martedì 25 ottobre 2011

Chiusa

Sono qui.
in procinto di scrivere qualche inutile riga, tanto per ricordarmi che ci sono, che vivo e penso.
in questi giorni mi sta accadendo una cosa strana. più la mia pancia cresce e i calcetti si fanno sentire, più mi lego a pupone.
sarà l'età, che sono questi 20 mesi meravigliosi in cui impara a parlare e a correre e si fa ogni giorno più tenero.
sarà la partenza imminente per casa dei nonni, in vista del ponte, chè gli spostamenti mi scombussolano sempre un po'.
sarà la consapevolezza crescente che tra poco non saremo più soli, e il desiderio di imprimere nella mia e nella sua testa dei ricordi speciali, quelli di tutti i giorni semplici e unici che stiamo vivendo, tra le mie frustrazioni e le incommensurabilmente più significative gioie.
sarà la stanchezza, che mi fa vivere di momento in momento, e arrivare a sera a contare le membra e vedere se ci sono ancora, tutta intera. mai contenta, mai soddisfatta, perchè tralascio sempre qualcosa.

più l'attesa si accorcia, più mi chiudo in noi due, noi tre col papà, e mi rifugio in questo luogo caldo e colorato che mi consola e mi riempie il cuore. sento il mondo premere dall'esterno e richiamare la mia attenzione con cose inutili e scadenze e richieste di concentrata attenzione, e io non voglio sentire altro che il respiro sereno di questo bambino, e raccogliere le energie per i mesi a venire, e stringere i pensieri in una borsa per essere sicura che sia tutto a posto, tutto in ordine, dentro e fuori.

in questo raccoglimento, di cui non mi pento perchè lo sento necessario, penso al mio essere madre ed è l'unico momento in cui sono contenta. perchè ce la sto mettendo tutta, non sto dando retta a nessuno, e per la prima volta non ho nulla di cui lamentarmi.
io sono tua madre, pupone mio, e siamo entrambi fortunati.
io sono tua madre, tartaruga nella pancia, e avrai una famiglia pronta quando nascerai.
io sono una madre, caro mondo, e in faccia a chi mi dice che non basta, che non mi posso accontentare, io sorrido e dico che ce la sto mettendo tutta.
che non sarà sempre così, ma che quando questo momento finirà mi mancherà con tutto il cuore.

perciò adesso resto chiusa, concentrata.
si tratta di me e dei miei figli, del mio amore racchiuso in un nucleo perfetto, che non straripa, che non si smarrisce.
si tratta di noi.

mercoledì 12 ottobre 2011

Elogio dell'elasticità

Quante fesserie ho detto (credendoci!) quando ero incinta....a forza di SOS tata, manuali e quant'altro avevo costruito tutto un mondo di perfezione, ordine, disciplina, pareti immacolate e bambagia.
poi è arrivato pupone.
poi pupone è cresciuto, diventando una specie di piccolo distruttore di case e nervi, e io mi sono ammorbidita, e ho relegato a uno spicchio infinitesimale della mia testa le convinzioni più deleterie per la mia salute mentale.

Il sonno
pupone raramente si addormenta da solo. prima dell'estate lo faceva anche, ma poi due mesi di nonni, zie e cugini adoranti lo hanno riportato di qualche passo indietro. lo depongo nel lettino e gli devo fare compagnia finchè non si addormenta, perchè se mi allontano sono grida e "mammaaaa?" così increduli al cospetto di cotanta crudeltà che mi si spezza il cuore, insieme ai timpani.
io mi dico, quando sarà pronto e sereno si addormenterà da solo. nemmeno me ne accorgerò. ma se ha bisogno di me o del papà per rilassarsi, lo assecondiamo.
e poi il fine settimana ci facciamo dei bei pisolini tutti sul lettone.

mood precedente: ah no, il bambino dormirà da solo subito, sennò si abitua male!

