marzo 2012
Dormono
Dormono.
E io non posso.
Ho mille motivi per volermi nascondere sotto le coperte fino al primo risveglio, ma anche mille cose che frullano in testa, e devo farle svolazzare un po'.
Dormono.
E il "grande" ha 39 di febbre, e io sono sola, e la famiglia di origine tace laggiù, non accenna a venirmi in soccorso, allora dopo un po' di frigni mi rimbocco le maniche e faccio da me. E penso a tutte le amiche e cugine e conoscenti con stuoli di nonne, zie, amiche nullafacenti che sgomitano per citofonare per prime a casa loro, e che appena rimangono sole telefonano a qualcun altro per lamentarsi di quanto sono stanche. E penso che anch'io la stanchezza vera non l'avevo mai sperimentata, ma me la devo tenere, perchè al momento il numero del pronto soccorso dà sempre occupato, da queste parti. E penso che il fatto che soltanto io sappia dove stanno i pigiamini, come si usa il termometro, cosa deve mangiare il grande per cena, a che ora deve mangiare la piccola, cos'è quel "Cincino" che il primo sta cercando per casa, non va mica bene.
Dormono.
E mi viene in mente la primavera che sta arrivando, e che la febbre passerà. Che è vero, non prendono l'aereo, però mi vogliono, ci vogliono bene. Che sarò anche sola, ma sto costruendo qualcosa di maestoso, con questi bambini. Che sono la cosa più incredibile che potessi fare.
Che in questo lasso di tempo in cui li ho voluti, concepiti, partoriti e cresciuti, un sacco di miei coetanei si sono presi le loro soddisfazioni. Che ho amiche che vanno ancora in discoteca, beate loro.
Che la gioia che provo quando guardo i miei figli e penso che sono proprio miei, è indescrivibile e totale. Che, purtroppo per me o forse per gli altri, il lasso di tempo è lo stesso per tutti.
Dormono e comincio a credere nei miracoli, nella lunga fila di magie che mi hanno portata fin qui. Comincio a essere cosciente di ogni singola cosa. Diminuisce la paura per le ore di solitudine e le battaglie piccole e meno piccole, cresce la gratitudine.
Pupone dorme abbracciato a "Cincino", Nanetta dorme coi pugnetti chiusi e borbotta nel sonno. Io sto nel mezzo, coi mie grattacapi e le mie paturnie.
Io sto nel mezzo, con un carico di felicità che schiaccia, nutre, e pesa.
Ps: scusate la pesantezza. Sto elaborando. Sto metabolizzando la nuova situazione e l'indigeribile me stessa :)
E io non posso.
Ho mille motivi per volermi nascondere sotto le coperte fino al primo risveglio, ma anche mille cose che frullano in testa, e devo farle svolazzare un po'.
Dormono.
E il "grande" ha 39 di febbre, e io sono sola, e la famiglia di origine tace laggiù, non accenna a venirmi in soccorso, allora dopo un po' di frigni mi rimbocco le maniche e faccio da me. E penso a tutte le amiche e cugine e conoscenti con stuoli di nonne, zie, amiche nullafacenti che sgomitano per citofonare per prime a casa loro, e che appena rimangono sole telefonano a qualcun altro per lamentarsi di quanto sono stanche. E penso che anch'io la stanchezza vera non l'avevo mai sperimentata, ma me la devo tenere, perchè al momento il numero del pronto soccorso dà sempre occupato, da queste parti. E penso che il fatto che soltanto io sappia dove stanno i pigiamini, come si usa il termometro, cosa deve mangiare il grande per cena, a che ora deve mangiare la piccola, cos'è quel "Cincino" che il primo sta cercando per casa, non va mica bene.
Dormono.
E mi viene in mente la primavera che sta arrivando, e che la febbre passerà. Che è vero, non prendono l'aereo, però mi vogliono, ci vogliono bene. Che sarò anche sola, ma sto costruendo qualcosa di maestoso, con questi bambini. Che sono la cosa più incredibile che potessi fare.
Che in questo lasso di tempo in cui li ho voluti, concepiti, partoriti e cresciuti, un sacco di miei coetanei si sono presi le loro soddisfazioni. Che ho amiche che vanno ancora in discoteca, beate loro.
Che la gioia che provo quando guardo i miei figli e penso che sono proprio miei, è indescrivibile e totale. Che, purtroppo per me o forse per gli altri, il lasso di tempo è lo stesso per tutti.
Dormono e comincio a credere nei miracoli, nella lunga fila di magie che mi hanno portata fin qui. Comincio a essere cosciente di ogni singola cosa. Diminuisce la paura per le ore di solitudine e le battaglie piccole e meno piccole, cresce la gratitudine.
