martedì 6 marzo 2012

Presto

E' che sono a bagno nell'Amore Vero.

Riconoscente di tutto, di un parto perfetto, di ogni singolo gesto e parola che l'hanno reso possibile. E' stato bello darti alla luce.

A mollo nei ricordi in cui voglio indugiare, perché è presto per andare oltre, per dimenticare.
Vorrei trattenere qui con me tutti gli istanti di quando sei nata, piccola Margherita, e di questi giorni lenti in cui siamo ancora molto di quel corpo unico che siamo state.

Sono grata di queste sensazioni, anche di quelle che provocano piccole fitte di nostalgia e dolore, perché sono le pietre del nostro percorso, e scavano solchi che ci daranno equilibrio da ora in poi.

E' che sono immersa nei colori chiari di una stanza in penombra, in una luce tenue che cancella il confine tra dentro e fuori, e tutto si mescola, si amalgama, facendo di me e di te un nucleo quasi magico di empatia, comunione, che privo di confini copre distanze e strade, e scavalca edifici.

martedì 28 febbraio 2012

Margherita

E'successo che venerdì, dopo aver scritto e pubblicato questo post, mi sono alzata dalla sedia e mi si sono rotte le acque.
:)

Erano le due e un quarto del pomeriggio, alle otto di sera è nata Margherita.

Stiamo bene, e non vediamo l'ora di tornare qui con più calma...

Grazie a tutte delle parole di amicizia, degli interessamenti in via pubblica e privata, dei pensieri.

venerdì 24 febbraio 2012

Nasci

A quasi 39 settimane siamo sempre qui, con poco liquido amniotico come sentenza dall'ultima ecografia e la prospettiva, se non si nasce entro 7 giorni, di indurre il parto. Cosa che una come me non gradisce troppo, ma vediamo.
Nanetta in agitazione, io combattuta tra la voglia di muovermi senza sosta, ché di star ferma non mi va e vorrei dare segnali inequivocabili che è ora di farsi conoscere, e quella di stare a letto a leggere tutti i libri che sto scaricando compulsivamente sul kindle.
Io mi interrogo su cosa sia che decide per noi che ora e solo ora siamo pronti ad accoglierti o che tu sei pronta a venire al mondo, piccoletta mia.
Mi domando cosa sarà tenerti tra le braccia. Non vorrei pensarci troppo, per non emozionarmi a dismisura e per non iniziare il giro infinito di domande senza risposta, ma poi inevitabilmente mi chiedo come stai e se sto facendo abbastanza per noi e... sai, imparerai a conoscermi.

Se penso all'amore, so cosa dire.
Se penso alla famiglia, inizio ad imparare qualcosa.
Se mi chiedo cos'è essere madre, ho presente tuo fratello che mi cerca al mattino presto per stringermi forte ancora nel sonno, ma da qualche tempo, bambina mia, io penso anche a te.

venerdì 17 febbraio 2012

Tutto immobile o tutto in movimento

Stasera arriva la nonna, grazie al cielo.
Abbiamo il surrogato di fiocco nascita dipinto da me e che, devo dirlo, è venuto carino carino...
Nella borsa dell'ospedale abbiamo tutto tranne la vestaglia, che pare impossibile trovarne una senza inutili fronzoli e soprattutto non di pile...
Abbiamo la carrozzina lavata e già corredata di lenzuola (bianche! bianche, non rosa, mi sono ribellata al rosa!) e copertina.
Abbiamo pupone che prima di addormentarsi chiede se anche "a bimba" sta facendo la nanna e poi dà i baci alla pancia e le "cocche" alla sorellina.
Abbiamo il responso della ginecologa che tre giorni fa ha pronosticato una nascita entro sette, dieci giorni.
Abbiamo i nervi stanchi e dormiamo poco, e una strisciante tensione ma tantissima voglia di sentire quei "prodromi" inconfondibili e sussurrare al papà "ci siamo, andiamo" e uscire di casa emozionata e concentrata.
Ho voglia anche di stare a sentirla questa pancia, ancora per i pochi giorni che resterà ripiena com'è, perché poi si sgonfierà e spargerà ovunque nel mondo il suo carico d'amore infinito, che non sarà più solo mio.