I cartoni animati
ebbene sì, inorridite pure. io ne approfitto, dei cartoni! "gheghe" (vai diego), "bbiii" (teletubbies), "papapà" (barbapapà), siete e sarete i benvenuti a casa mia!
mi concedono di respirare dieci minuti, o di fare una telefonata, o di chiudermi in bagno santo cielo, senza avere un folletto che si abbarbica disperato alla gamba perchè non gioco con lui.
dieci minuti di cartoni e pupone torna ad essere ai miei occhi un bambino adorabile.
dieci minuti di cartoni e io torno ad essere una madre amorevole, non più sull'orlo del collasso.

mood precedente: ah no, mio figlio la tv la vedrà col binocolo fino all'adolescenza, altrochè!

Il cibo
pupone è una buona forchetta, nel senso che per fortuna ha sempre mangiato volentieri un po' di tutto. quando ho iniziato a svezzarlo, era tutto un continuo bollire e frullare verdure di ogni tipo. ma col passare del tempo il nano ha affinato i suoi gusti, e rifilargli la zucchina lessa ha cominciato a diventare un serio problema.
in linea di massima continuo a dargli più frutta e verdura che posso, quando posso faccio la spesa all'azienda agricola per mangiare cose sane, ma ci sono giorni in cui giuro che non ce la faccio a combattere per fargli apprezzare la buona cucina, e allora sgarriamo un po'. diciamo che lo gratifico con qualche pietanza un po' sopra le righe. diciamo che comunque niente di che. diciamo che ha mangiato anche i chicken mac nuggets del mac donalds' (con suo sommo godimento), e che la sera gli ho dato il minestrone, per punizione (mia).

mood precedente: solo biologico, biologico biologico

Ci sono tante altre piccole cose su cui sto diventando più malleabile, ma fondamentalmente quelle su cui ruota la sua routine sono queste. su tante (troppe!) altre non riesco a transigere, anzi probabilmente sto pure diventando più fissata, cose come l'ordine e la pulizia (sono impegnata in pulizie pasquali che si protraggono ininterrottamente da praticamente da due anni), ma purtroppo fortunatamente c'è il papà che si occupa di riportarmi con i piedi sulla terra, ricordandomi ogni santo giorno a quante miriadi di varietà di disordine si possa dar vita.

forse per compensare le piccole deroghe sull'alimentazione e sui cartoni animati, usciamo molto più spesso e lo faccio stare più che posso all'aperto.

io non ho ricette per crescere i figli, mi pare fin troppo evidente, ma su una piccola grande regola mi sento di dire che va bene per tutti e cioè:

non ci sono regole. ad essere irremovibili non si guadagna niente. ad adeguarsi alle circostanze si guadagna tutto. bisogna solo rimanere in equilibrio tra il permissivismo spinto e la mia vicina di casa che al figlio di due mesi non dà il latte di notte anche se ha fame perchè sennò si abitua a mangiare di notte. mi sembrano due parametri facili da tenere d'occhio.

viva l'elasticità!

ps: però il motorino non glielo comprerò mai

pps: almeno credo

venerdì 7 ottobre 2011

Del perchè non andiamo ancora al nido. resoconto disperato semiserio.

Questo post avrà una gestazione da record. perchè le mie idee sul nido sono tormentate, frutto delle circostanze, e perchè sono destinate ad evolversi con l'evoluzione della sottoscritta, oltre che di pupone. e poi perchè non ho mai abbastanza tempo per scrivere un pensiero compiuto.

pupone ha 19 mesi e non va al nido.
non ci va perchè io, mio malgrado, non lavoro, e anche se stare tutto il giorno a casa con lui non è una passeggiata e anzi spesso mi trascina sull'orlo del baratro per la mancanza totale di pause significative e per il suo bisogno di avermi pressochè sempre a meno di mezzo metro di distanza., dicevo, malgrado tutto ciò, non me la sento di delegare la sua educazione e il suo intrattenimento a qualcun altro se non è strettamente necessario.
non da ultimo, perchè economicamente è un salasso.

però quando il piccolo ha compiuto un anno ho iniziato ad informarmi, a visitare qualche nido della zona, e l'idea era di mandarlo a settembre di quest'anno, per permettere a me di rimettermi in pista e combinare qualcosa.
poi sono rimasta incinta subito di un bambino volutissimo. e tutti i dubbi sono tornati, e ai vecchi dubbi si sono aggiunte considerazione prettamente pratiche, supportate dalla ginecologa, del tipo "se va al nido si ammala e io sono incinta e non mi posso permettere di ammalarmi pure io nè di passare l'inverno a cambiare le pezze in fronte a lui ed al papà". perchè sento parlare di questi virus misteriosi, e giuro che non ce la farei, non voglio rischiare nemmeno di stare significativamente abbacchiata fino al nono mese.
praticamente è per quest'ultimo motivo che pupone rimanderà il suo ingresso al nido di qualche mese ancora.