Pupone dorme abbracciato a "Cincino", Nanetta dorme coi pugnetti chiusi e borbotta nel sonno. Io sto nel mezzo, coi mie grattacapi e le mie paturnie.
Io sto nel mezzo, con un carico di felicità che schiaccia, nutre, e pesa.
Ps: scusate la pesantezza. Sto elaborando. Sto metabolizzando la nuova situazione e l'indigeribile me stessa :)
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giovedì 8 marzo 2012
Spine.
Aver voglia di parlare del parto, del meraviglioso ostetrico che mi ha seguita, dei giorni (sereni) in ospedale, e rischiare troppo spesso di sentirmi ossessiva e ossessionante.
traboccare d'amore e soddisfazione, e un istante dopo sentirmi terrorizzata dal futuro, immediato e non, dalle responsabilità, dalle incognite.
essere trascinata in un gorgo di pensieri senza capo nè coda, pensare che nella vita ho sbagliato tutto tranne i miei figli, ma proprio tutto il resto, che ho imboccato un vicolo cieco. poi tornare a credere che uno sbocco invece c'è. poi sentirmi dire che non c'è.
avere una voglia improvvisa, trascinante, di diventare ostetrica, puericultrice, assistente sociale, psichiatra, per partecipare di quel senso di utilità, di unicità della persona, che a un volgare avvocato è irrimediabilmente negato. che poi non sono nemmeno più seriamente un avvocato, forse non lo sono mai stata, non me ne è mai importato niente.
guardare il mio cv, solo di sfuggita, e pensare che vorrei aggiungere che ho partorito senza anestesia, che forse avrebbe più senso che inventarmi collaborazioni con studi legali e notarili.
sentire il seno esplodere, i punti tirare, la pancia languire di solitudine e l'umore trascinarmi letteralmente via, e non poter dire nulla perchè "non ti puoi proprio lamentare".
non avere tempo per me, ora meno che mai e sicuramente più ora che in futuro.
desiderare una calda comunione di intenti col papà dei miei figli, e sentirmi invece distante anni luce dal suo pragmatismo, dal suo rientro a pie' pari nella Vita Normale.
cercare, per tutto ciò, disperatamente, una valvola di sfogo per tutto questo fiume di sentimenti che mi travolgono senza sosta, da quando mi sveglio a quando mi riaddormento, e trovarla, a momenti, in rigagnoli distratti che sfuggono al mio controllo, in un ricordo, una sensazione tattile, un profumo percepito per strada, o più spesso in lacrime immature che sgorgano di botto da qualche buco del cuore e se ne vanno, chissà dove, a perdersi.
traboccare d'amore e soddisfazione, e un istante dopo sentirmi terrorizzata dal futuro, immediato e non, dalle responsabilità, dalle incognite.
essere trascinata in un gorgo di pensieri senza capo nè coda, pensare che nella vita ho sbagliato tutto tranne i miei figli, ma proprio tutto il resto, che ho imboccato un vicolo cieco. poi tornare a credere che uno sbocco invece c'è. poi sentirmi dire che non c'è.
avere una voglia improvvisa, trascinante, di diventare ostetrica, puericultrice, assistente sociale, psichiatra, per partecipare di quel senso di utilità, di unicità della persona, che a un volgare avvocato è irrimediabilmente negato. che poi non sono nemmeno più seriamente un avvocato, forse non lo sono mai stata, non me ne è mai importato niente.
guardare il mio cv, solo di sfuggita, e pensare che vorrei aggiungere che ho partorito senza anestesia, che forse avrebbe più senso che inventarmi collaborazioni con studi legali e notarili.
sentire il seno esplodere, i punti tirare, la pancia languire di solitudine e l'umore trascinarmi letteralmente via, e non poter dire nulla perchè "non ti puoi proprio lamentare".
non avere tempo per me, ora meno che mai e sicuramente più ora che in futuro.
desiderare una calda comunione di intenti col papà dei miei figli, e sentirmi invece distante anni luce dal suo pragmatismo, dal suo rientro a pie' pari nella Vita Normale.
cercare, per tutto ciò, disperatamente, una valvola di sfogo per tutto questo fiume di sentimenti che mi travolgono senza sosta, da quando mi sveglio a quando mi riaddormento, e trovarla, a momenti, in rigagnoli distratti che sfuggono al mio controllo, in un ricordo, una sensazione tattile, un profumo percepito per strada, o più spesso in lacrime immature che sgorgano di botto da qualche buco del cuore e se ne vanno, chissà dove, a perdersi.
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