E abbiamo coraggio e forza, paura di bambina e lacrime in tasca per tutto quello che ci aspetta. Ho tanta, tantissima voglia di un segnale da mia mamma, che mi guarda e sta pensando che ci assomigliamo proprio tanto, tanto, ora siamo proprio uguali.

lunedì 13 febbraio 2012

37 settimane - nel dubbio, lavati i capelli

Nel mio parco immaginifico relativo alla gravidanza, 37 settimane segnano il confine tra il periodo della gravidanza in cui aspetti più o meno placidamente e quello in cui Ogni Momento E' Buono.
Quando poi in pancia tieni una vitella che un mese fa si è piazzata avanti di 4 settimane nella crescita, per giunta la secondogenita e per giunta femmina (pare che tendano ad anticipare, oh, quant'è vero! non è forse così? non è forse vero che le donne se c'è da prepararsi a qualcosa, un viaggio, un'esperienza, facciamo tutto subito, mentre gli uomini ci guardano dal divano e bofonchiano: ma insomma, che fretta c'è?), 37 settimane diventano un traguardo significativo.
A giorni vado dalla ginecologa a vedere come siamo messe la nana ed io, comunque al momento non si avverte alcunchè di allarmante.
Però sono entrata a pieno titolo nella fase "sono pronta?": se mi attardo un istante di troppo ad osservare le radici dei mie capelli chiedendomi se fare uno shampoo prima di andare a letto o la mattina dopo, lo faccio prima di andare a letto, che già il travaglio e il dopo parto hanno il loro carico da novanta, ci mancano solo i capelli unti.
La diretta conseguenza, una volta che si imbocca questa strada, è osservare con cipiglio critico lo stato della propria depilazione e, dopo aver sommessamente rinunciato tra sè e sè a quella dell'inguine (a meno che non si vada alla cieca, come ho fatto finora con vi giuro non so quali risultati visibili a distanza ostetrica-partoriente), avviare le pratiche per quella delle gambe.

Perchè il mantra è ormai, inesorabilmente, Ogni Momento E' Buono, perciò, fatti trovare pronta.
Non lo so mica, ovviamente, se sono veramente pronta. Ma già andare a letto con i capelli puliti e la borsa dell'ospedale pronta nell'armadio fa la differenza.

lunedì 6 febbraio 2012

Cose che mi ci vorrebbero davvero, ma davvero

- uno spazzaneve e uno spargisale;
- una piega ai capelli come non ne vedo da mesi;
- un'iniezione di energia;
- una governante barra tata barra ancora di salvezza;
- un pavimento pelvico degno di questo nome.......;
- un libro pieno di idee gioco per bimbi di due anni ipercinetici e a rischio dipendenza da tv rinchiusi in casa;
- qualcuno che faccia le ultime analisi pre-parto al posto mio;
- la certezza che la nana non deciderà di nascere prima dell'arrivo della nonna tra dieci giorni, che sennò son risate.

Vorrei postare foto su foto di roma nord innevata, dei vicini di casa che spalano neve in maniche corte per liberare le strade, dei rami degli alberi in mezzo alla via, e della mia faccia quando venerdì ci siamo accorti di essere rimasti senz'acqua (poi tornata), o dell'unico alimentari aperto ieri nella mia zona, quello di cibo cingalese, preso d'assalto dalle matrone romane, me compresa, che sono tornata a casa con spaghetti di soia, riso basmati e cacao dello sri lanka.
Ma ovviamente non le ho.