la questione, a parte l'esaurimento fisico e nervoso cui vado incontro in certi giorni, è se questa è la scelta giusta per lui.
la mia sincera convinzione è che il nido sia un'opportunità per i genitori, non per i bambini. se lavorassi, non ci avrei pensato su nemmeno un istante, mi sarei solo preoccupata di trovare la struttura adatta.
ma, stando le cose come stanno, e potendo tutto sommato contare sulla mia buona volontà, la decisione è stata quella di rimandare.
solo che a volte guardo mio figlio e mi domando se non si annoi. se non avrebbe voglia di fare cose diverse. se non avrebbe bisogno, visto l'arrivo imminente del fratellino, di iniziare ad avere e coltivare uno spazio tutto suo, le sue mattinate al suo nido con le sue maestre fino all'ora di pranzo. per non parlare delle facce delle altre mamme full time al parco. ma sono così pure io??

tutto sommato, mi rispondo, è ancora un cucciolo. il fatto che io mi annoi a fare sempre gli stessi giochi, ad andare sempre per gli stessi parchi etc, non significa che sia lo stesso per lui. magari lui ha bisogno di me sul serio, e di tempo per consolidare le sue prime certezze e abitudini. se andasse al nido se la caverebbe egregiamente, ne sono certa, ma forse, se non è, come credo fermamente, la socializzazione che gli serve (non scherziamo) quanto piuttosto lo svago, allora per quello può bastare, ancora per un po', il mio (e di chi sennò?!) impegno.

diciamo che così mi sono messa, per il momento, a posto la coscienza.
però vorrei sapere: voi come la vedete? i vostri figli come se la passano? si accettano consigli e resoconti anche drammatici, tanto siamo tutti sulla stessa barca.

lunedì 3 ottobre 2011

Cielo, allora è vero

No, volevo solo dire che la ginecologa non ha chiamato.
certo, magari è presa da un'improvvisata dell'agenzia delle entrate causa fatture fantasma, oppure è scappata con un brasiliano conosciuto al supermercato e quindi non ha ancora aperto il prezioso plico, però nel frattempo io ho tirato un sospiro.
e i giorni a tu per tu col pupone di casa sono terminati e il papà è tornato e tutto ok.
e la pancia sta bene però con l'abito che indossavo ieri al matrimonio non si notava e quindi ho stupito tutti a tavola buttando lì un "ora che aspetto il secondo......".
e poi ci ho pensato: "aspetto il secondo". io. a trentadue anni, o a trentuno + due, se preferiamo. io, capito.
e mi fanno "ma sei così giooooooooooooovaneeeeeeeee". voi dite, eh? per me va bene.
e sì, mio figlio "è così piiiiiiiiiiiiiccoloooooooooo", me l'avete già detto.

però oggi mi sono guardata in uno specchio casualmente, e ho visto la panza ed era la mia e io spingevo il passeggino e ho pensato "cielo".

"allora è vero".

lunedì 26 settembre 2011

Temporale, donna incinta e paturnie

In questa sera buia e tempestosa, il Papà è partito per lavoro e tornerà, salvo intoppi, dopodomani.
a casa rimane una gravida di 17 settimane ansiosa e vagamente isterica, insieme al quasi diciannovemesenne figlio ipercinetico.ate piove. e tuona. e stasera ho ritirato le analisi e le ho portate senza nemmeno aprirle alla ginecologa, e ora spero di non ricevere telefonate da parte sua perchè significherebbe che qualcosa è fuori posto, e io da quando ho fatto il prelievo ho passato in rassegna tutte le più disparate e tremende eventualità. perchè sono fatta così, e non c'è niente da fare.