Dai che ce la faccio.

mercoledì 1 febbraio 2012

Il "coraggio" di figliare ancora: l'importanza dell'esperienza e dell'ottimismo

Mi domando spesso come sarà tra un mesetto o giù di lì.
Mentre tutti o quasi i parenti/amici/conoscenti fanno a gara, senza malignità, a dire che sono coraggiosa, che io e il papà siamo due eroi della procreazione ravvicinata, che Dio solo sa cosa ci aspetta, io me la godo abbastanza e mi beo nella mia forse inappropriata relativa tranquillità.
Se ripenso alle prime settimane ma anche ai primi mesi con pupone, e anche a tutte le prime cose che ci aspettano con lui, mi viene in mante un solo fattore di panico: il Nuovo, lo Sconosciuto.
Tornare a casa dall'ospedale con questo cosino minuscolo e misterioso.
Svegliarci di notte coi suoi pianti apparentemente immotivati.
L'allattamento, scaturente da un nebuloso processo fisico-psichico, e il suo corredo di intoppi.
Lo svezzamento, idem.
E via dicendo.
Ogni gradino conquistato, ogni esperienza conclusasi positivamente, li abbiamo dovuti solo ad una cosa: l'esperienza.
Esperienza nel maneggiare l'oscuro fagottino e la sua attrezzatura, esperienza nell'ascoltare la sua voce e il suo pianto, esperienza nel destreggiarsi tra ore di sonno perse e svaghi messi da parte per far posto a lui, esperienza nel gestire i piccoli e meno piccoli inconvenienti senza piombare nel panico cupo o, semmai, riemergendone subito.

Quando è nato pupone, non eravamo genitori, c'è poco da fare. Io forse, anzi sicuramente, ero già madre, biologicamente parlando, ma la nostra competenza era zero.
Ora, ora siamo genitori.
Ciò che il secondo figlio ha in meno del primo è probabilmente lo stupore, la meraviglia, l'estasi contemplativa dei primi giorni, le risatine isteriche di fronte a smorfie e versetti. Ma, a pareggiare i conti, arriva la calma, la serenità, certo relative perché pur sempre di una persona diversa di parla, la, appunto, competenza.

Di fronte allo sbigottimento un po' superficiale di chi sgrana gli occhi e ci dice (ancora!) che siamo stati coraggiosi a voler fare un altro bimbo con un nemmeno duenne per casa, sinceramente mi viene da sorridere. Certo, ci sono genitori di figli impossibili che ne hanno passate di tutti i colori e che si ritengono perciò a buon diritto traumatizzati e provati psicologicamente, ma a parte costoro c'è una grande tendenza, mi pare di notare, (al di là di tutte le considerazioni comprensibilissime sulla possibilità reale di mantenerli, occuparsene, gestirli) a ritenere il fatto di fare figli come una cosa eccezionale, che fa un po' paura, ben lontana dal naturale istinto umano.

Sembra più normale dire "oddio non ce la farei mai". E' sicuramente molto più accettabile per l'interlocutore, che ritiene di avere davanti una persona moderna che pensa giustamente a se stessa e al proprio equilibrio, invece che gettarsi a capofitto in un'esperienza così "devastante" e totalizzante.

Invece io, da brava esaltata, continuo a ripetermi che il più l'abbiamo fatto con pupone, e che tutto andrà come deve andare. Troppo ottimismo?
Ma, se pure fosse così, cioè che siamo troppo ottimisti, non è sempre meglio che crogiolarsi nell'ansia, nelle preoccupazioni per ogni singolo dettaglio?
Non so, chi è meno matto?

mercoledì 18 gennaio 2012

Di reggiseni, dermatiti, terrible twos.


Ovviamente quel giorno in cui hai dimenticato di mettere il reggiseno hai la visita cardiologica e devi stare venti minuti a capezzoli (è corretto scrivere capezzoli??) al vento con l'infermiere imbarazzato che ti riempie di elettrodi.
Ovviamente, quel giorno lì, a fare la visita cardiologica c'è un cardiologo e, appunto, un infermiere, insomma due maschi.

Ovviamente se per una notte la sciatalgia ti dà tregua, ti viene la dermatite da contatto e passi la notte in questione a grattarti e a stramaledire il detersivo per i piatti/il guanto in lattice/chissà cosa diavolo d'altro.

Ovviamente esci con pupone per comprarti la cremina (che poi non servirà a niente) in farmacia e per rinfrancarti con due acquisti in super saldi per i tuoi figli (non per te, eh!) e pupone per un'inezia che era proprio un'inezia (un giocattolo pure bruttissimo che voleva con tutto se stesso e non gli hai comprato, più per una dimostrazione di economia e buona educazione che altro) attacca a buttarsi per terra, battere i pugni sul marciapiede, gridare a pieni polmoni con tutto il moccio che esce e gli imbratta la sciarpa e il giubbottino, tentare la fuga per ricongiungersi in uno schianto alla vetrina del negozio dove è rimasto il suddetto giocattolo.

Ovviamente, quelli lì sono i giorni in cui il Papà ha assai da lavorare e non torna a casa prima delle nove.
E si riaffaccia la sciatalgia.

Sto pensando bramosamente ai due giorni e mezzo che passerò in ospedale quando nascerà la nanetta, imbottita di endorfine, amore materno e tachipirina per i punti, disturbata solo negli orari di visita e con la contemplazione di mia figlia come unico scopo immediato nella vita.

mercoledì 11 gennaio 2012

Quasi 33 settimane: i dubbi e il senso dell'attesa

Le nostre vacanze sono trascorse e tra partenze, gite al pronto soccorso (ancora? ebbene sì), ritorni, ospitate, ho perso tutte le occasioni per fare gli auguri e per esprimere i miei buoni propositi per l'anno nuovo...ci lasciamo alle spalle un ricco 2011, trascorso in fretta proprio perchè denso, densissimo di novità, e me ne accorgo solo ora che ci ripenso, a posteriori, a quanto tempo è passato portando con sè tutto quello che ha portato.
Siamo nel 2012, e tutto sta per cominciare. mancano meno di due mesi all'arrivo della nanetta, e io sono nel pieno della sindrome di accudimento del nido, nel pieno dei fastidi da terzo trimestre, nel pienissimo degli esami pre-parto. la notte la aspetto come una manna e poi non dormo, tutto fa male come chi è già stata incinta sa bene. ma con che coraggio lamentarsi?? non è che mi lamento, a volte il dolore e la stanchezza sono davvero fastidiosi e disfunzionali, e sommati alle cose da fare mi rendono impossibile rilassarmi e pensare a me stessa, allora escono fuori in parole e sospiri che giuro non riesco a trattenere...

per pensare ai progetti da realizzare, che mi galvanizzano, ho comprato l'occorrente per un fiocco nascita meraviglioso che non avrà nulla a che fare col punto croce, ho quasi ultimato il guardaroba primi mesi della piccoletta, ho iniziato la delirante opera di riorganizzazione degli spazi di casa, (il tutto, vogliamo dirlo?, con un pupo di ventidue mesi in piena fase No!, Mio! Io!)

eh sì, pupone... non posso parlare di lui adesso, ha bisogno di uno spazio suo, più avanti, con più calma.

e mentre la pancia si fa ogni giorno più importante e la gente per strada mi guarda con rispetto, io penso a quello che ci sta per succedere e mi emoziono ogni volta. questa bambina, al momento, oltre al nome e al guardaroba quasi pronto non ha molto, devo ammetterlo. non ha uno spazio tutto suo nella mia testa, un momento nella giornata in cui possa davvero pensare solo a lei e a come sarà per me essere sua madre e, soprattutto, per lei essere mia figlia. ha qualche addobbo per quello che sarà lo spazietto di casa che le dedicheremo, ma non ha quella fetta enorme di cuore che pupone aveva già molto prima di nascere, e di questo mi pento e mi dispiaccio tanto. mi dico che è perché pupone è ancora troppo piccolo, minimamente autosufficiente, e io troppo inesperta ancora, troppo stanca, e molto, troppo sola nell'affrontare tutto, ora che più che mai mi manca l'appoggio tangibile, quotidiano, della mia famiglia lontana.
però la parte migliore di me sa, sa, che appena nata la guarderò e capirò tutto, e questa lunga attesa acquisterà in un istante il suo senso ai miei occhi, e saprò farle spazio senza toglierne al fratello, perché farebbe star male lui, me, lei.

insomma, c'è tempo per organizzarsi, ancora, e per pensare alla futura vita in quattro. penso alla primavera che arriverà poco dopo la sua nascita, penso al via vai di amici e parenti che ci sarà nelle prime settimane, portando calore, presenza concreta, aiuto, allegria, e mi dico che ce la faremo, ce la farò.