l'ottimista che era in me fino a mezz'ora fa diceva che dai, domani splenderà un po' di sole e farò un sacco di cose con pupone e ci compreremo le scarpe per il matrimonio di domenica e poi sarà sera e poi sarà già tempo che papà ritorni e poi la ginecologa non chiamerà. cucinerò dei pasti che mangerà volentieri e non ci saranno capricci e non torneranno le coliche renali a cogliermi di sorpresa di notte da sola e poi che cavolo sono capace di stare da sola con pupone, l'ho sempre fatto.

però che diamine di temporale proprio adesso, proprio stasera che sono stressata, e che soffro la solitudine in questa città del cavolo che non è mia manco un po' e mi mancano le amiche che chiamerei a raccolta e mia sorella e tutti gli altri e non mi sentirei sola e sarei più tranquilla e non avrei paura che possa succedere una cosa qualunque che sennò sono SOLA e dio mio che faccio.

a volte odio questa vita, questa vita qui, odio la lontananza che mi faceva sentire così forte e indipendente, odio la gente indifferente e incapace di legare, di avvicinarsi.

ma sono qui, almeno per ora, e vado avanti. domani sarà meno pesante, compreremo quelle scarpe, qualcuno ci sorriderà, arriveremo a sera stanchi ma di nuovo forti.

ma sì.

venerdì 16 settembre 2011

"Speriamo che sia femmina"

Una delle frasi che in assoluto mi sono sentita ripetere più spesso, per non dire sempre, da quando io, madre di figlio maschio, aspetto un altro bambino, è quella di cui sopra.
"Speriamo che sia femmina!"
Che fantasia.
Il fatto che, invariabilmente, io abbozzi sorridendo nel perfetto mutismo, suppongo legittimi l'interlocutore di turno a credere che, nel mio segreto, pure io desideri, da brava femmina, una bimba da vestire di rosa "con tutte le cose carine che fanno per le bimbe!", e nessuno, ripeto nessuno, si è mai sognato di chiedermi che sesso preferirei per il mio secondogenito, AMMESSO che io abbia una preferenza.
beh, non ce l'ho.
giuro.

se proprio dovessi esprimerne una, dovrei attingere al bagaglio di razionalità, concentrarmi sulle possibili preferenze di mio figlio e pensare che, per un maschietto di due anni, un fratellino con cui fare a botte e giocare ai mostri sarebbe il massimo. senza contare che, nascendo esattamente nello stesso periodo del primo, il fortunato neonato dei suoi fortunati genitori avrebbe già un intero e pressochè nuovo guardaroba cui attingere.

"Così fanno la coppia"
, sento dirmi con convinzione. "Ma devono forse fidanzarsi tra loro?", vorrei chiedere. ma la risposta la so già, "fanno la coppia" vuol dire che, con maschio e femmina presenti, il quadretto familiare può dirsi completo, tutta la gamma di possibili sfumature del rapporto genitore-figlio è a disposizione, e a nessuno verrà mai in mente di mettere in dubbio l'appagamento dei genitori.
invece, con due o più figli dello stesso sesso, immagino che la domanda "ma come sarebbe stato con un maschio-femmina?" sia destinata ad aleggiare per sempre sulla famiglia, impoverita dal destino della possibilità di scoprire quant'è attaccata la femmina al padre/quant'è attaccato il maschio alla madre. come se il fatto di avere lo stesso sesso imponga ai bambini di replicare alla perfezione il modello dei fratelli maggiori. come se non fosse vero che al mondo non esistono due persone due che siano uguali. come se l'amore dei genitori non andasse necessariamente oltre il colore della tutina.

come nel caso della fatidica frase "ma povero pupone, dovrà fare il fratello maggiore", anche in questo sospiro e passo oltre, paziente, certa che spesso siano i luoghi comuni a far parlare le persone, e non il cervello.

io ieri ho saputo, nel corso di un'entusiasmante ecografia, che nella mia pancia c'è forse un pisellino. ma forse.
a me importava solo di sapere che andava tutto bene. se ho avuto una minuscola fitta di delusione è solo perchè so che il papà, in cuor suo, vorrebbe una bambina, come quasi tutti i papà. ma so anche che, come me, anche per lui il sesso del nascituro conta relativamente.

allora aspettiamo che il fagotto si riveli, quando vorrà, per iniziare a gioire in ogni caso.
riuscirà tutto il mondo, nell'eventualità che la ginecologa ci abbia azzeccato, a superare la terribile delusione di un altro pisello? ^_^

martedì 13 settembre 2011

Prime confessioni da una seconda gravidanza

Oh, giuro che avevo una valanga di cose da scrivere, condividere, riversare su questo povero blog, di ritorno nella dura realtà romana dopo due mesi di trasferta sardo-pugliese.
e ora sono muta. ammutolita.
incinta.
sì, sono incinta, ma non ne sono affatto consapevole. alle ecografie mi stupisco sempre un po', ma che è mio quell'utero abitato, sul monitor?
me ne ricordo raramente, della gravidanza, quando devo reprimere il desiderio di una fetta di salame o quando i pantaloni non mi chiudono. quando mi alzo dal letto un po' troppo lesta e sento quelle scariche di dolore.

allora, la seconda gravidanza.
durante la prima, che lo dico a fare, camminavo a metri da terra. ero una ex debosciata che si godeva i propri mesi di gloria, che accarezzava la pancia con gli occhi socchiusi, che viveva per le ecografie.
ora sono una ex debosciata con un figlio di 18 mesi e incinta.
sono felice, certo che lo sono. ma questo bambino cresce e mi vive dentro senza che io gli dedichi i pensieri e l'energia che merita. c'è pupone, pupone everywhere. sono talmente pazza di mio figlio che non ho testa per altro. e ho una paura folle che questo continui anche dopo la nascita, anche se in fondo sento che non sarà così, che troverò spazio anche per il piccolo.

durante quest'estate ne ho sentite, di scemenze. di critiche perchè avevamo messo in cantiere così presto un altro bambino, di "povero pupone", di "dobbiamo coccolarcelo adesso, perchè poi..." . perchè poi COSA?, dicevo io. avrà un fratellino/sorellina? non sarà più il piccolo di casa? cosa, esattamente? a me sembrava di fargli il regalo più grande che si potesse, pensate un po'. a me sembrava che "salvarlo" dall'essere figlio unico fosse un dono.
mah.

l'unica cosa che riconosco, è la stanchezza. perchè lui ha, in effetti, ancora tanto bisogno di me, di qualcuno. perché ancora non andrà al nido, per una serie di motivi di cui un giorno parlerò.
non vedo via d'uscita, a questo. vedo giorni a venire in cui il pancione sarà sempre più -one e io sempre più goffa e impaziente. e vedo la me stessa peggiore pronta a sbucare fuori dall'angolo in cui l'avevo nascosta.
e vedo tutta la mia vita rimandata più in là, tutte le cose che vorrei fare rinviate di una anno almeno, nella migliore delle ipotesi di qualche mese soltanto. mi vedo in apnea, un po'.

ma sono felice. quando riesco a fermare nella mente il pensiero di questo cuoricino che mi batte dentro, quando penso a quando si muoverà e io lo sentirò e questo filo di comunicazione ci unirà ancora di più, quando immagino di tenere in braccio un fagottino pulsante, quando, soprattutto, supero le mie ansie, le paure per tutto quello che non so e che non posso controllare, allora sì, lo ammetto, sono felice.

siamo a tre mesi e mezzo, e non è vero che la pancia si vede di più la seconda volta, almeno non è vero per me. pancia piccola, seno grande (evvai). aspetto che questa gravidanza si renda visibile all'occhio umano, per godermela, per esibirla. per far fermare le macchine sulle strisce pedonali, per saltare le file al supermercato e alle poste.
per crederci io per prima.

in settimana faremo un'ecografia per vedere che combina l'esserino, per tranquillizzarmi e sentire che va tutto bene, ne ho bisogno.

intanto viviamo, vivo, riprendiamo i contatti con la realtà.
il che, giuro, non è poco.

martedì 30 agosto 2011

Diciotto mesi tu...tre mesi io

Mi tremano un po' le mani, come ad una bambina che scrive la sua prima lettera d'amore.
mi tremano le mani per l'assenza prolungata, in larga parte forzata, dal blog, dai blog.
e mi tremano per quello che sto per dire.