questa gravidanza si sta rivelando una faticosa scalata, ma il paesaggio intorno è talmente mozzafiato che compensa la stanchezza, e i crampi alle gambe.
e io ogni tanto, come consumata esploratrice, mi fermo tra una roccia impervia e un sentiero scivoloso, mi asciugo il sudore dalla fronte e sento la natura parlarmi e dirmi che tutto andrà bene, che la meta da raggiungere merita lo spaesamento di adesso, e che l'amore che ci univa a valle, in cima sarà moltiplicato.

giovedì 22 dicembre 2011

Panzutissima e coi capelli corti

Chi mi conosce lo sa. Io arrivo, vado via, sparisco, torno. a volte ci sono, fisicamente, ma la testa, il cuore, sono altrove.
questo mio povero blog lo sa, ormai. vorrei che fosse un posto più mio, un rifugio, invece a tratti diventa un parcheggio per pensieri inespressi, per post mai pubblicati.
però ci sono sempre, solo più distante, più assorta.
oggi trovo il momento e la concentrazione per lasciare una traccia, oggi che la casa è stranamente vuota dopo il turbinìo degli ultimi giorni, con ancora mille regali da comprare e un vento gelido fuori, e pupone col moccolo al naso che mi chiede pietà, almeno stamattina, pietà non portarmi per negozi almeno stamattina.

siamo a quasi 30 settimane, a una pancia per alcuni grande, per altri piccola, per me semplicemente "piena", piena di vita, di fatica, di amore e pulsazioni e sospiri.
quando questa mia seconda gravidanza è iniziata, in qualche modo, da qualche parte dentro di me pensavo che non ce l'avrei fatta. mi sembrava troppo assurdo, troppo incredibile, "troppo". poi le settimane sono passate, sei, dieci, quindici, venti, ventidue, e ora trenta, le nausee se ne sono andate, la stanchezza e l'appetito sono aumentati, ho tagliato i capelli (molto tagliato), e oggi mi sono guardata di sfuggita allo specchio e ho visto una donna (ragazza?) panzutissima coi capelli molto corti per una abituata a usarli come sciarpa, e con una bambina dentro, che anche se non si vede secondo me invece sì che si vede, è così evidente che lì dentro c'è una femmina, nient'altro che una femmina, si vede da come sono io, dai miei occhi, da come mi vesto.
non so.

pupone ha quasi ventidue mesi, parlotta, non vuole più, e dico più, stare sul passeggino, e ha imparato da poche settimane a dire "sì", che sembra poca cosa ma per chi come me era abituato a sentirgli rispondere "no" anche quando voleva dire sì è un bel traguardo :)
ultimamente è spesso malaticcio, però si riprende in fretta. ci facciamo un sacco di "cocche" (coccole), e se qualche volta discutiamo con veemenza poi facciamo pace dandoci baci e abbracci a volontà.

penso sempre, sempre a come faremo quando la sorellina sarà nata, e in tutta franchezza devo dire che non lo so. ma altrettanto lucidamente e francamente so che faremo, giorno dopo giorno, aggiustamento dopo aggiustamento, troveremo il modo, sicuramente. per forza, insomma.

domani o dopodomani partiremo per trascorrere il natale coi nonni, i miei suoceri, quest'anno non saremo coi miei e sento già la nostalgia, ma tutto deve trovare il suo spazio, la mia gravidanza, la mia bambina che scalcia, e anche questa nostra nuova famiglia che cresce e si allarga e ci chiede di esserci anche dove non avremmo pensato, ad esempio lontana dai miei a natale, però con una famiglia che mi accoglie come una figlia.

ecco qua.

per il resto va tutto bene anche se non va tutto davvero bene, insomma, ci sono cose che per quanto ci provi non riesco a migliorare, ma con le quali so convivere, grazie al cielo.
mi sento al contempo ferma e in costante movimento, risucchiata da una forza più grande di me, la vita, la Vita mi viene incontro ogni giorno e io la accolgo come posso, grata e disponibile ai cambiamenti.
perchè so che è tutto un dono, e non voglio perdermi niente per colpa della mia ansia di sapere tutto prima.