ebbene sì, arriva un nuovo esserino. :)
era in arrivo già prima di abitare la mia pancia, in tutte le mie parole e pensieri, poi si è precipitato qui, forse non appena ha sentito che c'era davvero spazio per lui.

sono stata male, oh se sono stata male! nausee, ricoveri, gastroeneterite, e quando il peggio sembrava passato calcoli renali, e di nuovo nausea, e stanchezza, e una grande, grandissima paura per tutto quello che stava succedendo e ancor più per quello che sarebbe successo, ma ora siamo qui. al secondo giorno del quarto mese di questa seconda gravidanza.

e mi sento...così. terribilmente bambina, terribilmente appagata e spaventata e felice e terrorizzata. tutto quello che non è venuto fuori con la gravidanza di pupone, tutti i nodi, i dubbi, le paure, stanno sbucando fuori adesso, e mi tengono sveglia la notte. ce la farò? oh sì. ma anche forse no? ma sì dai, per forza, d'altronde. :)

poi c'è pupone. che ha diciotto mesi, che ha passato e sta passando un'estate lunghissima lontano da roma, coi nonni, prima in puglia ora in sardegna, sempre al mare, sempre mezzo nudo e scalzo, sempre pieno di gente intorno. c'è pupone che ovviamente è troppo piccolo per capire, anche solo per sospettare, e che in due mesi in cui io agonizzavo a letto e in bagno è cresciuto, è diventato grande, ha imparato così tante cose che non ne posso parlare ora, serve tempo.

io ho recuperato una connessione di fortuna col pc sgangherato di mia sorella, ma presto tornerò a roma e riprenderò possesso della mia vita, delle mie cose, delle mie parole, che per ora giacciono sul fondo di quaderni sgualciti, e perlopiù in testa.

così questo è il meglio che ho saputo fare, per dare questa notizia anche a voi. poche parole buttate giù di corsa, prima che pupone si svegli dal pisolino.

a presto!

venerdì 8 luglio 2011

Pensavo che è così facile fare confronti con le vite degli altri. a maggior ragione se si ha un blog e se ne seguono (tanti) altri. è tutto pieno di vite che somigliano tanto a quella che considero perfetta, è tutto un sentimento buono e fermo, un realizzarsi di progetti, un seguire fili ben tesi nello spazio.
pensavo che sarebbe molto più difficile proseguire spediti sul proprio binario, senza voltarsi indietro, che a voltarsi indietro si guadagnano solo notti insonni. e senza sbirciare il percorso degli altri treni, che le notti insonni raddoppiano. ma io sbircio sempre. io annaspo nelle mie scelte. è che sono fatta così. c'è sempre qualche fortuna più fortuna della mia, c'è, soprattutto, sempre qualcuno che fa meglio. che procede più razionalmente, che si applica di più, che ottiene di più. e, sebbene mi ritenga, in tutta onestà, felice e fortunata (davvero), quell'odiosa maestrina che mi abita in testa mi pungola sempre, dice sempre la sua. non tace mai. mi ruba la serenità di attese e di quel tempo trascorso a progettare.
io ce la metto tutta, sul serio. io traccio su grandi fogli totalmente bianchi una rotta incerta, imprecisa. poi, col tempo, quella linea che rappresenta la mia rotta si arricchisce di dettagli, di particolari, di riferimenti, e tutto acquista forma, senso. quella semplice linea su fondo bianco è diventata un disegno, la mappa di un viaggio. ma se arriva, e arriva sempre, quella persona a dire "hai sbagliato", o ad insinuarlo, succede che la mappa diventi confusa, uno scarabocchio, e che mi dica, affranta "che razza di assurdità". "che ho fatto?".
perciò ho paura. ora che c'è mio figlio, ho paura. perché non sono più da sola a sbattere la testa al muro se perdo la direzione, e ho paura che diventi un sognatore come me, che si ritrovi a dibattersi in pantani creati da lui stesso. ho paura che si abbatta davanti alle difficoltà, che tema il prossimo, che non sappia credere in se stesso. che segua queste mie orme impazzite.
io vorrei dirgli, "sii forte amore mio, sii forte e coraggioso, che di uomini come te non ce ne sono al mondo, e credi sempre e tieni duro e sii quel che vuoi essere, senza pentirti, senza timore di lasciarti aiutare", e lo guardo e mi dico che forse, se la scintilla nei suoi occhi furbetti non inganna, se la sicurezza del suo passo nel mondo non tradirà, di questi consigli non avrà bisogno, ma solo di una mamma che sappia dargli fiducia, che non tremi, che gli sorrida. che ripeta, di nuovo, le poche parole che sanno calmarla, per poter calmare lui, con le carezza sulla testa che ama tanto. questo vorrei, potergli dare sicurezza.
o almeno vorrei fermare il tempo e lasciargli quello di crescere, la calma per diventare un uomo in questo mondo veloce, perché i suoi occhi non perdano quella scintilla, e il suo passo non perda fermezza, perché le strade non si facciano di argilla sotto i suoi piedi mentre cammina, ma tutto sia abbastanza lento da consentirgli di adattarsi, di respirare, di guardarsi intorno e conservare il ricordo di quel che vedrà, il ricordo dei miei abbracci, dei suoi risvegli al pomeriggio nella stanza fresca e tutta sua, di questo tempo infinitamente tenero in cui sono tutta per lui, ancora, e lui è tutto per me, ancora. e c'è tempo di capirci, di studiarci, di riempire la stanza di luce e canzoni e andare insieme in piscina a fare mille bagni fino a sera, e tempo di stare a letto abbracciati e giocare con un telo colorato, e poi tempo per me, di piangere un po', quando lui dorme e il suo respiro mi fa compagnia.

perché forse è questo che ci manca. il tempo di crescere, di capire. ho fatto tante cose, preso tante decisioni, e di tutto quel mazzo che avevo mi sono ritrovata con in mano tre carte o quattro, e mille domande cui nessuno risponde. qualche rimpianto forte, un barattolo di anni trascorsi così, e un futuro davanti che mi incalza, mi chiama, e si aspetta di trovarmi, al suo arrivo, assolutamente pronta.

martedì 28 giugno 2011

Sedici mesi e un giorno

Mio piccolo uomo, siamo arrivati a questo traguardo importante.
ti guardo camminare sicuro di te, scalzo e col costumino bagnato dopo il tuffo in piscina, col cracker in una mano e il bicchierino dell'acqua nell'altra, e non capisco come siamo arrivati fin qui.
ti ho davvero cresciuto io, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione? sì, io e il tuo papà.
ti ascolto chiacchierare nel tuo affascinante idioma, cambiare intonazione come hai sentito fare a noi grandi, ti osservo mentre afferri il melone e lo annusi come hai visto fare a me al supermercato, ti metto a letto cotto dopo una mattinata di giochi selvaggi tutto sporco di pomodoro, e in un sospiro ti lasci andare soddisfatto sul cuscino.
studio il tuo viso e ci vedo me, tuo padre, di nuovo me e me e di nuovo tuo padre, e mi commuove la sintesi di due persone così diverse in un ometto così piccolo ma già "maturo" nelle sue espressioni, nelle sue intenzioni, da essere assolutamente unico e originale.

ti muovi spedito nel mondo, benedetto dall'amore e dalla serenità di una famiglia che ti ama, protetto dai nostri sguardi sempre meno apprensivi, scegli il libro da sfogliare, mangi da solo col cucchiaio, cadi e ti rialzi, piangi e ti consoli, e io non posso che guardarti, guardarti e guardarti e commuovermi a amarti forte, e sostenerti se serve e pregare che rimanga sempre tutto così, che tu sia sempre saldo sui tuoi piedini e bello e felice e pieno di sogni.

sogno, io, di darti pace e sicurezza e coraggio, e appigli saldi per ogni evento, ogni piccolo imprevisto della tua vita, e una famiglia che sia un porto gioioso, e abbracci che non soffochino i tuoi slanci, e parole che non sovrastino le tue, e desideri che non si sostituiscano mai, mai, ai tuoi.

sii felice piccolo mio, impara la benevolenza e l'autonomia e la difficile arte della sincerità, cammina deciso verso la tua bellissima vita, e tienici per mano, vicini a te, fin quando lo vorrai.